Nel dopogara della sfida tra Lecce e Genoa (clicca QUI per leggere la cronaca) è intervenuto mister De Rossi dalla sala stampa del “Via del Mare”. Ecco le sue dichiarazioni, quelle di un allenatore che ha in pugno la squadra ed è consapevole che il cammino intrapreso sia quello giusto, ma ancora non si sia fatto nulla.
La sua felicità dopo questa settimana che potremmo definire perfetta dopo tre vittorie consecutive?
“Siamo felicissimi, c’è grande soddisfazione. Erano partite un po’ diverse da loro, con un filo comune: siamo partiti sempre bene. Questo vuol dire che la squadra di testa è forte. Con la Fiorentina un primo tempo eccezionale, con il Venezia molto bene nel primo tempo. Con la Juve alla fine abbiamo tenuto botta meglio, secondo me, nonostante fosse la nostra rivale più forte di questo giro. E oggi pure. Dopo questi nove punti in quattro partite il mio timore più grande era arrivare qui un po’ più sazi. Invece nella prima mezz’ora, venticinque minuti, abbiamo fatto le cose fatte bene. Poi abbiamo sbagliato un po’ di uscite con la palla, siamo stati poco tranquilli, perché secondo me c’erano i presupposti per fare ancora male in contropiede e magari chiudere la partita, ma la felicità è tanta. Tutte le soste, se le prendi in una maniera giusta, hanno un valore, quindi non siamo dispiaciuti di chiedere la sosta. Ma ci pensiamo da settimana prossima perché adesso abbiamo una partita importantissima. Tre giorni fa abbiamo dimostrato che possiamo dare fastidio anche a queste squadre che sono ovviamente più forti di noi”.
Ha vinto la terza partita della settimana e la domanda che ti vogliamo fare è: ha lavorato più sulla testa o più sul gioco in generale? E l’altra domanda è: a questo punto, quanta fame ha?
“Ho fatto tantissima fame, tantissima fame perché è un attimo. Il calcio è un attimo, un po’ bastardo da questo punto di vista. Siamo pari punti con squadre che vedevamo lontano un chilometro non un mese fa, ma una settimana fa, e abbiamo ripreso un trend che cambia in un attimo, ma può cambiare anche a rovescia. Speriamo di no ovviamente. Ho lavorato più sulla testa dei giocatori che tatticamente, ma ci ho lavorato anche le prime cinque partite. Noi facciamo questi lavoro e a volte le cose vanno meglio, a volte vanno peggio. Le teste dei giocatori non vanno allenate qui al Genoa perché sono teste pulite, teste meravigliose, cuori grandi. Sono giocatori che non ci hanno mai abbandonato. Questa è la forza principale di questa squadra e di questa comunità, che non ha mollato nel momento in cui forse era più facile farlo. Non abbiamo fatto assolutamente niente, con tredici punti si retrocede facile, ma sappiamo che sappiamo uscire dai momenti difficili. Quando eravamo ad un punto in cinque partite abbiamo visto che i numeri non dicevano che questa fosse una squadra che meritava di stare lì, penultima classifica. Le partite che abbiamo perso non le meritavamo di perdere, ve l’ho detto in grande tranquillità, anche se a volte in quel momento vieni preso un po’ per scemo. Non meritavamo di perdere con Napoli, con il Parma, forse anche con la Lazio non avevamo fatto così tanto male. Idem col Frosinone. Dobbiamo essere forti e onesti abbastanza da guardarli adesso i numeri perché i punti sono tutti in questa settimana, sono tutti i punti che potevamo fare, ma le cose che non sono andate per il verso giusto ci sono. Qualcosa che stiamo sicuramente ottenendo più di quello che meritiamo c’è, e quindi dobbiamo essere lucidi e intelligenti per capire che dobbiamo migliorare. Anche quando vinciamo dobbiamo migliorare qualcosa, altrimenti è un attimo che torni giù nelle sabbie mobili”.
Lei giustamente pone l’accento sulla prova della sua squadra. Lei aveva uno spartito almeno in alcuni punti già predefinito oppure si è reso conto che c’erano anche delle praterie che andavano sfruttate in fase di transizione per colpire i punti deboli di questo Lecce?
“Guarda, ogni partita va preparata sulle “debolezze”. Anche noi abbiamo le nostre debolezze, anche le squadre più forti hanno dei punti dove puoi farle vacillare o puoi metterle in difficoltà. In conferenza non penso che sia elegante elencare cosa fanno bene o male. Ovviamente c’era uno spartito e siamo andati a cercare di farlo. Siamo stati molto bravi, sapevamo che se fossimo andati in vantaggio avremmo avuto possibilità di fargli male il contropiede, ma sapevamo anche che il Lecce è una squadra che nel secondo tempo in casa aveva messo sotto la Juventus e aveva fatto delle buone cose. Il Lecce al trentesimo a Frosinone ha avuto un corner che per un centimetro poteva andare in porta, sullo 0-0. Le partite girano in tante maniere. Oggi siamo contentissimi di non aver avuto problemi sui calci d’angolo: ne abbiamo parlato tantissimo perché il Lecce è una squadra incredibile, con Gallo che li calcia benissimo e Tiago Gabriel e altri giocatori che hanno fatto tanti punti con questa specialità. Abbiamo cercato di individuare i punti con cui puoi mettere in difficoltà l’avversario e così faremo anche con il Milan, anche se poi, guardando, mi sembra che ne abbiano meno di noi o del Lecce”.
Si aspettava un Lecce diverso come impatto iniziale? E poi, dopo queste grandi vittorie, le chiedo: ma la scintilla in questo Genoa l’ha accesa lei o l’ha accesa lo spogliatoio?
“La scintilla la accende la città, la accende il Genoa, la accendono i Genoani, che oggi erano in 400-500. Li ringraziamo perché sono arrivati fino a Lecce di sera, non so neanche come torneranno, aerei, macchine varie, quindi è un viaggio lungo per i loro. La scintilla la ha accesa al nostro stadio nella prima partita che abbiamo vinto contro la Fiorentina ed è stato incredibile, ma dalle sabbie nobili e dalle situazioni difficili ti tira fuori solo una cosa: la squadra coi suoi giocatori. Dai momenti difficili ti tira fuori la squadra, ti tira fuori il gruppo, perché eravamo una buona squadra anche prima quando perdevamo le partite. Ne perderemo altre probabilmente, proveremo a non perderne più, ma perderemo altre partite. Ci vuole costanza, ci vuole equilibrio.
A me la scintilla la ha accesa la società perché è un calcio in cui se fai pochi punti nelle prime partite giocando contro Napoli, Lazio, Como, Frosinone – che sembrava una vergogna, ma abbiamo visto che sta menando tutti -, ti senti subito esonerato e nel calcio di oggi ci sta, va benissimo, lo sappiamo. Invece non è che sono stato confermato, sono stato convinto che volevano andare avanti con me, che credevano in me. Che non è solo una conferma, che allora dici “vabbè, la prossima partita se pareggi 0-0 sei morto”, è la sensazione di aver avuto gente che ti spalleggiava, ci credeva. Questa è stata una grande dimostrazione. Se poi avessi perso con la Fiorentina o perso quella dopi, ovviamente prima o poi mi avrebbero cacciato e forse sarebbe stato pure giusto, ma per quello che abbiamo fatto l’altro anno io ringrazio la mia società. Penso che abbiamo meritato un po’ più di tempo, portando tutti questi punti che forse sono più di quelli che aspettavamo.
Ho preparato la partita io perché sapevo che comunque, vedendo lo stadio, la squadra, la necessità di punti dopo un po’ di partite senza vittoria, sapevo che ci avrebbero dominato se fossimo venuti qui un po’ più mosci, quindi siamo partiti molto bene e credo che sia stato anche merito nostro, però questo è un popolo orgoglioso, con un allenatore forte e orgoglioso, che non molla mai e nella seconda parte della partita si è visto. Ci hanno messo sotto, anche senza creare troppe occasioni, ma ci hanno messo lì e abbiamo fatto fatica a ripartire. Potevamo forse concretizzare qualche contropiede. Ho visto una buona squadra e non l’ho vista solo oggi, l’ho vista anche contro la Juventus che è una squadra più forte, insieme a noi, del Lecce. L’ho vista anche in altre circostanze e penso che a livello di classifica il Lecce sia abbastanza dove deve stare e credo che noi abbiamo una rosa più forte del Lecce, quindi ci sta anche questo”.
Guardando al Lecce, una squadra che prende gol così facilmente, marcando male e non riuscendo a scalare per recuperare situazioni anche facili di dinamiche, che fa zero gol con tre attaccanti centrali in dieci partite, come ne viene fuori come ne è venuto fuori lei?
“È veramente un campo delicato, al di là dell’amicizia che mi lega a mister Eusebio, non lo farei neanche con un altro allenatore. Non mi posso mettere a criticare il momento dell’altra squadra, dell’altro collega. Il Lecce è una squadra comunque di livello, ha un portiere tra i più forti della Seri A, un allenatore forte, l’anno scorso si è salvato con una grande cavalcata. Se fossi tifoso del Lecce mi fiderei ciecamente della società, ma soprattutto dell’allenatore. Dopo, nel dettaglio, non posso rispondere”.
Un suo pensiero di Junior Messias, che è stato forse il migliore in campo. Lei e il suo staff gli avete ridato una continuità…
“È un giocatore incredibile, è un giocatore di grande qualità, ma anche di fisicità. Noi dobbiamo solo gestire i suoi carichi, i suoi carichi fisici, i suoi carichi di minutaggio e anche i carichi di allenamento. Lui è un preparatore atletico e potrebbe farlo in Serie A perché si sa gestire in maniera perfetta, ma non è che non lo alleniamo e lo teniamo in ghiacciaia. Quando si allena, si allena forte. Il giorno in cui non riesce, non si allena e fa magari qualcosa in palestra, Questo è il massimo che noi abbiamo fatto. Oggi ho detto due cose quando sono uscito a fine primo tempo e ho detto ai ragazzi di sorridere perché stavamo vincendo. Erano ovviamente abbacchiati perché siamo andati ad un dito dal prendere il 2-2 in una partita che sembrava in nostro controllo. Esco fuori e ho sentito che Junior ha chiuso la porta e ha iniziato a fare un discorso da leader, quindi non è solo quello che si vede in campo, ma è quello che fa dentro lo spogliatoio. Non è uno che parla tantissimo – infatti oggi mi ha sorpreso – ma è uno che quando parla lo ascoltano tutti e dice qualcosa in favore del suo gruppo. Quando prima parlavamo di scintilla, hanno fatto tutto i giocatori, veramente. Io sono solo rimasto professionale, preparo le partite, dico loro sempre la verità e quando siamo andati molto male, come all’inizio, non ho mai scaricato la croce sui miei giocatori, perché quella è la mia responsabilità, come giusto che sia. Ma tutto il meglio di questo momentino positivo – e ancora è molto presto – è tutto merito dei giocatori”.
Dopo Parma aveva detto “facciamo finta di essere subentrati adesso, partiamo da ora”. Quanto orgoglio le dà aver trovato la chiave giusta?
“Mi dà orgoglio, anche se è un po’ difficile parlarne ora perché sembra che il campionato sia finito e stiamo celebrando una stagione trionfale. È molto presto, però sono orgoglioso perché ci sono allenatori la cui squadra gioca a memoria e fa girare la testa a tutti. Io ho fatto un percorso diverso, non ho fatto tanta gavetta, ma ho avuto le mie montagne russe nella mia carriera. Sono partito subito da Roma, abbiamo fatto una semifinale dell’Europa League e in un attimo mi sono trovato a dover ricercare una squadra. Quindi mi piace questa cosa di dovermi tirare su le maniche e uscire dai momenti difficili, è parte di quegli allenatori che non nascono subito predestinati, che devono saper lottare e soprattutto mi dà orgoglio perché lotto in un posto che mi piace, che ha il mio stesso DNA. Mercoledì sera sono tornato a casa commosso, tanto felice, anche perché poco tempo fa eravamo molto sotto pressione. Io vi prego di analizzare questa partita, di festeggiare: prepareremo la prossima partita, ma non abbiamo fatto niente. È quello che ho detto tutti i giorni ai miei giocatori in questa settimana, a costo di diventare antipatico. Oggi uno ha fatto un ritardo minimo in riunione e ho fatto una sceneggiata, ma non perché non ci sta o non può succedere che uno fa ritardo di un minuto, ma proprio perché avevo paura di questa partita e cercavo di stimolare, di tenerli sul pezzo. Ma non c’è bisogno: io non posso fingere con loro perché sono fantastici, poi con i loro difetti, i loro pregi. Sono fantastici”.
Serie A | Lecce-Genoa, De Rossi sfida ancora Di Francesco – LIVE DALLE 18








