Al termine della gara vinta dal Genoa contro l’Hellas Verona abbiamo chiesto il perché di un’altra stagione con salvezza all’ultimo. Il nostro giro di interviste parte da Pinuccio Brenzini, collega e voce di Radio Nostalgia.

Perché il Genoa, di nuovo e dopo le promesse dello scorso maggio, è arrivato a giocarsi la salvezza all’ultima giornata? Cosa non bisogna assolutamente ripetere in vista dell’anno prossimo?

“Intanto possiamo dire che sono almeno quattro le stagioni che non permettono ai Grifoni nel mondo di vivere vite tranquille. È questa la situazione che non si può accettare. Credo ci possano stare campionati dove le cose non girano nella maniera giusta, campionati che ti portano a rischiare, così come campionati che ti portano magari vicino all’Europa. Questa deve essere la dimensione del Genoa. Non possono esistere 3/4 stagioni dove per il rotto della cuffia non retrocedi, perché lì non c’è solo l’abilità, ma anche un pizzico di fortuna. Non dimentichiamo che la partita di Bologna avrebbe potuto cambiare le sorti di questa stagione: oggi il Lecce ha perso, è vero, ma era conscio che il Genoa stava vincendo per 3-0 dal 44′ del primo tempo. La situazione ha preso la via giusta fin dall’inizio, come avremmo sperato e pregato tutti. E uso il termine “pregare” perché credo di non esagerare: tutti credo lo abbiano fatto perché le cose potessero andare in questi termini.

Ora bisogna cercare di non fare tutto quello che si è fatto in questi 3/4 anni: non programmare le cose nella giusta maniera e soprattutto limitare gli errori. Nel calcio vince chi ne fa meno: non si può dire non fare errori, ma bisogna saperne fare meno possibili. Soprattutto non bisogna sbagliare i tecnici, non tanto i calciatori. Andreazzoli, Thiago Motta, poi finalmente Nicola, di cui ancora non sappiamo con certezza se sarà confermato o meno. Quello che conta è che quando si punta su un tecnico, ci si vada convinti, lo si accontenti, si cerchi di fare una squadra a seconda delle sue direttive e nella maniera giusta, potendo avere il quadro che desidera dipingere.

Il rischio è stato veramente troppo alto, e mi auguro che possa essere un monito, un modo per “spaventare” una dirigenza che sappiamo non avere più molta voglia di proseguire. Sappiamo quanto sia in difficoltà, sappiamo quanto voglia chiudere questa esperienza, ma non trovi qualcuno. Vedremo se ci sarà un rimpasto in società: al momento non abbiamo ancora certezze. Ci auguriamo, se non altro, che la parola “programmazione” – mai stata presa molto in considerazione – possa essere fatta quest’anno. Era stata forse fatta decentemente sui calciatori, molto meno sugli allenatori. Ora si cerchi non sbagliare il tecnico. Che sia Nicola, che sia Maran, che sia Semplici. Chiunque sia, dovrà essere un tecnico che dovrà costruire con la dirigenza la squadra del 2020/21“.


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