Finito il Mondiale USA-Messico-Canada, il Mondiale del business di Trump e Infantino, che ha lasciato la maggior parte delle nazionali partecipanti, almeno fino al 30° posto del ranking FIFA, non solo con l’amaro in bocca, ma anche con tanti interrogativi sul prossimo torneo, che Infantino vorrebbe far passare da formato XL a XXL. Fuori i mercanti dal Tempio del Calcio, a cominciare da Infantino.
Invitato alle Nazioni Unite, ha dichiarato: “È la Coppa del Mondo più grande di sempre» — e lo è, certamente, per le 48 squadre partecipanti – “È stata una manifestazione gioiosa, con 7 milioni di spettatori nonostante il prezzo dei biglietti. Peccato che le critiche sui costi dei tagliandi e sulle procedure di accesso agli stadi siano state amplificate in negativo. Il calcio è un catalizzatore per la salute dei giovani. Questo Mondiale ha unito più di quanto abbia diviso”.
Trump, invece, ha affermato: “Un sogno americano si è avverato: abbiamo unito il mondo”. Sarà però ricordato soprattutto per le polemiche sul trattamento riservato ad alcune nazionali dell’Est e alle squadre con giocatori di colore, per il caso dell’arbitro respinto e per il cartellino rosso risparmiato al suo bomber.
Non è più calcio. Per FIFA e Infantino è soprattutto show business: nella finale, l’intervallo è durato 27 minuti, con 8 minuti dedicati all’idratazione e accompagnati da spot pubblicitari.
Il Mondiale 2026 ha insegnato poco sul piano tattico. La Francia ha lasciato il segno fino a quando non ha incontrato il palleggio della Spagna nel cuore del gioco.
Anche le designazioni XXL di Collina, responsabile degli arbitri FIFA, non hanno convinto. Nella fase finale ha snobbato gli arbitri europei e il VAR ha mostrato gli stessi limiti evidenziati nel campionato italiano della scorsa stagione: gli arbitri dirigono sempre meno sul campo, con posizionamenti che non consentono loro di valutare direttamente le situazioni, affidandosi quasi esclusivamente al VAR. Sembra ormai dimenticata la Regola 12, quella relativa a falli e scorrettezze: l’importante pare essere non ammonire.
La designazione di un arbitro statunitense, pur considerato il migliore della MLS, per una semifinale mondiale è sembrata un ulteriore inchino a Trump.
Ha vinto la Spagna, e ha vinto per merito del gioco. Con un centravanti da classifica cannonieri sarebbe probabilmente stata anche la squadra con il maggior numero di reti realizzate, oltre a essere quella che ne ha subita soltanto una.
Non prendere gol sarà probabilmente la prossima ossessione di tutti i campionati, soprattutto di quello italiano. L’Argentina ha mostrato la solita garra e la volontà di arrivare ai rigori, da sempre l’anello debole della Spagna del passato.
Una vergogna, invece, la finale per il terzo e quarto posto: una pagliacciata trasformata in una corsa alla classifica cannonieri per superare Messi. Ha vinto l’Inghilterra, pur senza schierare Kane, che in quella sorta di albero della cuccagna avrebbe potuto conquistare il titolo di capocannoniere, poi vinto da Mbappé grazie alla doppietta realizzata proprio contro gli inglesi.
La speranza è che il lavoro del CT spagnolo Luis de la Fuente venga preso in considerazione dalla nuova Federazione Italiana Giuoco Calcio, da Malagò e da Maldini, probabilmente il dirigente che più ne apprezzerà il percorso.
De la Fuente, da quasi dieci anni, vince tutto a livello europeo e mondiale. Ha iniziato con le selezioni giovanili spagnole, facendo crescere ragazzi sconosciuti fino a trasformarli in protagonisti internazionali.
Qualcosa di simile lo avrebbe in mente anche Baldini, che però non è stato neppure preso in considerazione nella scelta del prossimo CT azzurro. Il materiale umano per seguire il modello spagnolo esiste. Baldini lo ha dimostrato, valorizzando giovani italiani che giocano sia nel nostro campionato sia all’estero, non quelli che restano in panchina nelle grandi squadre costruite a suon di milioni. Con questo gruppo si potrebbe almeno puntare alla qualificazione al Mondiale del 2030. Mondiale 2026 finito. Da domani, ancora una volta: fuori i mercanti dal Tempio del Calcio. Infantino per primo.
Capitolo calciomercato. Quante volte lo abbiamo scritto, e non solo noi: fuori i mercanti dal Tempio del Calcio. Un mercato così lungo è una tortura per gli allenatori, una chimera per i tifosi e una gioia soltanto per social network, Intelligenza Artificiale, programmi televisivi, influencer, “sgobb” di mercato e trasmissioni radiofoniche.
È sorprendente che gli allenatori non si siano mai ribellati compatti per difendere la propria professione, diventata di fatto un rebus fino al 2 settembre.
Se accadesse, calciatori e tifosi dovrebbero sostenerli, per riportare al centro il progetto sportivo e il bene del gioco più bello del mondo, oggi soffocato dagli interessi di troppe parti.
Come? Concludendo il campionato e aprendo una finestra di mercato di sessanta giorni. Gli allenatori inizierebbero il ritiro con le rose definitive, lavorando solo sui giocatori a disposizione e correggendo eventuali errori di mercato attraverso soluzioni interne. Agli allenatori italiani non manca il talento per raddrizzare un progetto tecnico imperfetto o reinventare un calciatore in un ruolo scoperto, senza ricorrere continuamente alla scorciatoia del mercato.
Fuori i mercanti dal Tempio del Calcio. Procuratori e agenti sono ormai i veri padroni del mercato e condizionano i club nelle cessioni e negli ingaggi, più che negli acquisti. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea è pronta a pronunciarsi sul ruolo di procuratori e agenti.
Probabilmente sarà un altro flop, come accadde nel dicembre 2022, quando il Consiglio FIFA approvò il nuovo Regolamento degli agenti sportivi, introducendo una licenza internazionale ottenibile attraverso un esame, con l’obiettivo di garantire maggiore professionalità ed etica nelle trattative.
Tutto naufragò. Non tanto per gli esami, quanto perché CONI, FIGC e altre federazioni volevano creare una piattaforma digitale nella quale rendere pubblici tutti i dati relativi all’attività degli agenti e far transitare i pagamenti delle reali commissioni.
Apriti cielo. Partirono ricorsi, carte bollate e tutto finì nel solito vaso di Pandora del calcio, che viene aperto solo quando conviene parlare di scandali.
Andiamo avanti. Mancano ancora 44 giorni alla chiusura del calciomercato 2026.
Il campionato inizierà con il mercato ancora aperto e, sulla carta, si giocheranno già due giornate. Quello vero, però, comincerà soltanto dopo la chiusura del mercato.
Dal 3 settembre, come accade ogni anno, conosceremo finalmente le rose definitive a disposizione degli allenatori e, più probabilmente dopo la prima sosta per le Nazionali, inizieremo a capire quale forma prenderanno davvero le squadre sul terreno di gioco.










