Il Responsabile del Settore giovanile del Genoa, Roberto Trapani, ha fatto il punto sullo stato dell’arte in casa rossoblù dal punto di vista della crescita dei giovani calciatori rossoblù, guardando anche ai progetti futuri e ai passi avanti che il movimento potrà fare.

Innanzitutto parliamo subito di questa vittoria del Genoa Primavera che vi mette sempre nelle condizioni di rincorrere i playoff…

“Una vittoria che arriva dopo un periodo sicuramente meno positivo dal punto di vista dei risultati, ma estremamente positivo per quanto riguarda le prestazioni. Oggi abbiamo giocato contro l’ennesima squadra più vecchia di noi, c’erano in campo sei tra 2006 e 2005. Dobbiamo guardare il nostro percorso e il nostro percorso dice che oggi siamo molto contenti perché ha segnato un 2008 nel quale crediamo tanto. Volevo fare i complimenti allo staff e anche ai ragazzi perché hanno sempre avuto grande professionalità e grande costanza: oggi è una vittoria sicuramente meritata. Ci tengo ancora di più a precisare che siamo contenti della prestazione perché abbiamo fatto un primo tempo di alto livello. La squadra è cresciuta e abbiamo avuto l’opportunità di vedere tre ragazzi diversi rispetto all’ultima formazione perché per noi è importante valorizzare più numeri possibili di questa rosa”.

Viene la spontanea alla domanda: ci tenete ad andare ai playoff? Se giocassero tutti quelli che si allenano con la prima squadra molto probabilmente l’obiettivo, il sesto posto, si potrebbe raggiungere?

“Sicuramente quando si ha la matematica possibilità di raggiungere un traguardo è giusto crederci. Siamo partiti avendo la possibilità, come Primavera, di allenarci sempre con un numero molto elevato. Poi, da quando è arrivato mister De Rossi – e grazie a Dio, dico io – ci ha chiesto tanti ragazzi in prima squadra, quindi durante la settimana anche per lo staff programmare l’allenamento è sempre subordinato alla prima squadra, ma è giusto che sia così. Questa categoria è il serbatoio della prima squadra. L’aspetto più importante, al di là dei playoff – che è un obiettivo come altri – è che oggi noi abbiamo la possibilità di avere tanti ragazzi che mantengono alto il livello e anche il nostro allenatore della prima squadra l’ha confermato. Avere tanti ragazzi che salgono con continuità e mantengono un livello di allenamento alto per noi è un primo step, un primo traguardo”.

Tanti obiettivi e mancano ancora due mesi, ma già siete vicini a raggiungere i playoff con le varie Under. Insomma, il Genoa è vicino a tanti di questi obiettivi ed è un’altra scommessa vinta…

“Dico sempre che, vincendo, si ha la possibilità di creare una mentalità vincente se si è in grado di comprendere cosa significhi la sconfitta. A livello formativo educhiamo tanti ragazzi a questo. Io credo fermamente che col lavoro e con le prestazioni i risultati siano una conseguenza e oggi ne abbiamo avuto la riprova perché era una partita tutt’altro che semplice”.

Il Genoa come società vi sta dando una mano, ma la domanda che ci facciamo da tanti anni a Genova è: riusciamo a fare un “Genoanello” dove si possa vedere un allenamento di quattro o cinque squadre insieme. Ci si riuscirà?

“Allora, questo è uno dei primi obiettivi che ci siamo dati. Sappiamo che è difficile soprattutto a livello geografico sul territorio, però è una cosa che io ho detto al nostro CEO Blazquez, che è molto attento a questo aspetto strutturale. Al di là che rappresenti o meno un asset per il club – e questo non è compito mio dirlo – però come area sportiva, se si riuscisse a centrare questo obiettivo, per noi sarebbe un ulteriore upgrade. Avere la possibilità di allenarsi insieme diventa sicuramente molto più semplice e più utile prima di tutto per i ragazzi. È uno degli obiettivi che ci stiamo prefiggendo, è difficile raggiungerlo perché ci vuole programmazione e ci vuole un po’ di tempo, ma credo che tutta la società sia orientata a questo, sia l’area sportiva che l’area del management”.

La società ha fatto un grande sacrificio, con l’aiuto dei tifosi, perché ha messo in piedi una specie di Masia in stile Barcellona a Cornigliano dove crescete, fate studiare, preparate questi giovani alla vita. Questo è un aspetto importante…

“Sì, come abbiamo già detto è un primo step. Seguirà, speriamo, il centro sportivo. Questo però deve farci avere una responsabilità ancora in più rispetto a quello che oggi conduciamo nel lavoro quotidiano dal momento che sappiamo qual è stato l’impiego dei tifosi e l’impiego del club e questo significa soltanto una cosa, ossia che oggi il Genoa crede molto nel settore giovanile e crede molto non soltanto in forma teorica ma in forma pratica ed economica nelle nuove risorse. Risorse che poi rappresenteranno un asset per il club”.

Quanti giovani avete ingaggiato quest’anno in generale dall’inizio della stagione?

“Sono entrati, tra mercato estivo e mercato di gennaio, circa 25 ragazzi. Hanno sicuramente fatto bene in questa prima parte di stagione, ma dico sempre che ai ragazzi nuovi che arrivano va dato il tempo di emergere. Non dobbiamo essere veloci, rapidi e superficiali nelle valutazioni. Sia sulla Primavera che su altre annate abbiamo avuto la possibilità di fare un mercato estero, anche se per me l’obiettivo principale rimane quello di dare valore al territorio e alla Liguria”.

In tal senso,  quanti liguri avete ingaggiato e quali sono i rapporti di Trapani con i settori giovanili delle squadre liguri di altre categorie?

“Sono circa il 50%. Noi abbiamo la fortuna di avere una rete di scouting sviluppata molto bene sul territorio ligure. Dbbiamo essere bravi in questa seconda parte della stagione a fare un ulteriore step, che è quello di essere ancora di più radicati con le scuole calcio e con il territorio. Uno step che oggi ci siamo prefissati. Per esempio, noi facciamo un progetto da quest’anno sia per l’Italia che per l’estero che è il progetto Academy per quanto riguarda le affiliate, che ha un compenso economico da corrispondere al Genoa, una sorta di royalty per l’estero e per l’Italia, mentre per le società liguri questo sarà gratuito perché deve essere non soltanto una partnership commerciale, ma anche una partnership tecnico sportiva. Questo è un primo passo, un primo step, ma non basta. Dovremo essere sempre più bravi nei rapporti quotidiani: tante realtà hanno bisogno di sentire la nostra vicinanza e questo è un obiettivo che ci siamo prefissati”.

Quanti osservatori ti sei portato dietro in giro per tutta l’Italia?

“Diciamo che i ragazzi che abbiamo avuto la possibilità di portarci dietro quest’anno sono circa sei. Abbiamo trovato persone molto, molto preparate qui, quindi mi è parso giusto, nel primo anno, dare continuità al lavoro svolto, un lavoro che è stato estremamente proficuo e positivo. Pian piano i nuovi si sono integrati coi vecchi, un po’ come succede coi calciatori, ma questo deve essere assolutamente un traguardo da raggiungere e, insieme, siamo uniti rispetto all’obiettivo che ci siamo dati”. 

Direttore, i giocatori che arrivano dall’estero non li prendete con l’algoritmo. Avete qualcuno che ve li suggerisce?

“Sì, integriamo l’area di utilizzo dei dati con l’area dell’osservazione con l’occhio umano. Credo molto in questa seconda parte, anche se ho una forma mentis e uno studio sulla prima. Anche lì dobbiamo essere bravi a integrare perché una non esclude l’altra, ma tante volte i dati supportano una valutazione. Come database si ha un database inferiore rispetto alla prima squadra sui giovani, soprattuto a livello di mercato estero. Come già detto precedentemente, penso che nella prossima stagione faremo qualche inserimento in meno dall’estero e sempre di più per valorizzare il territorio e i giocatori italiani. Deve essere un obiettivo, anche per poter dare i giocatori alla Nazionale”.

Speriamo che lo capisca la FIGC perché si parla sempre di giovani che devono giocare in prima squadra, che devono essere lanciati, ma tutte le domeniche il 79% di quelli che giocano in Serie A sono stranieri. A quel punto avere gente di 17, 18 o 19 anni che aspetta sempre di fare il salto e dopo non riesce a farlo diventa una cosa difficile da gestire da parte tua e da parte di tutta la società…

“Sì, dobbiamo essere bravi a colmare questo come movimento – e non solo come Genoa – questo gap che c’è tra Primavera e prima squadra. Lo si fa attraverso staff preparati, lo si fa attraverso strutture e poi lo si fa attraverso un po’ più di coraggio. Noi su questo siamo fortunati perché sia la proprietà che il nostro CEO sono molto attenti a queste dinamiche. Come movimento possiamo provare a far di più, possiamo provare a ringiovanire un po’ il campionato Primavera. Come vi dicevo prima, oggi siamo contenti di aver avuto l’opportunità di far fare un bel gol dopo quello con l’Atalanta ad un 2008. Noi abbiamo bene a mente quali siano gli obiettivi rispetto alla valorizzazione dei giovani. Credo che sia un ragionamento da fare più ad ampio raggio, però la possibilità di avere più giovani non deve essere più una possibilità, bensì un obiettivo di tutti”.

Ha parlato di valorizzazione del territorio. A me incuriosisce molto, anche per sottolineare che a Genova si fa sempre un lavoro che va in over performance rispetto a quello che il territorio può offrire, questa domanda: il territorio ligure, sulla base dell’idea che vi siete fatta come scouting e rapporti con le società, quanto può offrire in termini giocatori da portare dall’Under 15 in su? La Liguria e il Genoa quanto possono rappresentare il loro territorio in termini calcistici?

“Io arrivo da una società, la Roma, dove come territorio numericamente si aveva la possibilità di avere sicuramente numeri molto più alti e, di conseguenza, tanti ragazzi in più che giocano. La Liguria è un territorio dove quello che viene “offerto” deve essere da noi colto e dobbiamo essere bravi ad arrivare per primi ed essere i più bravi a valorizzarlo. Anche questo è uno degli obiettivi che ci siamo posti con il management, un po’ per quello che vi ho detto prima e un po’ perché anche da un punto di vista tecnico quando si ha la sensazione di avere dei ragazzi che tifano Genoa, che sono qui da tanti anni, magari poi anche in campo quella corsa in più la fanno, quella voglia in più ce la mettono, quel duello in più lo vincono, quindi c’è anche un aspetto prestattivo oltre che formativo. Noi siamo qua per fare questo e speriamo di farcela”.

In queste settimane ci sono stati tanti primi contratti da professionisti firmati. Baccelli, Pellegrini la settimana scorsa, ma ancora prima Brizzolari, Scaglione, e tanti altri. Ce n’è qualcuno ancora in cantiere che ci può spoilerare?

“No, ma per il fatto che non ne abbiamo in questo momento ancora discusso, però ci tengo a precisare che non è una cosa scontata perché per il Genoa sottoporre a contratto un giocatore, anche giovane, è un investimento importante e, allo stesso tempo, una nostra responsabilità dato che non dobbiamo sbagliare gli investimenti. È chiaro che con una nuova normativa che prevede, purtroppo, la libera circolazione dei ragazzi in Italia si è un po’ vincolati su questo e si deve essere bravi ad anticipare contratti di apprendistato e professionisti. Dico sempre che dalle necessità può nascere un’opportunità e, magari, si è bravi a cogliere qualche opportunità, avere qualche ragazzo legato con noi in maniera continuativa. È uno degli obiettivi che ci siamo prefissati e insieme a tutti quelli di cui abbiamo parlato prima”.

Complimenti perché state continuando sulla vecchia strada del settore giovanile che ha lanciato Michele Sbravati, ma voi continuate a farla migliorare…

“Speriamo di essere all’altezza. Come detto l’altra volta, con Michele ho un ottimo rapporto, è per noi giovani un esempio nel calcio italiano. Dobbiamo essere bravi ogni anno a dare continuità al lavoro dell’anno precedente e insieme, uniti, ce la faremo”.


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