Oltre alle dichiarazioni ai microfoni di DAZN (clicca QUI per leggerle), il Presidente del Genoa, Alberto Zangrillo, è intervenuto anche in conferenza stampa dallo stadio “Maradona”. Queste sono state le sue parole.

Proiettandosi alla prossima stagione, cosa bisogna fare per migliorare?

“Quello che so per quanto riguarda il mio ruolo è di continuare a essere garante di quei principi che miniano convinto a rivestire questo ruolo. I principi dell’onestà, della sportività, i principi che devono assolutamente tenere conto di una realtà, quella del Genoa, che è particolare ma è un grande brand con un grande pubblico. Dovremo cercare di colmare quel gap drammaticamente evidente tra i valori di chi ci sostiene e i valori tecnici nostri, me per primo”. 

Come si fa adesso a chiudere questa stagione? Con quale testa si può iniziare a programmare la prossima stagione per la quale bisognerà organizzarsi per poter competere ai massimi?

“Il fatto che ci sia qui io è perché voglio assumermi tutte le responsabilità del fatto che noi, società Genoa, abbiamo il dovere – non avendo più alibi nel passaggio da una società all’altra – di costruire un futuro in modo pensato, ragionevole, razionale, in modo che tutti gli ingredienti ci portino a un risultato che avvicini il risultato finale a quello che ci chiede la nostra gente. Oggi sono veramente affranto, mi sento di chiedere scusa ai nostri tifosi per gli sforzi che hanno fatto. So che non è facile pagare 35 euro per entrare in questo meraviglioso stadio sommati a quanto costa una trasferta, anche in termini non solo economici. Abbiamo affrontato una grande squadra, nessuno ci ha fatto sconti e ciò risponde alle regole dell’onestà e della trasparenza, valori cui dobbiamo essere fedeli interpreti, perlomeno da quando ci sono io. Non ci sono state torte, si è celebrato un grande campione che lascia il campionato italiano e siamo venuti a giocarcela. È andata come è andata perché il divario tecnico tra Genoa e Napoli è un divario evidente ed è quello che dobbiamo colmare”. 

Negli ultimi mesi si è visto un Genoa differente, con tanti giovani che avete lanciato in varie zone del campo. In vista dell’anno prossimo in Serie B quanto sarà importante ripartire dai giovani e dalla guida di Blessin?

“Alla fine contano la solidità, il progetto vero e riproducibile. I nomi non contano nulla, i giovani non contano nulla. Bisogna che questi giovani, per non bruciarli, facciano parte di un progetto pensato. Oggi è successo che qualcuno ci ha detto “sì, è vero. Hai fatto quello che hai fatto, ma non sei sufficiente per competere a questi livelli. Se vuoi continuare a competere con noi, adeguati”. Alla fine bisogna farlo consapevoli di aver fatto il massimo. Come società abbiamo una serie di alibi cui io non mi richiamo perché non è giusto e non mi richiamo a loro perché, come amo fare nella mia vita di tutti i giorni, amo richiamarmi a quei valori e principi che non rendono tutto una barzelletta. Non è questione di stranieri, di giovani o meno giovani, ma questione di essere credibili nel nostro progetto. Allora a quel punto posso andare davanti alla Gradinata Nord a prendermi i fischi che merito, altrimenti è meglio che me ne vada”.

“Per legare i tifosi alla squadra, devi essere credibile. Se io racconto delle balle ai parenti del mio malato che sta morendo, prima o poi faccio una brutta fine. Sono abituato a non fare il buffone nella vita. I tifosi ci hanno concesso un credito enorme che è durato a partire da un terzo di campionato. Lo abbiamo esaurito. Lo ho esaurito io, lo ha esaurito la proprietà, lo hanno esaurito i dirigenti, la società, i calciatori. Tutti quanti. E io parlo a nome di tutti”. 

Cosa c’è nelle mie parole? In un certo senso, che questo atto doloroso capiti a Napoli è in qualche modo un segno. Siamo molto amici con la società del Napoli, la nostra tifoseria è amica di quella del Napoli. E oggi, siccome i nostri calciatori avevano bisogno di un clima non ostile, ho sperato che ci fosse una sorta di cambiamento in corso. E devo dire che il tifoso vero del Napoli ha capito la nostra sofferenza, il nostro dramma. Il calcio è fatto di persone che vanno in campo, ma soprattutto da chi ci guarda. A loro dobbiamo dimostrare credibilità, altrimenti non ci vengono più a guardare. Noi ultimamente abbiamo fatto poco per richiamare i nostri tifosi, e ciononostante sono venuti. È un grandissimo monito che dobbiamo saper cogliere. Oggi in fondo sono contento che sia accaduto qua perché sento Napoli nel mio cuore e sono sicuro che il sodalizio tra Napoli e Genova risorgerà. Oggi è giusto che sia andata così: si è vista una squadra forte che ha avuto rispetto di noi, come noi del Napoli. Oggi ho imparato delle cose in più per il bene del calcio, del Genoa e dello sport”. 


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