Nell’ambito del convegno “Genova è il Genoa” ha partecipato il Presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, che ha dedicato al ricordo di James Richardson Spensley e all’iniziativa di ACG e Fondazione Genoa un lungo intervento. Significativa, in modo particolare, la sottolineatura finale che diventa più che altro un invito a trovare il modo di intitolare qualche luogo della città o qualche iniziativa alla memoria e al nome di Spensley, che per Genova si è speso e che di Genova si è innamorato.


“Purtroppo le cose partite bene, a volte finiscono male: (Spensley, ndr) morì in guerra come un altro genoano, Luigi Ferraris, che è morto nella stessa guerra e guarda caso anche lui era del Genoa. E guarda caso oggi il nostro stadio ha il nome di questa persona, mentre non abbiamo nulla che riguardi lo sport di Spensley. Questo è un problema che forse dovremmo risolvere, dico bene? Dovremmo fare qualcosa, vero o no? – ha evidenziato Bucci rivolgendosi al pubblico presente in via XX Settembre 41 e direttamente al club di Villa Rostan – “Sarebbe bello se il Genoa come club facesse un’istanza perché, magari suggerendo un campo da calcio, una statua o un’attività, il personaggio vanga riconosciuto: ha fatto tanto per la nostra città ed è giusto che noi lo riconosciamo. Quindi l’appello che voglio fare a voi e a noi come Regione Liguria, che sicuramente seguiremo: facciamo qualcosa per dare un riconoscimento, da parte della nostra comunità, a questo personaggio che ha fatto così tanto per tutti. Oggi siamo in un clima di guerra purtroppo, dove tante cose non sono più come 3/4 anni fa. Come ciascuno di noi, come tutti i tifosi, non ha mai perso la speranza nella propria squadra di calcio o di qualche altro sport, così noi non dobbiamo mai perdere la speranza in quello che sarà il futuro, soprattutto per i nostri figli. Anche voi avete fatto tante cose in passato – io me le ricordo – che hanno avuto una rispondenza nella società civile, non solo beneficenza, ma anche cose fatte bene, cose fatte per la comunità civica”.


Qui di seguito l’intervento integrale. “Ringrazio per l’invito, una piacevole sorpresa. Una piacevole sorpresa perché sapete che non sono tifoso di calcio, ma ogni tanto seguo. Lo facevo soprattuto da Sindaco, ma lo faccio ancora adesso. Soprattutto mi interessa sapere quali sono le pulsazioni dei cittadini. Sentire che i cittadini genovesi sono così appassionati per il Genoa è una cosa che, vi assicuro, anche confrontandomi con altri sindaci, fa dire a tutti che la passione che i genovesi hanno per il Genoa non è seconda a nessuno. Un dato molto positivo. Vuol dire che c’è anche affetto, non solo tifo, e talvolta bisogna distinguere. Il tifo talvolta porta a situazioni che non sono positive, ma l’affetto per una squadra, come l’affetto per un’associazione, come l’affetto che ho io per gli scout, sono cose che rimangono nella vita, dalle quali non ti staccherai mai. Sono valori enormi, che ti portano a fare anche cose che non ti aspetteresti”.
“Stasera siamo a parlare di Spensley e sono contento che ci sia anche la console inglese. Spensley ha seguito una missione del suo Paese, è venuto qui da noi e si è innamorato. Si è innamorato del modo di vivere della nostra città e ha soprattutto partecipato nel fare cose assolutamente importanti. Mi avete mandato il materiale, ho letto il materiale, mi sono reso conto che il Genoa Cricket and Athletic Club non l’ha fatto Spensley, ma l’hanno fondato prima. Questo io non lo sapevo, quindi l’ho imparato oggi e grazie per avermi dato questa opportunità. Il Genoa Cricket and Athletic Club ho scoperto che lo hanno creato prima e lui arrivò quando alla parola “Athletic” si sostituì la parola “Football”. A lui bisogna dare l’onore per aver portato avanti il discorso del football. Poi è stato giocatore, ha giocato anche tanto, ha fatto anche allenatore, quindi è un personaggio che ha fatto tanto per la nostra città, oltre ad avere gestito tutti gli equipaggi inglesi delle navi che venivano in città, perché non dimentichiamo che il suo lavoro era quello. Lui è stato un medico, medico per gli equipaggi inglesi che venivano qui in città perché tutte le navi inglesi a quell’epoca passavano da qui. Anche adesso, ma all’epoca ancora di più. Quindi voglio dire, parliamo di un personaggio veramente multitasking, complesso, capace di fare tante cose. È un personaggio che ha fatto tanto per questa città”.


“Spensley ha portato qui a Genova, prendendo spunto da un altro inglese, Lord Baden-Powell, gli scout, un’esperienza educativa per i giovani che lascia il segno, lascia il segno con la passione esattamente come c’è la passione per la squadra di calcio. Io ci sono stato 15 anni, ho fatto anche il capetto quando ero più grande, sono andato via a 27 anni, ma questa esperienza me la porto dentro. Me la porto dentro perché come la squadra di calcio, come chi lavora in una squadra, così anche negli scout si imparano cose importanti. Sapete cosa vuol dire stare in una squadra e stare in una squadra vuol dire intanto imparare a faticare, imparare talvolta a soffrire, imparare lo spirito del team, imparare che talvolta è meglio che tiri tu perché sei in una situazione migliore di me: io ti passo la palla, così il gol lo fai tu anziché io. Spensley ha fatto tanto per la nostra città e per l’Italia stessa. Football e scoutismo sono entrati in Italia per merito suo. Purtroppo le cose partite bene, a volte finiscono male: morì in guerra come un altro Genoano, Luigi Ferraris, che è morto nella stessa guerra e guarda caso anche lui era del Genoa. E guarda caso oggi il nostro stadio ha il nome di questa persona, mentre non abbiamo nulla che riguardi lo sport di Spensley. Questo è un problema che forse dovremmo risolvere, dico bene? Dovremmo fare qualcosa, vero o no? “Sarebbe bello se il Genoa come club facesse un’istanza perché, magari suggerendo un campo da calcio, una statua o un’attività, il personaggio vanga riconosciuto: ha fatto tanto per la nostra città ed è giusto che noi lo riconosciamo. Quindi l’appello che voglio fare a voi e a noi come Regione Liguria, che sicuramente seguiremo: facciamo qualcosa per dare un riconoscimento, da parte della nostra comunità, a questo personaggio che ha fatto così tanto per tutti. Oggi siamo in un clima di guerra purtroppo, dove tante cose non sono più come 3/4 anni fa. Come ciascuno di noi, come tutti i tifosi, non ha mai perso la speranza nella propria squadra di calcio o di qualche altro sport, così noi non dobbiamo mai perdere la speranza in quello che sarà il futuro, soprattutto per i nostri figli. Anche voi avete fatto tante cose in passato – io me le ricordo – che hanno avuto una rispondenza nella società civile, non solo beneficenza, ma anche cose fatte bene, cose fatte per la comunità civica”.


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