L’antivigilia di SPAL-Genoa è bagnata dalle incessanti piogge che hanno colpito e stanno colpendo la regione Liguria, su cui incombe ormai da ore uno stato di allerta rossa per il maltempo. All’ora di pranzo era fissata la conferenza stampa di Thiago Motta, conferenza che si è tenuta regolarmente tra i saloni di Villa Rostan. Di seguito le dichiarazioni del mister genoano, che nella sosta per gli impegni con le nazionali ha perso Christian Kouamé:

Che sfida vi attende a Ferrara? 

“Una partita importantissima e come sempre sarà una partita molto difficile, perché nel calcio italiano non vedo nessuna partita o difficilmente vedo una partita in cui una squadra sappia già di vincere o che sia facile prima del fischio d’inizio”.

La vittoria in trasferta manca da tanti mesi. Che atteggiamento ti aspetti dalla squadra?

Chiaramente è uno stimolo in più per una squadra che dal mio punto di vista sta migliorando: è uno stimolo per cambiare e ne abbiamo opportunità lunedì. Nel 2019 l’ultima partita vinta fuori casa è lontana, ma alla fine il calcio è semplice: noi dobbiamo preoccuparci, anzi pensare a quel che possiamo controllare, che è il nostro gioco. E quel che abbiamo fatto contro il Napoli è la strada giusta e da lì dobbiamo continuare”.

Che avversaria si aspetta lunedì?

“Una squadra che da anni gioca insieme e lo fa molto bene. Quando dico così non intendo che abbia un gioco offensivo o difensivo, intendo che tutti hanno bene in testa cosa debbano far in campo e per me questa è una vittoria del loro allenatore: non è facile mettere in testa a tutta la squadra di giocare in un modo. Loro ne sono convinti e ci sono riusciti, motivo per cui mi aspetto una gara durissima e difficilissima. Hanno una sola idea e hanno una base: corrono e lottano dal primo minuto fino alla fine. Noi dovremo minimo minimo eguagliare questa voglia ed agonismo che mettono sempre in campo. Anche perché noi difendiamo una squadra come il Genoa, non dimentichiamolo: dovremo essere minimo minimo alla loro altezza”.

La pausa vi ha tolto Kouamé.

“Per prima cosa mi dispiace tantissimo per il ragazzo, perché che al di là di essere un giocatore importantissimo è un ragazzo bravissimo e spero che recuperi il più presto possibile,  che abbia il meglio possibile. Non solo per il Genoa ma anche per sé stesso. A questa età passare un momento difficile lo farà anche crescere. Gli auguro il meglio: lunedì saremo tutti in campo anche per lui. Come ho detto è un ragazzo bravissimo”.

L’assenza di Kouamè può essere uno stimolo, ma in attacco é una perdita importante. Può essere da stimolo anche per gli altri attaccanti, per tirare fuori qualcosa in più?

“Uno stimolo non solo per gli attaccanti ma per tutta la squadra, perché non si vincono le partite solo per il lavoro degli attaccanti. A volte si vincono anche per centrocampisti che si inseriscono e fanno gol. Una squadra è una squadra, tutti difendono e anche i difensori a volte possono avere la possibilità di andare a far gol così come capita con i centrocampisti. È uno stimolo per tutta la squadra, perché abbiamo perso un ragazzo bravissimo”.

In un colpo solo avete però ritrovato Sturaro, Criscito e Favilli. Domani ci saranno possibilità di vederli in campo?

“Mi resta ancora un allenamento per vedere i giocatori. Sono molto contento di avere loro tre in squadra perché siamo al completo e mi dà l’opportunità di scegliere ogni partita i migliori per scendere in campo. In questo momento fanno parte del gruppo e ne sono molto felice”.

Questa pausa vi è servita anche per lavorare con chi non è partito in nazionale.

“Come dal primo giorno in cui sono arrivato, i giocatori sono stati molto disponibili in tutti gli allenamenti. Sono contentissimo di come abbiamo lavorato, e anche di quelli che erano con la nazionale: alla fine non abbiamo il tempo di stare a pensare a quel che è successo prima o a quel che è stato fatto in nazionale. Ora sono tornati qui al Genoa e devono pensare al 200% alla partita di lunedì”.

Si va a giocare vicino alle origini di alcuni suoi parenti. Riceverà in visita il sindaco di Polesella ed è la prima volta che accadrà. Sarà un’emozione?

“Sarà sempre un’esperienza diversa, ma anche molto bella. Lo riceverò in albergo con tutto il piacere: è da lì che ho potuto giocato con la nazionale italiana. Anche questo mi ha permesso di poter tornare a lavorare in una squadra come il Genoa: devo ringraziare tutti quanti quelli che mi hanno aiutato in tutti questi anni, che sono loro e la famiglia”.

Pensa di disegnare la sua squadra guardando solamente i suoi giocatori o valuta anche l’avversario?

“Si valuta tutto per una partita. Si valuta tutto, anche perché una cosa è chiara alla fine: io chiedo sempre una buona prestazione dai miei giocatori ma quello che conta, per tutti, è il risultato. Bisogna pensare a tutti, ma chiaramente non perdo tempo ma penso molto più alla mia squadra perché so che è un momento che posso controllare. Alla fine non è perché non dia importanza all’avversario, perché ne do sempre tantissimo, ma perché prima della partita posso controllare solo la mia squadra. Come in questo momento sono convinto che la strada giusta sia quella intrapresa contro il Napoli, in una partita difficilissima, questo mi dà la sicurezza che sia la strada giusta. Lunedì affronteremo la SPAL, poi un altro”.

Avete pensato che questo mini-ciclo fino a Natale sarà pieno di scontri diretti?

“Una partita alla volta, sempre. Prima quella più importante, poi avremo sempre tempo per pensare alla prossima e a prepararci. Dopo la partita contro la SPAL non so su chi potrò contare per la prossima, ci possono essere tanti cambiamenti e quindi non ha molto senso starci a pensare”.

Siete una squadra in crescita sul possesso pallone, avete dominato in questi dati anche contro Juventus e Napoli. Può creare problemi anche ad una squadra che spesso si chiude come la SPAL e può essere attaccata tra le linee?

“Le statistiche alla fine ci servono solo per quello che uno vede in campo, mentre quello che vedi ogni giorno in allenamento, con i tuoi occhi, ti rassicura. Non vedo le statistiche, anche perché abbiamo fatto tanto possesso palla però non abbiamo vinto la partita. Chiaro: il possesso palla è un mezzo che abbiamo per vincere le partite, sempre, ma non lo faccio perché mi piace o perché mi senta bravo o meno bravo. Alla fine ognuno sceglie il suo modo di giocare, ma l’importante è che abbiamo tutti la stessa idea e che andiamo in campo per vincere sempre. Ci sono altri allenatori, con tutto il rispetto del mondo, che lo fanno in maniera diversa e vincono. Il calcio non ha un solo modo di giocare, ma nel mio dobbiamo cercare sempre di dominare l’avversario perché solo così abbiamo più possibilità di vincere la partita. Magari arriverà il giorno che non faremo il possesso palla ma vinceremo la partita, cosa vuol dire? Non vuol dire niente. Questa è la mia idea e la condivido con i giocatori perché ci credo al massimo: al 200%. Sono convinto che alla fine anche loro ci credano in questo momento, e lo fanno di più quando arrivano i risultati. Il possesso palla è un mezzo per vincere le partite, non metto in testa ai giocatori di fare possesso palla per stare più comodi in campo: ognuno ha il suo modo di giocare, io ho il mio”.

Ci sono degli indisponibili?

“Nessun problema, stanno tutti benissimo. Ripeto, ho ancora un allenamento ma da quel che vedo io possono giocare tutti”.


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