Il Como si è imposto al Genoa. I Lariani hanno dominato la partita e, rispetto alle due gare dello scorso campionato, l’hanno chiusa con quattro reti.
Il Genoa praticamente ha tirato in porta in poche occasioni, compresa la bella rete in contropiede, come studiata in settimana da DDR. Dentro il Tempio, sempre strapieno e fiducioso, non è mai mancata la corsa, il coraggio; con il Como si è visto nuovamente quello mancato all’Olimpico di Roma il turno precedente.
I giocatori lavorano duramente e meglio dentro il Ferraris quando il gioco sta andando bene e qualcuno in trasferta abbandona il lavoro quando va male. Il gioco del calcio è un gioco in cui è facile nascondersi, ma probabilmente non è solo colpa loro, pur disperdendo energia lavorando al posto sbagliato e nel momento sbagliato.
I primi 25′ di gara sono piaciuti i rossoblù a quarti, giocando con una zona imbastardita ad uomo quando serviva e con una pressione nel cuore del gioco dal centrocampo in su per non far giocare i lariani nel loro modo preferito. È contato molto l’equilibrio invece dei numeri di modulo, che solamente prima di battere il calcio d’inizio è apparso un 4-4-2.
Il primo gol di Osmajic, una foto della ricerca della profondità con passaggi rasoterra. Il gol del montenegrino su assist di Colombo e pallone rubato alto da Frendrup a centrocampo, qualcosa che patiscono gli uomini di Fabregas.
Osmajic e Colombo hanno giocato buona parte della gara con le braccia alzate a richiedere il passaggio in profondità rasoterra, marcati solamente dai due difensori; difficilmente gli è arrivata una transizione da sfruttare, con la difesa comasca molto alta, con il portiere Butez che ha dovuto fare 4/5 giocate con i piedi da fuori area.
Il Grifone avrà pensato di continuare a giocare con quella idea da mezzi spazi, in un sistema fluido in fase di non possesso, con un blocco unico, adattandosi agli avversari. Invece Fabregas ha incartato la strategia di De Rossi, alzando i due difensori esterni, Couto a destra e Valle a sinistra, abbassando Da Cunha a proteggere la fase difensiva.
Giocare con cinque giocatori dietro la prima punta ha fatto saltare le corsie laterali del Grifone, Paz è diventato il centro di tutto, con Baturina e Diao che gli correvano intorno, creando superiorità. Sono fioccati tiri da fuori area e altro gol prima del 45’ di gioco.
Tutti aspettavano l’intervallo per qualche cambio di strategia di DDR e lo staff, invece al ritorno in campo dentro solo Vitinha a fare l’esterno destro al posto di Sabelli: la musica non è cambiata. Ellertsson ha visto di nuovo le streghe come contro la Lazio, a fungere da terzino.
Da quel momento il gioco di Fabregas è tornato con la mediana a due più la linea a tre sulla trequarti dietro la prima punta e ha avuto la superiorità numerica dove voleva. Dopo il quarto gol in contropiede armato da Kean, appena entrato, e la rete di Diao, ha continuato a palleggiare con meno frenesia, con più triangoli in ogni parte del campo, pensando alla gara con il Lipsia di Champions della prossima settimana.
Il Genoa ha alzato il baricentro, ma Butez non ha dovuto fare nessun intervento importante. I cambi di DDR e lo staff non hanno portato nulla di nuovo, solo la verve di Messias piazzato vicino alle punte. Ogni rosa ha la sua spina e quella del Genoa è costruire non bene sull’asse della qualità e delle punte, pronti a tirare da fuori e da dentro l’area per cercare il gol.
Finito il calciomercato tocca a De Rossi e lo staff trovare la quadratura del cerchio. A De Rossi il compito di trovare la quadra di un’altra strategia, utilizzando al meglio la qualità a disposizione. Il risultato con il Como conta poco, le prossime tre partite, con Frosinone in casa, Coppa Italia con il Südtirol e Parma in Emilia contano molto e dovranno fare uscire il Vecchio Balordo dal “carruggio” del fondo classifica.
Genoa-Como | De Rossi: “Lampante la loro superiorità. I nostri tifosi sono incredibili”








