Mi ritengo un maturo dirigente con giovani idee: questo mi aiuta a proseguire“. Questa la frase con cui si conclude la lunga intervista che il direttore generale Perinetti ha concesso a Buoncalcioatutti: fra la sua carriera e alcuni aneddoti che lo legano a Genova, abbiamo parlato a lungo anche di Genoa, del suo futuro in rossoblu e di quello di mister Ballardini. Ecco cosa ci ha detto.

Poi la grande famiglia è quando attraversi il campo a Marassi, guardi la Gradinata. Per me fa parte della mia famiglia. Il mio modo di concepire il calcio è questo: essere servitore di un’idea, di un ideale, di un sentimento. Il Genoa l’ho definito uno stato d’animo e io lavoro per fare bene per uno stato d’animo, per persone che credono fermamente in questo club storico. Cerco di farlo umilmente e nel modo migliore possibile: speriamo di poterlo continuare a fare per tanti anni. Perché ogni tanto vorrei anche fermarmi, non sempre girare“.

Sul suo sito web si legge una poesia in cui racconta e aggiorna la sua carriera. Ci commenta gli ultimi versi di “Ho avuto dirigenti ricchi e poverelli / ma puro e’ vero Gianni e Umberto Agnelli / L’istinto pero’ era degli avventurosi / E me spinsi a fa’ Giochi co Preziosi“?

Sì, è un giochino di parole per dire che dalla Juventus passai al Como di Preziosi con lo spirito che deve accomunare chi fa questo mestiere: avere voglia di cambiare. Tanti avrebbero ritenuto la Juventus un punto d’arrivo, io invece diedi le dimissioni perché non mi sentivo di poter dare a quella società quello che di solito davo. Così ho ricominciato dalla Serie C con Preziosi che mi ha dato questa possibilità. L’ho fatto con quello spirito di ripartenza che spesso mi ha portato a ripartire dalle Serie inferiori pur arrivato in Serie A. Questa volta ho fatto il percorso inverso”.

La poesia però si ferma a Tacopina e ai versi sul Venezia…

“Chiaramente la devo completare con questa nuova esperienza col Genoa: lo farò presto. Spero di essere rossoblu per il resto della mia attività professionale: sarebbe una tappa importante, la ritengo una tappa importante e spero che sia quella definitiva”.

Ballardini è considerato, dopo la partita con la Sampdoria, colui che ha inventato il verrou, il chiavistello francese: ma in carriera ha fatto giocare assieme Cavani, Amauri, Simplicio…

Si diceva di Trapattoni che fosse un grande difensivista, ma poi faceva giocare tante punte e vinceva tanti campionati in tutta Europa, dalla Germania all’Austria sino al Portogallo. Si crea un’etichetta per mezz’ora di gioco: in quel momento eravamo in difficoltà e Ballardini realisticamente ha messo la squadra come ha pensato potesse reggere l’urto contro una squadra forte come quella che sia vera di fronte. Soltanto questo: non si può etichettare una persona. Ballardini è sicuramente un realista, ma pure uno che quando parla di giocatori, di scelta di giocatori modulo di gioco guarda molto alla qualità dei calciatori e a quello che possono esprimere come palleggiatori: non potrei mai etichettarlo come un difensivista. Se ci sono allenatori che amano l’assalto alla baionetta scriteriato, non so se questi sono allenatori completi: ogni tanto si fa un po’ di confusione. Penso che Ballardini abbia fatto un ottimo lavoro e spero che venga raggiunta la salvezza quanto prima. Questo ci permetterà di metterci a tavolino per confrontarci e capire se sarà possibile proseguire insieme oppure no. Credo che abbia fatto comunque un lavoro per cui il Genoa debba rendergli merito, come già fatto in occasioni precedenti”. 

Si aspettava di avere 35 punti a sette giornate dalla fine?

“No, non me l’aspettavo: anche perché quando sono arrivato ne avevamo due. Non era facile sperare e pensare in questo punteggio. Sperando che la sfortuna si fermi un pochino, mi auguro che la volontà dei ragazzi completi la stagione con un buon finale, dignitoso, che dia merito a ragazzi che hanno lavorato tanto e permetta alla società di programmare velocemente il futuro per fare qualcosa di meglio per il Genoa, senza patemi d’animo per le prossime stagioni”.

Foto TanoPress

Pepito Rossi sta lavorando molto bene con lo staff del Genoa: potrebbe essere una chicca del prossimo campionato se gli daremo il tempo di lavorare?

Speriamo che il tempo sia più clemente e i campi ci permettano di vederlo all’opera già alla fine di questa stagione. Come dice Ballardini, quando tocca il pallone si vede il calcio che si presenta. Sarebbe bello poterlo vederlo completamente recuperato”.

Il rapporto Preziosi-Perinetti?

Credo che questa società sia fatta di persone di assoluto valore, dall’amministratore Zarbano al segretario Abbagnara sino al direttore Donatelli e ai responsabili del settore giovanile Sbravati e Taldo. Questo vuol dire che Preziosi nel tempo ha creato una società valida e ben rappresentata in tutti i reparti. Lui è un appassionato di calcio, ci sta vicino anche se non viene qua e mi auguro di fare così bene da consentire alla proprietà di riaffacciarsi tranquillamente e nuovamente con entusiasmo a Genova, partecipando a significative giornate da vivere insieme, belle e vincenti: questo è il mio sogno oggi. E credo si possa realizzare. Io sono arrivato per ultimo, ma non ho potuto che constatare che fosse una società efficiente. Cerchiamo di metterci un po’ d’esperienza per fare da collante fra tutti i settori”.

Dopo i 31 punti si è letto che si parlerà del futuro…

Se ne parlerà, ma a salvezza matematica. Mi auguro che arrivi virtuale molto presto. Con Ballardini sarà il primo colloquio: sono d’accordo con lui che parleremo di tutto non appena avremo queste certezze. Sarà il primo passo, e ciò non significa che proseguiremo insieme. Spero che si troveranno tutte le componenti per non interrompere e dare continuità ad un lavoro partito quest’anno in maniera proficua. Del resto, senza confronto non si può parlare”.

È vero che ha delle sirene?

“Non le sento, come Ulisse. Ho realizzato il mio sogno di venire a lavorare nel Genoa perché la prima maglia che ho visto era quella rossoblu. Quella della Lazio, mi spiace, non potevo prenderla in considerazione pur essendo di Roma. Ora che sono qua lavoro per questi colori e ho voglia di conTinuare così: speriamo che sia possibile”.

Cosa vuol dire ai tifosi del Genoa?

“Ai tifosi dico che ho visto la coreografia del derby: la tifoseria ha vinto. Dico solo che lavorare per questi colori è un’emozione e un orgoglio. Ho già detto invece che il Genoa è uno stato d’animo: a volte lo si ha positivo, a volte siamo un po’ giù, arrabbiati o felici. Il Genoa rappresenta un po’ tutto questo e poter partecipare a tutto questo è una gratificazione improntate. Quando si lavora non solo per la professione, ma per il sentimento penso che la gratifica sia già veramente importante”.

Qualche aneddoto della sua carriera?

Distrussi la mia prima macchina seria per venire a parlare col Genoa, con Spinelli, dopo 800 chilometri. Non sono stato fortunato, ma poi mi hanno aiutato a farne un’altra: all’epoca la mia società era la Roma. C’è poi stato un periodo in cui ero considerato il porta fortuna del Genoa. Posso dire che in un Genoa-Lille avevo salutato tutti in tribuna, tanto si vinceva. Potevo andare via tranquillo. Invece in pochi minuti, mentre scendevo, il Lille pareggiò. Mi chiamarono chiedendo di “fare qualcosa”: io disse che al massimo potevo rientrare. Lo feci e segnò Sculli”. 

Contenuto prodotto da Lino Marmorato, Alessio Semino e Lorenzo Semino 

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