Nel dopogara della sfida tra Atalanta e Genoa (clicca QUI per leggere la cronaca) è intervenuto mister De Rossi dalla sala stampa. Ecco le sue dichiarazioni.
Eravamo il tre dicembre, era una delle sue prime partite al Genoa, faccia corrucciata, esperimenti, un Genoa totalmente diverso. Qual è la sua sensazione in questo momento? È cambiato il mondo in poco tempo…
“Sì, ne parlavamo prima della partita. Siamo venuti qui tra Verona in casa, dove al trentesimo del primo tempo eravamo sotto e virtualmente ultimi in classifica, e l’Udinese fuori casa. Due vittorie che ci hanno dato una grande spinta. Ero corrucciato perché avevo perso, ero corrucciato perché avevo la sensazione di aver fatto una formazione un po’ bizzarra, di non aver messo in condizione i giocatori di fare la migliore partita. A volte mi dispiace perché anche le mie scelte non aiutano, ma io dovevo preparare la partita con l’Udinese. Oggi abbiamo fatto una partita seria. Primo tempo molto buono, nel secondo tempo è uscito la qualità dell’Atalanta, ci siamo abbassati un pochino, loro hanno avuto delle occasioni ed è stato bravo Bijlow. Sono stati bravi anche nel blocco basso a concedergli solo dei tiri da fuori, però sono una squadra forte. Ogni cambio che facevano entrava uno più forte di quello prima e hanno veramente tanta qualità. Nel secondo tempo penso abbiano spinto molto, più oggi che a Genova, quando in dieci contro undici le occasioni maggiori per vincere la partita le avevamo avute noi. Siamo felici perché stiamo continuando un andazzo serio, al di à dei punti. Abbiamo fatto un’ottima partita, abbiamo fatto 50-60 minuti molto buoni contro il Como e continuiamo ad avvicinarci a quello che è l’obiettivo, cioè giocare alla pari contro queste squadre forti, continuare a ripetersi e giocare alla pari più possibili contro queste squadre”.
Il salto che avete fatto in questi mesi si vede anche dalla personalità con cui alcuni giovani vengono a giocare. Il tuo giudizio sulla partita di Amorim e su quella di Ekhator?
“Non so se posso dire che sono stati migliori in campo, ma poco ci manca. Poi guardi la partita di Østigard e sono tanti i giocatori che hanno giocato bene. Amroim continua a sorprendere. Lo abbiamo fatto giocare la prima partita contro il Pisa, quindi una squadra che aspetta in blocco basso. La seconda partita contro il Como, una squadra che palleggia molto. E la terza gliela abbiamo fatto giocare con una squadra che ti attende sempre uomo a uomo. Ha risposto presente, è stato bravissimo in tutte le partite. Sono notizie importanti per noi e per il futuro. E oggi a maggior ragione perché ha preso un giallo dopo pochi minuti. Eravamo più preoccupati di lui in panchina, ma l’ha gestito con personalità, senza uscire dalla partita. Abbiamo capito che cambiando la marcatura tra Ederson, che è uno che ti porta un po’ di più a fargli fallo, si riducevano i rischi, ma anche su De Roon ha continuato a fare la pressione. È stato bravissimo e ha fatto una partita incredibile”.
Questo è un punto pesantissimo, facendo anche inserimenti. Che impressione ti hanno fatto i tre davanti? È già un esperimento in prospettiva?
“Potrebbe essere un esperimento in prospettiva. Li volevo mettere. Sapevo di non avere Baldanzi e che Junior Messias non avesse novanta. Purtroppo abbiamo visto che non era forse nella condizione migliore, anche se nell’infortunio è complice anche un contrasto, un movimento sfortunato. Volevo mettere giocatori offensivi per giocare in verticale. Non volevo concedere ripartenze o palle rubate, non volevo giocare troppo nella mia metà campo, anche se poi siamo stati capaci di attivare spesso Bijlow e giocare uscendo anche da qualche pressione. Secondo me è un esperimento, ma soprattutto è la conferma che i ragazzi capiscono la partita che vogliamo fare. Giocano tutti e undici – anzi, tutti e sedici – la partita che abbiamo preparato. È STATA una partita seria e in futuro si può ripetere, anche se poi, ovviamente, per costruire la rosa cercherò meno giocatori attaccanti o prime punte come abbiamo adesso, ma più giocatori alla Baldanzi, che hanno passo, ma anche uno contro uno”.
Bijlow parlava già italiano nell’intervista post partita. Penso che sia stato un aspetto molto sottovalutato dall’opinione pubblica in Italia, perché comunque andrà a giocarsi il Mondiale con la nazionale olandese. Che ragazzo è? Ce lo racconta?
“Ha sempre giocato in un club, sempre lo stesso, e ha cambiato. Si è trovato di fronte a una nuova realtà e ci sono passato nella mia carriera. Non è facile se non ti lasci andare, se non te la vivi, se rimani chiuso nella tua villa, se stai sempre chiuso, se non parli con nessuno. Io, da italiano a Benoes Aires, ho iniziato a parlare spagnolo iniziando a mettere le “s” finali come nel “Ciclone”. Lui ha preso e si è buttato, ha studiato, studia. È importante anche che sappia parlare, comunicare, perché poi è il ruolo che ti chiede di comunicare, di capire le cose. È un ragazzo, solare, e mi è piaciuto subito appena l’ho visto. Mi hanno spiegato che aveva perso un po’ la titolarità, perché aveva avuto tanti infortuni, quindi il rischio vero e proprio era quello. Ma non era un rischio perché noi avevamo già un altro portiere validissimo, perché Leali aveva avuto un momento di calo, ma si stava riprendendo alla grande salvandoci in un paio di partite. È un ragazzo forte, che esce, che fa anche lui i suoi errori, ma è un ragazzo che mi sta piacendo molto e ho già comunicatoun po’ a tutti quanti che, per me, è giusto che sia lui il portiere titolare”.
A gennaio avete fatto la scelta di puntare sui giocatori di statura anche inferiore al metro e settanta, come Amorim e Baldanzi. Senza giudicare le scelte degli altri, le chiedo: è così difficile, in un calcio fisico come quello italiano, fare questa scelta?
“Nel calcio penso ci sia bisogno di fisicità, di dinamismo, di sapere scattare, di sapere dribblare un giocatore e lasciarlo prendere dietro e non farsi riprendere. I giocatori piccoli, lenti e statici non li voglio neanche io, anche fossero molto tecnici. Lo abbiamo visto: sia Baldanzi sia Amorim sono frizzanti, sono brillanti, quindi per me si sposano a pieno col nostro modo di giocare, perché ho voluto far alzare il tasso qualitativo della squadra, il numero di palle toccate a terra dei giocatori. Noi possiamo giocare con tutti i giocatori bassi, perché i numeri ci dicono che i calci piazzati sono molto decisivi non sono l’Italia, ma in giro per il mondo. Un certo numero di gol si fanno su calcio piazzato, quindi non puoi squilibrare con la squadra, ma abbiamo gente che sa saltare, gente che sa prendere posizione in area. L’altra cosa che non può mancare è la velocità. Per me gli attaccanti devono essere giocatori che quando vanno in profondità ti lasciano indietro. Queste sono le poche richieste che io faccio quando vado a costruire la squadra perché l’attaccante veloce e tecnico ha sempre fatto i gol o il centrocampista rapido, tosto, che fa bene un contrasto, è sempre stato utile. Poi un giorno troveremo un giocatore di livello superiore ai nostri e magari andrò in controtendenza rispetto a questo, però il giocatore deve essere bravo, deve sapere stoppare il pallone quando gli arriva la palla tra i piedi perché aiuta a giocare meglio tutti gli altri”.
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