Salvatore Sirigu si è presentato quest’oggi nelle vesti di nuovo giocatore del Genoa. Il portiere 34enne, il cui arrivo (dopo la risoluzione contrattuale con il Torino) in maglia rossoblu è stato confermato questa mattina da una nota ufficiale, è fresco vincitore dell’Europeo con la maglia dell’Italia come vice Donnarumma. Perché Sirigu ha scelto il Genoa? “Le scelte fanno parte della nostra vita e della nostra carriera, a questo punto della mia vivo molto di sensazioni, stimoli e motivazioni. Sinceramente quel che mi ha dato la spinta più grande è stato il fatto che mi sono sentito apprezzato, ben voluto, ricercato. Sono sempre cose che fanno piacere. Non è stata una scelta di comodo per me e per la società, accettare questa proposta è stato giusto e arrivava da una squadra storica, importante. Continuare sulla scia della grande tradizione, con squadre storiche, dà un tocco di colore in più alla mia carriera e ne vado fiero, orgoglioso”.

Sirigu indosserà la maglia numero 57: “La verità è che non ho quasi mai scelto il numero di maglia ma c’è sempre stato un meeting con i miei due fratelli e mia sorella. Ieri gli ho chiesto di dirmi la loro e hanno scelto il 57 perché è il numero del civico della casetta in Sardegna dove siamo cresciuti. In più mia sorella ha aggiunto che 5+7 fa 12 che è il giorno del mio compleanno a gennaio. Così come per il Torino, quando scelsero il 39, loro hanno scelto il 57. Hanno deciso loro per me e a me va bene così”.

Hai fatto il vice di Donnarumma durante questo Europeo: ora è al PSG. I portieri italiani in Serie A rimangono sempre meno: come analizzi questo fatto?

“Di portieri italiani bravi ce ne sono tanti, in Serie A abbiamo perso un portiere importante come Donnarumma che però sta andando in una squadra altrettanto forte e importante: penso sia un upgrade importante per lui”. 

In questa bellissima cavalcata dell’Europeo, una delle immagini più belle sono stati i racconti dei tuoi compagni su quanto sei stato importante nello spogliatoio. Ma sei un portiere della Nazionale importante nell’ultimo decennio. Ora arrivi in una piazza dove c’è da lottare: vuoi dimostrare che puoi giocarti le tue carte per il prossimo Mondiale in Qatar nel 2022?

“Arrivare a giocare fino a 40 anni? Ci metterei la firma. Sicuramente ho voglia di ripartire da qui, non tanto di dimostrare agli altri quanto a me stesso di essere un portiere importante. Questo è innegabile: qualsiasi professionista con un minimo di ambizione credo che punti a questo. Il Genoa è una squadra affascinante e poter lottare per questa maglia mi dà uno stimolo importante per affrontare il campionato nel migliore dei modi. Tra un anno c’è il Mondiale ed è normale che uno ci pensi, ma non sono abituato a parlare prima: voglio solo confermarmi e vivere quest’esperienza in maniera libera, con il sorriso sulle labbra. Vivendo il mio lavoro con tantissima professionalità in una società con persone che ti permettono di lavorare nel migliore dei modi, persone che conosco e che stimo da anni. Potrò lavorare su aspetti fisici, mentali e anche tattici”.

Ci ha messo tanto ad accettare la proposta del Genoa oppure no? E cosa si aspetta da questa stagione col Genoa, che parte dall’obiettivo della salvezza?

“Da quando ho cominciato a parlare con le persone qui mi viene detto che siamo una squadra un po’ ridimensionata. Per ora ho conosciuto persone pragmatiche, che non hanno fatto voli pindarici ma hanno cercato di tenersi bassi. È una cosa che apprezzo perché l’anno scorso è stato un campionato difficile un po’ per tutti. Questo campionato credo non si sia ancora normalizzato e quindi si debba partire un po’ più umili del normale: giocare senza pubblico, con tutti i problemi derivati dal Covid, è stato complicato e diverso per tutte le squadre. Partiamo da qui e speriamo sia una stagione buona”. 

Lei ha detto che c’è sempre modo di migliorare: rispetto a un mese fa, prima della vittoria dell’Europeo, come è cambiato Sirigu? E cosa questa vittoria ha dato a Salvatore Sirigu?

“Sono una persona più felice, questo sicuramente. Magari prima ero un po’ più ombroso, anche se posso assicurarvi che in privato sono anche abbastanza divertente. Dopo tutte le difficoltà vissute, i ripetuti isolamenti, poter vivere questa esperienza – finalmente con i tifosi – e poter tornare in Italia vedendo la soddisfazione del paese mi ha reso davvero felice. Vedere quest’aria di gioia e felicità in giro dopo più di un anno buio per me è stato fondamentale e mi ha ridato il sorriso. Oggi forse sono un po’ più felice e sereno”. 

Ci sono analogie, sulla carta, tra le stagioni col Torino da leader e quella che si aprirà al Genoa?

“Credo che ogni squadra sia un’avventura diversa. Si ricomincia da zero, anche se resta innegabile che il Torino sia una squadra in cui ho lasciato il cuore e tanti amici. Non lo rinnego e non lo rinnegherò: probabilmente quando guarderò indietro e vedrò di aver giocato in squadre con storia e tradizione di primordine come Torino e Genoa sarò felice”. 

Tornando sul Torino, visto che Belotti è un po’ al bivio per cambiare strada. Che consiglio gli daresti?

“Con Belotti ho parlato diverse volte e non posso permettermi di dargli consigli sul rimanere o sull’andare via. Gli ho sempre consigliato di essere felice e non prendersi troppe responsabilità sulle spalle, peso che sentiva anche l’anno scorso. Lui è un ragazzo molto buone e questo gli ha creato dei problemi come capitato a me. Deve fare quello che si sente, se vuole restare al Torino deve restare: tutti ne conoscono la bontà d’animo e non deve niente a nessuno. Saprà sbrogliare questa situazione”.

Cosa puoi dare tu, con la tua esperienza, ad uno spogliatoio del Genoa che si prefigura essere molto giovane quest’anno?

“Cercherò di fare quel che ho sempre fatto in carriera: dovrò pensare ad essere un professionista esemplare, cosa che mi riesce meglio. Voglio lavorare tanto e bene. Caratterialmente cercherò di essere quel che sono sempre stato: per essere credibili bisogna essere veri. Qualche volta mi incazzerò, qualche volta cercherò di ridere, portare esperienza ai ragazzi più giovani ma sempre con la massima umiltà. Senza mai prevaricare gli altri, magari perché mi chiamo Salvatore Sirigu e ho appena vinto l’Europeo. Mi sento come gli ultimi arrivati, non la prima donna o altro. Io leader? Non mi posso definire leader di uno spogliatoio, al massimo sono i miei compagni che mi definiscono tale. Altrimenti sarei solamente presuntuoso e mi starei prendendo meriti che non mi merito. Se sarò apprezzato per quel che sono bene, altrimenti pazienza”.

Cosa ti aspetti dalle partite vissute al Ferraris: tante le hai vissute da avversario, ora difenderai i pali del Grifone

“Le partite con il Genoa al Ferraris sono sempre state importanti, atmosfere bellissime sin da quando giocavo nel Palermo. Quando ti piace quel che fai dici: oggi me la godo. Sinceramente spero di godermele anche da giocatore del Genoa. Difendere i pali del Genoa con i tifosi allo stadio? Non ci ho pensato perché ancora è troppo presto. Partiamo passo dopo passo, aspettiamo che gli stadi vengano riaperti gradualmente. Ma di una cosa mi sono accorto: non sono una persona che ha sofferto determinati ambienti, ma quando è venuta a mancare la gente allo stadio mi sembrava di giocare partitine di allenamento, senza stimoli, e facevo molta più fatica a calarmi nella parte”. 

Che rapporto hai con Marchetti? 

“Ci conosciamo da tanti anni, abbiamo condiviso tante esperienze in Nazionale. È un ragazzo divertente, un buon elemento nello spogliatoio e l’ho sempre stimato. Con lui ho da sempre un bel rapporto”. 

Hai già parlato con Ballardini? 

“C’è stato un incontro breve ma intenso, questa cosa mi è piaciuta fin da subito”.


Genoa, Shomurodov si presenta alla Roma: “Un enorme passo avanti”