Nei primi giorni di questa settimana, il calcio in generale ha cercato aiuti ma non è riuscito a tirare fuori una soluzione per finire o continuare il campionato. Adesso è veramente in ginocchio, dopo la quarantena allungata per adesso fino a dopo Pasqua e con altra sorpresa dentro l’uovo: fino al 4 maggio. Oggi per il calcio sarebbe difficile fare uno scherzo. Anche se  la natura ci ha messo tutto l’impegno, contro il pallone in questo momento sono tutti gli errori del passato che galleggiano sul prato verde.

Dopo 25 giorni di stop non solo del campionato italiano e degli altri europei a seguire, si è capito perché il mondo del pallone e tutti gli organismi che lo comandano non volevano fermarsi anche se il Covid-19 minacciava la vita non solo di quelli fuori dall’harem calcistico. Adesso in ballo la stessa identica condizione, non potendo fermarsi perché il loro mondo viaggia sopra una montagna di debiti spaventosa venuta a galla non riuscendo più a far correre euro con Sky e Dazn, che oltre a  essere stati categorici nel non dare nessun rimborso agli abbonati stanno studiando la formula di non anticipare l’ultima trance alle società, se non si riprenderà, chiedendo  agevolazioni e sconti quando scadranno i contratti nel 2021. La rosea la scorsa settimana con un articolo-studio ha certificato che l’ammontare dei debiti per le squadre di Serie A è di circa 2,5 miliardi. Nessuno ha contestato quell’articolo, da presidenti a società, Lega e FIGC.

I bilanci in attivo sono solamente di 5 squadre: Napoli, Sassuolo, Udinese, Sampdoria, Atalanta  e solo tre non sono indebitate con le banche: Torino, Cagliari e Napoli. Eccetto l’Atalanta, i bilanci confermano che non fanno fare risultati senza organizzazione e programmazione, ma partecipare ai campionati non alla De Coubertin ma quasi. Il calcio italiano in questo momento, si giochi o non si giochi, deve fare una riflessione facendo tesoro degli sbagli. Il primo passare dagli 882 milioni di stipendi lordi del 2015/2016 al miliardo e 360 milioni di questa stagione ai quali bisogna aggiungere che una ricca percentuale incassata dai diritti tv finisce regolarmente nelle tasche dei procuratori-agenti dei calciatori.

Tutto succede perché fra i calciatori negli ultimi anni in pochi hanno cambiato squadra a titolo definitivo e 2/3 dei trasferimenti sono di giocatori svincolati. Tutto ciò  fa il  gioco dei procuratori, che chiedono commissioni più alte. Il proposito di FIFA e UEFA, che avevano annunciato una regolamentazione pronte ad imporre un tetto alle commissioni (si parlava all’inizio dell’anno di un 10% per il trasferimento per il club che vende e il 3% per chi compra e altro 3% per spese e commissioni) è finito in un cassetto spaventato dalle prese di posizione e minacce di Raiola e Jorge Mendes, i re del mercato pronti a fare la guerra con i principi del Foro di tutto il Mondo.

Un passaggio anche sulle plusvalenze dopo il Covid-19 lo dovrebbero fare tutti, non solo dirigenti ma anche tifosi. Sono soldi virtuali, gonfiati e incontestabili sul valore di un calciatore. In  Serie A sono di 717 milioni, che servono solo a tenere in ordine i bilanci e che in questo momento casalingo fanno venire in mente il gioco del Monopoli, ritornato in auge nelle famiglie. I bilanci in ordine, tenuti  anche dalle banche che vantano un miliardo e settecento milioni di debito complessivo del calcio italiano che aumentano con un denso flusso annuale  di interessi. Il calcio in questi giorni sta chiedendo aiuto per il “dopo” non per finire l’attuale campionato non chiedendo soldi ma l’1% delle scommesse da immettere in un fondo per salvarlo; se succederà, sarà importante che venga messo a disposizione per salvare tutto, dalla Serie B fino ai Dilettanti .

Chiesto anche il TotoLega, annunciato presto in un momento difficile e potrebbe essere utilizzato per altri scopi rimettendo in pista il Totocalcio rivedendo la suddivisione del Montepremi. Difficile che le proposte del calcio possano ottenere una risposta in un momento in cui il Covid-19 incomincia a pesare con  gli aiuti, i bonus (con limiti di reddito per professionisti e autonomi) per mangiare tramite pacchi alimentari o buoni spesa , cassa integrazione in deroga. Nessun politico, discutendo da parecchio sui guai del pallone, populista, liberale, democratico, autonomo, ad oggi ci ha messo la faccia per dare una risposta sia negativa che positiva.

Lunedì Alessandro Costacurta, ex Commissario FIGC, ha detto che il calcio è senza attributi. Ha ragione, anche se con gli altri commissari calcistici dopo il crack del Mondiale in Russia non sono stati in grado, può darsi anche provandoci,  di fare qualcosa contro quelli che prendono decisioni nella FIGC e la Lega di Serie A. L’operazione principale degli ex commissari-calciatori del post-Svezia è fallito, non essendo riusciti a convincere il Ministero dello Sport, il CONI a mettere alla guida di FIGC e Lega calcio uomini con gli attributi decisi ad arrivare a conclusioni senza essere frenati dalle solite beghe dei soliti presidenti, che adesso non possono piangere lacrime di coccodrillo.

Anche la puntata sui tagli agli stipendi è diventata una telenovela di scarso valore. La scintilla la dovrebbero e potrebbero  far scattare i dirigenti, funzionari, di Lega e FIGC allargando il portafoglio dei loro lauti compensi, per lo meno a favore del COVID-19. Ieri altra riunione interlocutoria  tra Lega e AIC:  ancora solo proposte senza nessuna risposta. Tutti sono disponibili a sacrifici economici, per adesso solo a parole, e per di più la Serie A è divisa se continuare a giocare o smettere fine a questa “soap opera” continuando a dare colpe al Coronavirus, con la speranza che le castagne dal fuoco le tolgano la FIFA e l’UEFA imponendo di giocare. L’operazione Marshall della FIFA, che ha aperto il suo forziere con 2,5 miliardi di dollari per aiutare il calcio mondiale, ha dato piccoli respiri alle Federazioni. Adesso anche l’UEFA oltre alle chiacchiere dovrà aprire la sua cassaforte. Entrambi i comandanti del calcio mondiale ed europeo si trovano in situazione finanziaria solida e sarà loro dovere aiutare leghe che dovranno garantire con documentazione tangibile un cambio passo importante per il futuro, con incrementi dei settori giovanili e meno sperperi di calciomercato inutili, con rose pletoriche per favori ad amici-procuratori di calciatori che giocano pochi minuti – se giocano – e contratti pluriennali pagati anche senza avere avuto nulla o poco di professionale tecnicamente sul campo.

L’UEFA ad oggi continua  a dichiarare, in ogni intervista del presidente Ceferin, di avere sempre 3 opzioni per portare a termine i campionati e le coppe. L’opzione A, quella di iniziare a metà maggio, è già dietro l’angolo; rimane la B ai primi di giugno, difficile se verranno confermati i tempi cinesi di ripresa dal Virus, e resta in piedi anche quella di fine giugno. Chiaro Ceferin: “Se non ci riusciamo entro quella data (fine giugno) la stagione sarà persa”. Il  pallone caldissimo passerà nelle mani di ogni Lega e Federazione: un fuoco di S.Antonio non gradito da Gravina e il presidente della Lega di Serie A. L’UEFA valuta, oltre a quella del patron del Nizza e della Premier League, spiegate da Alessio Semino su Buoncalcioatutti  ieri nel pomeriggio da valutare nei minimi dettagli, anche di finire la stagione corrente all’inizio della prossima, che incomincerebbe come le scuole di una volta nel mese di ottobre. L’unica certezza di Ceferin ad oggi è di giocare le gare rimanenti di Champions e Europa League non a porte chiuse.

Tutti i problemi elencati erano quelli che non volevano mandare in quarantena il calcio e adesso sono da sfondo o fondo per salvare una stagione, sempre con l’ultima parola che spetta al Coronavirus. Il Pesce d’Aprile non ha più senso. Ormai il calcio a livello dirigenziale mondiale, europeo e nazionale non decidendo nulla, non solo per colpa del Virus, si è preso e ci ha preso in giro da troppo tempo. L’unità di misura è il passato: contare le  riforme efficaci , efficienti, fatte ad oggi.


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