Il calcio italiano non si è fermato a Eboli ma in Sud Africa. Da otto anni chiunque si sia seduto sulle poltrone della FIGC e delle Leghe e chi abbia tentato, come i calciatori, ha portato non al tramonto ma al Vespro il pallone italico, dai dilettanti ai professionisti.

Il diluvio lunedì scorso non è riuscito: sono rimasti gli stessi uomini che non sono riusciti a lavare i panni sporchi del calcio italiano in 8 anni e proveranno anche a rimettersi. Meno male che tutto è saltato perché a pilotare cercando l’accordo tra la Leghe sono stati Giancarlo Abete, Tavecchio e Lotito.

Dice Rivera giustamente: “siamo riusciti a fare peggio che contro la Svezia”. Aggiunge Ferrero: “è stata una buffonata, ora ci sarà il commissariamento ma io sono un po’ malizioso: per me c’era sotto un piano per andare verso questa direzione“.

Ha ragione perché Malagò, il Presidente del Coni, lo ripeteva da tempo: “si deve evitare l’assemblea, tutto inutile, perché il calcio non riesce a darsi un responsabile”. Tommasi, il Presidente dell’AIC non fa accordi con nessuno, Sibilia più impegnato a diventare senatore della Repubblica per un’altra legislatura non lo trova con Gravina. Meno male, bisogna ripetere a posteriori.

Il calcio nei dirigenti di società si è dimostrato anche “intelligente” considerato che al ballottaggio finale le schede bianche sono state 297,80 pari al 59% dei votanti.

Chi ha sparigliato i voti concordi dalla nottata precedente è stato Tommasi che aveva l’ok dell’associazione italiani calciatori per andare da solo o appoggiare Gravina. Tommasi invece è andato da solo quando aveva anche capito di essere stato tagliato fuori: nuovamente meno male.

Le lacrime di coccodrillo dei tre pretendenti alla Presidenza non servono a nessuno. Gravina: “dobbiamo chiedere scusa agli italiani: non è la sconfitta del calcio italiano ma della dirigenza“. Sibilia: “Per il bene del calcio ho fatto un passo indietro, sebbene potevo vincere alla terza votazione“. Tommasi: “Forse non è un caso se siamo fuori dai mondiali . È una sconfitta per tutti, meglio il commissario“.

Altro necrologio al calcio italiano lo hanno scritto quelli della Lega di Serie A, negando l’autonomia alla Federazione Italiana Giuoco Calcio. Adesso dovranno essere più veloci a nominare l’amministratore delegato: oltre il rischio commissariamento da parte del Coni, ci sono le elezioni il 4 marzo. Secondo voi nessun politico ci metterà becco per un voto in più?

Tutti vogliono Malagò Presidente del Coni per rispetto dello sport più popolare. Si prenda il tempo necessario, anche dopo i Giochi Mondiali invernali coreani. Si mediti nella ricerca dell’uomo giusto, che dovrà essere un uomo di calcio pronto a fare le riforme attese da lungo tempo e non qualcuno che ha sempre usato la poltrona più alta della FIGC solo per professione.

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