Tra due settimane ripartirà ufficialmente la stagione 2026/2027 del Genoa Women e Marta Carissimi, Responsabile di tutto il movimento, fresca di rinnovo biennale dopo al retrocessione dello scorso anno, ha rilasciato un’intervista dove ha parlato di tutto, dal prossimo allenatore agli errori da non ripetere passando per la conferma della Sciorba come campo di casa anche in Serie B.

Il giorno della retrocessione le chiedemmo se avrebbe proseguito. Parlando con la società avete deciso di proseguire assieme. Ci può dire qualcosa di più su qual è l’idea in vista della prossima stagione? Tornare subito in Serie A e poi stabilizzarsi? Che idee vi siete fatti?

“Col club e con Blazquez ci siamo parlati nelle settimane successive alla fine del campionato condividendo la volontà di proseguire assieme e proseguire il lavoro che è stato fatto in tre anni e mezzo. In tre anni e mezzo abbiamo costruito una struttura: c’è un lavoro dietro che ovviamente poi solo chi è dentro può comprendere e da fuori, come è normale che sia, quello che si vede sono solo i risultati. Tante volte si viene giudicati in base a quello che è un risultato sportivo, però non può essere quello che cancella il risultato di questa stagione, che cancella quello che abbiamo fatto in tre anni e mezzo.

Ovviamente avremmo preferito rimanere in Serie A, però la cosa fondamentale è che questa stagione abbia – e possa aver – insegnato a tutti qualcosa e lasciato degli spunti su cui riflettere, su cui impostare e di cui fare tesoro per il proseguo del percorso. Adesso la volontà è di mantenere intatta questa struttura che abbiamo creato e quando parlo di struttura parlo di persone. Oggi l’area femminile del Genoa conta circa cinquanta persone. La volontà è questa e lo faremo con le disponibilità che abbiamo: in questa stagione c’è un ridimensionamento da un punto di vista economico e cercheremo di fare il massimo come sempre abbiamo fatto con quello che abbiamo. La cosa importante è la condivisione con Blazquez, che è il punto di continuità. Quando sono arrivata, è stato colui che ha voluto acquisire il titolo sportivo per fare la Serie B. Lui è veramente la continuità e per me questo è importante nel proseguo del lavoro e la volontà adesso è di proseguire il percorso insieme”.

Cosa vi ha insegnato questa annata? Quali sono stati gli errori commessi? Cosa non bisogna ripetere?

“Ci sono tanti aspetti, le riflessioni sono state tante. Ci sono situazioni più legate al campo, situazioni più ampie. Partendo da quelle più generali, la Serie A dal 2022 è passata al professionismo, prevede degli investimenti importanti e sta crescendo ogni anno di più. I nostri diretti competitor hanno delle disponibilità completamente diverse dalle nostre e questo va riconosciuto. Noi facciamo veramente il massimo e magari raccogliamo anche i complimenti degli altri, però poi quei complimenti come quest’anno non sono bastati. Facciamo una grande ottimizzazione delle risorse che abbiamo, però nell’ottimizzazione bisogna anche, ad un certo punto, averle delle risorse. Sicuramente questo, in un’ottica futura, come club, è un ragionamento da fare perché altrimenti si rischia poi ogni volta di arrivare e non riuscire proprio a competere.

Nonostante ciò, come ho detto a fine stagione, con le risorse che avevamo abbiamo fatto il massimo. Abbiamo preso giocatrici che hanno sposato il nostro progetto, giocatrici che arrivavano dalla Serie A, da top club. Abbiamo preso a metà stagione giocatrici che avevano vinto il campionato islandese o Lie Eghdami che aveva giocato la Champions, quindi siamo veramente riusciti a fare il massimo. C’erano anche le possibilità, fino all’ultimo, di potersela giocare, pur sapendo dall’inizio che sarebbe stato difficilissimo.

Sicuramente portare quella che è l’identità del Genoa, di quella squadra veramente determinata che lotta fino all’ultimo con quell’atteggiamento e quell’essere sempre una squadra ostica, quello è un aspetto aspetto che va migliorato in un campionato di Serie A dove si parte per non retrocedere. È una cosa che non ci può mai mancare perché è la nostra identità, motivo per il quale, lato club e lato campo, questi sono due aspetti di cui quest’anno bisogna fare tesoro”.

Ha scelto la continuità tecnica con De La Fuente: se n’è un po’ pentita? Non avrebbe prodotto dei cambiamenti secondo lei?

“No perché io vedevo come lavoravano. A volte magari l’ambiente ha bisogno di una scossa, in realtà c’era un ottimo rapporto tra giocatrici e staff, tra giocatrici e allenatore. Era un allenatore che seguivano. Se mi fossi accorta e avessi visto che non ci fosse quel feeling…ovviamente nella stagione questa riflessione è stata fatta, non posso negarlo. Però io vedevo tutti gli allenamenti e vedevo come lavoravano durante la settimana e soprattutto l’affiatamento che c’era tra staff e giocatrici. C’era davvero la volontà tutti insieme di poter raggiungere l’obiettivo. Non si può sapere mai se avessimo fatto diversamente. Cambiare in corsa penso sia una delle cose più brutte, nessun club vorrebbe cambiare in corsa mai, poi a volte è necessario e non sempre c’è la possibilità di trovare il profilo giusto, non sempre c’è quell’incontro tra disponibilità e opportunità, c’è l’opportunità di trovare il profilo giusto sul quale poter dire di essere certi, sul quale poter dire “ok, se inserisco questa persona sono certa che la situazione andrà diversamente”. Sono stati fatti tanti ragionamenti e mettendoli tutti assieme si è deciso di proseguire. Ci sono stati anche momenti in cui sembrava e, invece, non è stato…”

Già che ha parlato del mister, le si voleva domandare: possiamo confermare che De La Fuente non sarà l’allenatore dell’anno prossimo?

“Intanto De La Fuente aveva un contratto di un anno e, quindi, è scaduto il 30 giugno e non abbiamo proseguito. Non è stata una separazione, è scaduto il contratto e si è concluso così il rapporto. Devo dirvi che ci saranno tanti cambiamenti nella prima squadra femminile e va fatta una doverosa precisazione, che forse non tutti sanno: a livello di regolamento una società, quando retrocede dalla A alla B, cambia lo status e le giocatrici non sono più professioniste, quindi tutti i contratti in automatico decadono. Anche giocatrici che abbiamo preso l’anno scorso con contratti pluriennali, ieri si sono svincolate tutte. 

Mi fa piacere che alcune giocatrici proseguano il percorso in Serie A, e questo forse racconta anche della bontà e della qualità che avevamo inserito. Ovviamente nel momento in cui siamo retrocesse, erano tutte giocatrici libere e, di conseguenza, anche gli altri club hanno guardato le nostre giocatrici sapendo che erano giocatrici libere. Alcune di loro avevano mercato in Serie A e si sono accasate. In questo settimane un grosso sforzo è stato provare a mantenere quanto più possibile un blocco di giocatrici che con noi avevano già fatto la promozione oppure sono arrivate quest’anno proprio per dare continuità al progetto.

In parallelo stiamo valutando diverse figure perché cambieremo delle figure all’interno dello staff tecnico, dello staff medico, dello staff organizzativo. Più o meno metà dello staff tra area tecnica, sanitaria, organizzativa sta cambiando. Nei prossimi giorni definiremo quella che è la figura dell’allenatore, sulla quale stiamo ultimando le nostre riflessioni. Devo dirvi che sono state delle riflessioni sia interne che al mercato esterno. Nei prossimi giorni annunceremo la figura. Abbiamo fatto dei ragionamenti su due fronti. Bruzzano? Quest’anno per il secondo anno è stato alla guida della Primavera della Juve e già al Milan, ma non è mai stato un profilo che abbiamo preso in considerazione. Assolutamente”.

Invece rimarrà Ilaria Leoni?

“Abbiamo già confermato parte dello staff tecnico tra cui la stessa Ilaria Leoni, l’assistente allenatore Paolo Genovesio, uno dei preparatori atletici che è Jonathan Proietto e l’allenatore dei portieri Dimitri Ostorero. Loro sono già stati confermati. Poi stiamo facendo delle valutazioni come vi dicevo: abbiamo fatto dei pensieri in queste settimane, quindi potrebbero anche esserci tra di loro figure che cambieranno di ruolo, però questo lo vedremo nei prossimi giorni. In che tempi? Pochi giorni”.

Con le giocatrici che rimarranno state cercando di costruire una base – e molte che rimarranno sanno molto bene cosa significhi giocare nel Genoa, ma sul mercato che profili state cercando? Giocatrici esperte o magari anche profili più giovani?

“In queste settimane siamo ripartiti dalle nostre giocatrici e abbiamo definito quelli che sono i rinnovi delle giocatrici che erano già con noi e usciranno in questi giorni (14 conferme e 8 rinnovi di contratto, ndr). Siamo ripartiti da una buona base e nei prossimi giorni ufficializzeremo alcuni acquisti nuovi. L’idea è avere un mix tra giocatrici esperte, che arrivano dalla Serie A, e giocatrici più giovani o profili che hanno fatto molto bene in Serie B. Si tratta di giocatrici più giovani sia come esperienza sia anagraficamente. L’idea è questa e la volontà è proseguire il percorso che abbiamo fatto fin qui ripartendo da una buona base. Sappiamo che ovviamente la Serie B sarà diversa da quella che abbiamo fatto noi due anni fa perché anche solo a livello regolamentare ci sarà solo una promozione. Proseguiamo con l’obiettivo di fare sempre il meglio possibile”.

Avete intenzione anche di valutare qualche profilo dalle giovanili? Il primo che mi viene in mente è Annalisa Ruotolo alla quale avete fatto firmare un contratto da professionista? Non le mancavano le richieste tra l’altro da altri club

“Le abbiamo fatto fare un percorso sempre anticipando quello che doveva essere il suo percorso. Quando ancora aveva 14 anni, si allenava con la Primavera pur non potendo giocare. Appena ha fatto 14 anni, ha iniziato a giocare con la Primavera. Quest’anno è stata tutto l’anno con noi, giocando con la Primavera. Dal prossimo anno sarà parte integrante della prima squadra. È un profilo su cui stiamo investendo e pensiamo abbia un’ottima prospettiva di crescita. Lo abbiamo fatto finora nel percorso e contiamo che quest’anno sarà parte integrante della rosa della prima squadra con l’ottica di poterla vedere esordire in Serie B”.

Tra le mancate conferme c’è anche il fatto che il ritorno al non professionismo si mischia ad esigenze di lavoro. Quali sono le situazioni?

“Intanto permettetemi due parole su Lucafò, che era qui da undici anni, ed è stata veramente un pilastro di tutto questo percorso. Penso che lei sia un esempio per tutto il nostro settore giovanile. È la dimostrazione di una giocatrice genovese che ha iniziato il suo percorso da piccolissima ed è riuscita a arrivare alla prima squadra e alla Serie A. È davvero un sogno che si è realizzato. Ci dispiace perderla, ma fino all’ultima abbiamo cercato di tenerla con noi per il valore sia tecnico che umano. È stata molto onesta nel voler cercare delle soluzioni che le potessero dare in questo momento. Abbiamo dovuto accettare questa decisione.

L’altra giocatrice su cui voglio spendere due parole è Bettalli. L’anno scorso aveva preso l’aspettativa per poter fare la Serie A ed è dovuta rientrare. Sapeva che non ce l’avrebbe fatta: ha voluto cercare di capire in queste settimane, ma non sarebbe riuscita a bilanciare l’aspetto sportivo, quello lavorativo e quello personale. Ha dovuto lasciare anche lei. Sono due persone che sicuramente mancheranno, ma mi auguro che le loro compagne facciano tesoro di quello che hanno dato in questi anni, del senso di appartenenza a questi colori e possano proseguire il lavoro che hanno fatto loro”.

Quando si scende, poi si dice sempre che è difficile ripartire da subito. Il Genoa Women come riparte? C’è l’idea di potercela fare a tornare sù oppure è molto dura?

“C’è la voglia di poterci riprendere subito quello che ci siamo conquistati nel tempo e che abbiamo costruito nel tempo. Sappiamo che sarà un campionato diverso da due anni fa e sappiamo che ci sono altre squadre che si stanno attrezzando per salire in Serie A. Lumezzane e Bologna sono due squadre che vorranno. Penso che ci siano altre squadre che l’anno scorso hanno fatto un campionato diverso, come il Frosinone o il Cesena, che è sempre una squadra interessante e compete sempre per le alte posizioni. È un campionato bello intenso, ma da parte nostra c’è sicuramente quella volontà di lavorare per provare a risalire immediatamente. L’anno scorso il Como è arrivato con un budget importante che ha destabilizzato tutto il resto: noi non siamo quel tipo di club. Sicuramente, però, il mercato che stiamo facendo ci dice che da fuori quello che abbiamo costruito negli anni è stato percepito. Anche le giocatrici con cui parliamo oggi sanno quello che abbiamo fatto, conoscono la professionalità, la serietà e l’ambizione che trovano all’interno di questo club”. 

In questa stagione uno dei grandi cambiamenti è stato giocare alla Sciorba. Nonostante la retrocessione, c’è la possibilità che si continui a giocare lì?

“Lo confermo già. Abbiamo confermato la Sciorba. C’è stata, da parte mia in primis, la volontà di rimanere lì anche in Serie B. In Serie B avremmo potuto giocare anche ad Arenzano, ma vogliamo proseguire in città, per una questione logistica anche per i tifosi. Ci auguriamo di ritrovarli e ritrovarne sempre di più, che ci possano accompagnare nuovamente verso un ottimo campionato”.

Per avere un’idea, in percentuale, quando si parla di budget, cosa cambierà?

“È la metà. Rispetto alla Serie A si è dimezzato. Anche qui, fatemi spendere due parole. Oggi abbiamo già confermato parte dello staff, delle giocatrici e tutte hanno compreso questa situazione. Da parte loro c’è stata comprensione delle esigenze e delle disponibilità che abbiamo. Questo conferma davvero come ci sia un grande senso di quello che abbiamo costruito in questi anni e quanto queste giocatrici tengano a questo club, indipendentemente da un aspetto economico. Se forse c’è stata anche la consapevolezza di non aver dato il massimo l’anno scorso? Questo dovresti chiederlo a loro. Forse ribalterei il tutto su un desiderio di rivincita. Quello che ho percepito da loro è stata questa volontà di ricominciare per riscattare questa stagione. Sicuramente c’erano squadre come la Ternana, il Parma, il Sassuolo, dove c’erano caratteristiche diverse, ma sulla globalità i valori si equivalevano. Quello che riscontro da parte delle ragazze è questa volontà di rivalsa. Sarà una bella leva da utilizzare quest’anno”.

Le tappe quali sono adesso?

“Il 16 luglio si inizia con le visite mediche. Poi andremo dal 2 al 13 agosto a Sondalo in ritiro per il terzo anno di fila. Faremo un’amichevole il 7 agosto contro il Como Women, che è la società storica solo femminile. Poi il 13 agosto in chiusura andremo ad Erba a giocare contro il Como 1907, ossia la neopromossa che sta allestendo già una bella squadra”. 

A livello personale, qual è lo stato d’animo? C’è anche in te una voglia di rivincita? Hai avuto un momento in cui hai detto “basta, è finita, vorrei andare via”?

“No. Visto che ci sono anche avvicendate tante voci in questo mese, non posso negare che ci siano stati interessamenti da parte di altri club. Questo non lo posso negare. Il Genoa, però, fa un effetto particolare. Io arrivo da una città come Torino dove ci sono due squadre, la Juve e il Toro. Ho giocato alla Fiorentina dove c’è solo una squadra in città e c’è veramente una grande unione. Quello che ho percepito qui, in una città con due squadre, è il senso di appartenenza e la passione che ha Genova nei confronti del Genoa, che è qualcosa di incredibile. Da subito ne sono rimasta colpita, affascinata. Ho scelto il Genoa perché come sempre quando scelgo, scelgo un progetto perché ci credo e perché, tra pregi e difetti, ne sposo totalmente i valori, quindi la scelta di rimanere è stata presa in maniera molto lucida. Rimango per proseguire il lavoro che abbiamo fatto: mi sarebbe dispiaciuto anche lasciare questo lavoro così e, secondo me, questo club ha margini di crescita enormi con tutte le complessità che ci sono, in un territorio geograficamente ostile. A livello di impiantistica è sempre molto complicato.

Anche questo è un altro aspetto con cui ci troviamo a doverci confrontare quando ci troviamo in Serie A. Per dire: la Juventus si allena a Vinovo, l’Inter a Interello, il Milan al Vismara, il Sassuolo al Mapei Stadium. Anche questo è un altro aspetto che le giocatrici guardano molto. Quando si hanno un “handicap” (viene detto in senso non negativo, ma indicando che, per conformazione territoriale, è difficile trovare spazi per costruire un centro sportivo: un tema atavico e ben noto che prima o dopo andrà risolto, ndr) sul fronte centro sportivo e meno disponibilità diventa tutto più complicato, quindi ciò che veramente attira qua le giocatrici è un qualcosa di diverso. Il nostro contenitore magari non è così bello e appariscente, ma il contenuto è davvero di alto livello.

È di alto livello perché gli staff che abbiamo sono di alto livello. Per quanto mi dispiaccia aver perso delle persone, ne abbiamo due dell’area medica, fisioterapista e riabilitatore, che oggi sono con la prima squadra maschile. Questo per fare capire la qualità che c’è negli staff del Genoa Women. Di questo le ragazze si accorgono quando cominciano a lavorare assieme con loro. La mia volontà è proseguire tale percorso. Vediamo alla fine dell’anno dove ci avrà portato. Oggi ci ritroviamo a ricostruire tante cose e per certi versi è fare un passo indietro, ma vogliamo farne uno indietro per farne due avanti prendendo esperienza dalle cose che si fanno”.

A livello di settore giovanile c’è la volontà di proseguire nel percorso intrapreso e, esattamente come per il settore giovanile maschile, anche il settore giovanile femminile vuole  essere sempre più il club di riferimento per lo sviluppo delle giovani calciatrici in Liguria? Ci sarà continuità anche nei ruoli di responsabilità del settore giovanile del Genoa Women?

“Assolutamente sì. C’è già stata la conferma di Luca De Guglielmi, allineato al mio contratto per le prossime due stagioni. Anche lì c’è la volontà di proseguire nel percorso ed essere sempre più il club di riferimento per lo sviluppo delle giovani calciatrici. Quello che è un ridimensionamento economico non si traduce in un ridimensionamento del progetto, ma semplicemente in una riorganizzazione di determinate cose. Per questo faremo step magari diversi, ma assolutamente per proseguire sul settore giovanile. Qui restringeremo un po’ anche i gruppi per dare sempre più qualità, quindi anche a livello numerico cercheremo di ridurre un po’ i gruppi squadra, i numeri delle varie squadre proprio per dare più qualità con l’obiettivo di farle crescere perché poi l’obiettivo sarebbe ogni anno di avere il sogno di avere una Ruotolo da portare in prima squadra. Sappiamo che è difficile, soprattutto per un movimento come il nostro che alla fine sta lavorando in un certo modo solo da tre anni e mezzo, però questo è l’obiettivo che abbiamo nel settore giovanile. Non ci interessano vittorie, sconfitte, non è ai risultati sportivi che guardiamo oppure a cosa vinciamo, ma a quanto le giocatrici crescono. L’obiettivo che diamo sempre ai tecnici è quello di avere, a fine anno, un gruppo squadra che sia cresciuto individualmente. L’obiettivo è fare arrivare le giovani calciatrici sempre più pronte alla prima squadra e farle entrare nel gruppo della prima squadra”.


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