Molti genoani domenica scorsa, dopo aver subito il secondo gol da un Cagliari non certo irresistibile, hanno smesso di guardare la partita e io sono stato uno di questi, ma mister Ballardini con le sue sostituzioni e la squadra ha ritrovato d’incanto lo spirito battagliero e un buon gioco d’insieme, ribaltando il risultato in 25 minuti. Il Genoa è così ritornato dalla Sardegna con tre punti importanti per la classifica, per la fiducia e l’autostima. Oggi a Marassi è di scena la Fiorentina di Vincenzo Italiano, mister giovane con idee chiare e molto preparato.

Uno sguardo d’insieme sull’avversario di oggi.

Nella stagione scorsa Italiano è stato il vero artefice della salvezza dello Spezia e in precedenza era stato molto vicino ai colori rossoblu. La sua Fiorentina gioca un calcio propositivo ed organizzato, nulla è lasciato al caso e molte giocate sono frutto del lavoro svolto in settimana. I gigliati scendono in campo con il 4-3-3, preferiscono costruire dal basso, e quando è possibile farlo optano per il lancio lungo su Vlahovic centravanti giovane in crescita esponenziale per valore e rendimento.  Il serbo è bravo nell’ attaccare la profondità e anche nella protezione della palla.

L’analisi reparto per reparto. Partiamo dalla difesa.

Dragowski,  il portiere, rientra dopo un turno di squalifica,  occasione in cui è stato ben sostituito da Terracciano.  Il numero 1 polacco ha una fisicità importante, è reattivo e svelto tra i pali, però non irreprensibile con il pallone tra piedi. È capace di parate incredibili e di errori da matita rossa. Odriozola, Milenkovic, Martinez Quarta e Biraghi formano la linea a quattro. Odriozola e Biraghi sono gli esterni bassi. Lo spagnolo agisce sulla fascia destra: arrivato in prestito dal Real Madrid è giocatore di gamba e con facilità di corsa. Molto propenso al gioco offensivo, ama dialogare con i compagni e sovrapporsi all’ esterno offensivo davanti a lui. Biraghi, sulla fascia opposta, è in possesso di un buon piede sinistro con cui disegna cross a volte molto insidiosi. Esperto e dal rendimento sicuro, nella sua carriera ha vissuto momenti buoni ad altri meno buoni. Sia Biraghi sia Odriozola difficilmente gettano via la palla ed hanno una buona tecnica individuale. Milenkovic e Martinez Quarta sono i due centrali difensivi. Milenkovic, munito di ottima fisicità, è molto bravo nel gioco aereo e tatticamente intelligente. Non ha una disprezzabile la tecnica di base, è pericoloso negli inserimenti sulle palle ferme, in fase di calciomercato è stato richiesto da club europei di prima fascia. Martinez Quarta, argentino arrivato in riva all’Arno a metà campionato dello scorso anno, è rapido e cattivo, ha  buona tecnica, ma a volte si fa coinvolgere troppo e perde lucidità.

Il centrocampo.

Bonaventura, Torreira e Castrovilli formano un reparto che fa della qualità delle giocate il suo punto di forza, soprattutto con le due mezzali di parte sempre pronte a proporsi e a costruire gioco. Bonaventura è intelligente e ha piedi buoni, capacità di inserimento e di lettura tattica le sue doti migliori, in più possiede  un ottimo tiro da fuori area. Castrovilli, l’altra mezzala di parte, è bravo nel fraseggio e nella distribuzione della palla, ha dribbling e facilità di palleggio, è imprevedibile e pericoloso. Torreira è il metodista, staziona davanti alla difesa e agisce come recuperatore di palloni. Non sta mai fermo e difficilmente tocca la palla più di tre volte. Non ha una fisicità importante, ma compensa con una elevata rapidità.

L’attacco.

Callejon, Vlahovic e Nico Gonzalez sono le tre punte. Callejon, ex Napoli da anni in Italia, è un esterno offensivo con un ‘ottima tecnica di base e una smisurata intelligenza tattica, pericolosi i suoi tagli verso il centro e quelli sul secondo palo. Gonzalez, argentino ex Stoccarda che gioca sulla fascia sinistra, è veloce, imprevedibile, bravo nel dribbling e nell’ uno contro uno, se possibile va sempre raddoppiato. Vlahovic  è il terminale offensivo, il bomber nonché rigorista della squadra; al fisico da corazziere abbina un sinistro sontuoso, ha buona tecnica ed è abile nel gioco aereo.

Come si comportano sulle palle inattive?

In fase difensiva sui corner marcano ad uomo, sulle punizioni laterali si schierano a zona e sono tutti attenti e concentrati, anche Vlahovic retrocede per dare manforte. In attacco i calci d’angolo sono calciati da Biraghi, Callejon e Castrovilli oppure i viola fanno il gioco a due per muovere i difensori avversari. Milenkovic, che molte volte è risultato decisivo, e Martinez Quarta salgono per colpire. Vlahovic.  Gonzalez e Bonaventura sono gli altri incursori. Le punizioni dal limite sono calciate da Biraghi  Bonaventura e Castrovilli, che a volta eseguono schemi preparati in settimana.

In conclusione?

La Viola è una squadra in buona forma e una settimana fa ha vinto con merito in casa dell’ Atalanta. Ha principi di gioco molto simili allo Spezia della scorsa stagione, ma la qualità degli interpreti è diversa. Questa Fiorentina preferisce comandare il gioco, può essere messa in difficoltà togliendole l’iniziativa e costringendo i suoi giocatori a correre all’ indietro. Ci vorrà un Genoa come quello visto a Cagliari nella seconda parte di partita, non tanto per la disposizione tattica, ma per l’atteggiamento. Prendere un ceffone e poi reagire non è sempre la scelta giusta, non tutti gli avversari sono come il Cagliari di domenica scorsa. Infatti in settimana Leonardo Semplici è stato esonerato.

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Sono nato a Genova il 10 gennaio 1964. Ho fatto tutto il settore giovanile nel Genoa: 3 anni di primavera, esordio in serie A in Genoa -Napoli nel 1983. Poi esperienze nel Carbonia, Omegna, Casale e Mondovì in Serie C2; poi Dilettante in squadre della provincia di Genova. Un grave infortunio al ginocchio destro mi ha condizionato per tutta la carriera. Quattro operazioni. Una volta terminato di giocare ho iniziato a fare l’allenatore, prima nelle giovanili rossoblu e successivamente per 10 stagioni sulle panchine di Arenzano (il mio paese d’origine), Cogoleto, Lagaccio, Molassana e Pegliese. Infine, la sclerosi multipla è avanzata e ho dovuto abbandonare la panchina motivo per cui ho fatto per tre anni il direttore sportivo. Ora voglio fare solo lo spettatore e il tifoso. Nel 2014 la T.O mi ha premiato come tifoso rossoblu dell’anno, cosa di cui vado molto, molto orgoglioso.