Finito il campionato 2025/26, per la gioia di chi ha manipolato il calendario atipico del girone di ritorno. È stato un uomo, sicuramente non un sistema elettronico che funziona solo sulle attribuzioni date, anzi probabilmente dalle TV che detengono i diritti televisivi, per evitare un finale di stagione inutile allo share con giornate scialbe e già decise.
Un derby, non solo quello di Torino, dove una squadra ha fatto fatica e un’altra ancor di più a raggiungere l’obiettivo, non può essere collocato all’ultima giornata di campionato senza prevedere scontri anche pesanti.
Il prato verde, come sempre, non tradisce: Inter, Napoli, Roma e Como in Champions. Obiettivo raggiunto e meritato per quanto fatto in stagione. Juventus e Milan in Europa League: vincerla una volta non sarebbe deplorevole, mettendo da parte tutti gli errori societari nel costruire le squadre.
In Conference League l’Atalanta, al palo Bologna e Lazio, squadre partite con altre ambizioni guardando le griglie di partenza.
Retrocedono Cremonese, Verona e Pisa. L’unica squadra a meritarlo davvero è stata il Pisa. Verona e Cremonese hanno iniziato troppo tardi a inseguire la salvezza. Il Verona ha messo i bastoni tra le ruote a tante squadre anche dopo aver avuto la matematica certezza della retrocessione; la Cremonese è rimasta furiosa per il risultato tra Sassuolo e Lecce della penultima giornata di campionato.
In Champions ci va il Como e i quattrini guadagnati con l’ingresso nella Coppa dalle grandi orecchie saranno subito investiti sul calciomercato. I proprietari indiani sono gli unici a poterlo fare. Farà scalpore in Europa che alla Champions partecipi una squadra senza uno stadio dove giocare e costretta a emigrare: la location scelta è Reggio Emilia, al Mapei Stadium.
Il campionato inizierà il 23 agosto, ma saranno quasi cento giorni caldissimi. Il 70% delle panchine sarà ribaltato e il calciomercato impazza già senza fare i conti con i prossimi allenatori che verranno scelti.
Nei primi giorni di luglio ci saranno i calendari: difficilmente verrà riproposto quello atipico. La Lega tenga conto delle richieste dei tifosi e degli abbonati: serve un calendario di orari e giorni delle gare proposto almeno mese per mese.
Il prossimo presidente della FIGC dovrebbe essere Malagò: è riuscito ad avere i voti necessari per essere eletto dalle società di Serie A, dall’associazione calciatori e dagli allenatori. Cosa avrà promesso? Alle squadre più titolate, che pensano sempre di essere le uniche a giocarsi l’Europa che conta, il campionato a 18 squadre dal 2026/27 o dal 2027/28, così da avere meno gare da disputare.
Sulle riforme e sui giovani italiani da inserire e far giocare, nessuna risposta. Si aspettano, non con ansia, i programmi elettorali di chi si presenterà alla carica di presidente della FIGC, che ha toccato il fondo del barile, non per colpa della Nazionale.
Tanti dubbi anche sulla prossima Associazione arbitri se non verrà ridotta a 22 arbitri, 30 assistenti e 15 VMO. Difficilmente ci sarà qualcosa di diverso: basta vedere le ultime designazioni, che sono state a vantaggio dei soliti noti della Top Ten e di “regalini” a tanti altri con una sola gara in Serie A per mantenere il diritto di non essere allontanati per motivi tecnici.
Finito il campionato, per la gioia della Fiorentina: Atalanta-Fiorentina 1-1. Tutti tranquilli, ma poche soddisfazioni per i tifosi presenti, in particolare quelli viola, che hanno contestato e fischiato, dopo la brutta stagione, società, dirigenza e qualche calciatore, soprattutto Albert al momento della sostituzione, mentre Vanoli è stato ringraziato per la salvezza raggiunta con qualche giornata di anticipo. Partita che potrebbe essere stata l’ultima sia per Palladino sia per Vanoli sulle rispettive panchine.
Bologna-Inter 3-3. Con la mente sgombra, goleada da una parte e dall’altra: si sono divertiti gli spettatori, meno i bolognesi, che difficilmente sono riusciti a vincere in casa nel girone di ritorno. Inter in scioltezza, viste le marcature da “sotto l’ombrellone”. Anche Italiano potrebbe lasciare i felsinei.
Lazio-Pisa 2-1. Non ha fatto fatica l’Aquila a volare più in alto del Pisa, arrivato alla 24ª sconfitta in campionato, la nona consecutiva. Toscani avanti e subito ripresi nel primo tempo, poi superati da Pedro, autore del gol con cui ha salutato la tifoseria laziale ancora assente dagli stadi. La consolazione dei tifosi sotto la Torre pendente è che la stagione sia finalmente finita. Il grande errore è stato licenziare Gilardino e prendere lo svedese Heljemark, che ambirebbe a restare sulla panchina toscana anche in futuro. Il popolo pisano si interroga: se non ha tirato fuori nulla in Serie A, cosa potrebbe fare in Serie B, campionato che nemmeno conosce?
Parma-Sassuolo 1-0. La sfida del “Tortellino” sulla via Emilia è stata vinta dalla squadra di casa, sotto i 33 gradi delle 14. I crociati di Cuesta tornano alla vittoria dopo tre sconfitte consecutive, sfatando il tabù Sassuolo che durava dal 2020. Fabio Grosso, dopo la salvezza arrivata con largo anticipo, non ha più saputo vincere: nelle ultime cinque gare, tre sconfitte e due pareggi. Prima Laurienté cicca il pallone sul dischetto del rigore al 47’, su assist di Berardi; poi arriva il gol parmense firmato Pellegrino di testa, a secco dalle Idi di marzo.
Napoli-Udinese 1-0. Conte arriva primo o secondo, difficilmente terzo, e al termine della partita ha confermato la sua partenza dal Napoli, acclamato da tutto il Maradona. Altri infortuni in casa Napoli: Alisson e Lobotka. Entra De Bruyne e con una pennellata d’autore permette a Hojlund di timbrare il sedicesimo gol in campionato. Udinese incapace di reagire dopo le ultime cinque trasferte positive.
Cremonese-Como 1-4. Altra maglietta commemorativa indossata dai lariani dopo la scorsa gara: prima “Como si dice Europa League”, a Cremona invece “si dice Champions”. Poker a una Cremonese partita troppo tardi per giocarsi la salvezza. Bello che il calcio abbia riconosciuto il merito di Fabregas nel campionato appena concluso, peccato che la squadra fosse composta quasi esclusivamente da stranieri. Vardy si è conquistato un rigore, ma il palleggio lariano ha ubriacato tutti gli altri. Cremonese retrocessa in Serie B, ma pronta a risalire.
Verona-Roma 0-2. Non è stata “fatal Verona” per Gasperini, anche se ha dovuto aspettare il 50’ per avere ragione dei veneti rimasti in dieci. Champions strameritata per Gasperini dopo le battaglie societarie e contro uno scaligero già retrocesso ma sempre combattivo. Malen sbaglia un rigore ma si riscatta subito grazie a un colpo di classe di Dybala: è il suo 14° gol stagionale da gennaio. In rete anche El Shaarawy per tranquillizzare Gasperini, servito dall’onnipresente Dybala con un colpo di tacco.
Milan-Cagliari 1-2. Disastroso Diavolo: perde con il Cagliari e saluta la Champions. I rossoneri, avanti dopo due minuti, si illudono, giocano male come sempre e vengono rimontati. Il calcio è pazzo ma non cieco e non poteva premiare il non-gioco di Allegri degli ultimi due mesi e mezzo, nonostante i 24 risultati utili consecutivi. Squadra costruita male da Tare e Ibrahimovic, senza un vero centravanti; il colpo Modric non è bastato a portare la croce per tutto il campionato. Allegri, dopo il vantaggio iniziale, ha sbagliato tutto tornando al “muso corto” e non fidandosi della propria squadra. I sardi lo hanno capito e hanno ribaltato la partita.
Torino-Juventus 2-2. Erano difficili i miracoli per Spalletti, che pareggia l’ultima con i rivali granata. Partita iniziata con 45 minuti di ritardo dopo i disordini prima del match, sia fuori sia dentro lo stadio. L’ordine è arrivato dalle autorità di pubblica sicurezza, anche su richiesta della tifoseria bianconera, dopo che un tifoso juventino era finito in codice rosso negli scontri esterni. Vlahovic firma una doppietta, quanto è mancato a Spalletti, ma il cuore granata — e il fatto che la Signora fosse già fuori dalla Champions all’intervallo delle altre gare — permette al Torino di trovare un pareggio meritato.
Lecce-Genoa 1-0. Si è chiuso un campionato ben recuperato da De Rossi, arrivato con nove giornate di ritardo. La consolazione nel Salento è stato l’esordio di tanti giovani che hanno lavorato tra prima squadra e Primavera. Dispiace che il Vecchio Balordo abbia chiuso quintultimo. In molti dimenticano che il vero campionato del Genoa è iniziato soltanto con l’arrivo di De Rossi, dopo il periodo Criscito-Murgita e il passaggio di Sassuolo. A Pegli si lavora già per migliorare il futuro campionato, senza dimenticare l’autoregolamentazione.
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