Nel dopogara della sfida tra Genoa e Bologna (clicca QUI per leggere la cronaca) è intervenuto mister De Rossi ai microfoni di DAZN. Ecco le sue dichiarazioni, che ripartono da un’altra storica rimonta del Genoa, che da 0-3 vinse con la Roma per 4-3.
“La guardai dal divano, me la ricordo quella partita: ero squalificato e infortunato. Me la ricordo perfettamente. La sensazione quando stai in questo stadio qui è che, quando la partita sta andando male, basta qualcosa per poterla girare perché chi veste questa maglia ha un cuore particolare e lo stadio poi ti spinge e fa il resto. Ovviamente gli episodi ci hanno avvantaggiato come in altre circostanze ci hanno penalizzato, ma dopo non è facile trovare la qualità e il cuore di questi ragazzi che hanno saputo spingere fino alla fine”.
Su come ha caricato la squadra dopo l’episodio del rosso a Skorupski: “Mancava mezz’ora, quindi non era ancora finita. Abbiamo giocato contro l’Inter, perdevamo 2-0: un gol ha ribaltato tutto e ha reso tutto possibile, poi non è arrivato il pareggio. Perché, però, devo mollare prima ancora che la partita sia finita? In parità numerica era una partita un po’ particolare: stavamo giocando molto in verticale, molto palla lunga sia noi che loro. Loro erano stati molto più bravi di noi sulle seconde palle e ha messo un po’ di peso sulla loro bilancia per quanto riguarda il predominio. Ovviamente la superiorità ci ha dato una mano, ma una mano ce l’ha data anche la qualità dei nostri giocatori che hanno fatto delle cose incredibili. Qual è stato il gol più bello? Non lo so, non lo so. Mi piace particolarmente quello di Ekuban perché l’ha fatto uno uguale, identico, ieri in allenamento. Mi piace tanto che sia arrivato un gol da parte di Messias e da parte di Ekuban perché sono due ragazzi che conoscono questa piazza, che amano questa piazza, che soffrono tanto gli infortuni che hanno subìto in questi mesi (e anche precedentemente nella loro carriera), ma hanno una qualità incredibile e hanno un grande cuore. Bisogna saperli prendere e penso che siano dei grandissimi giocatori e dei grandissimi uomini. Poi il gol di Ruslan per noi è una garanzia: non ne fa spesso di queste punizione, ma dobbiamo fargliele riprovare”.
A proposito di questo, dei segnali degli attaccanti, erano questi i segnali che voleva? Forse anche per non andare sul mercato a pescare qualcun altro? In rosa ci sono forse i nomi giusti per poter andare avanti fino a fine stagione?
“Questa rosa è una rosa forte. L’ho sempre detto, è una rosa di qualità e penso che il mercato sia lì a disposizione di tutti per trovare qualcuno di più forte, se dovesse arrivare. Questa è una partita che potevamo anche perdere, quindi noi dobbiamo essere consapevoli che il nostro percorso di miglioramento non è finito. Forse non siamo neanche a metà. È poco che lavoriamo insieme, anche se ormai mi sembra di stare qui da una vita, e penso che dobbiamo parlare di calcio quando andiamo ad analizzare la rosa, quando andiamo ad analizzare quello che vogliamo e non farci cullare dall’onda dell’entusiasmo, ma essere abbastanza realisti. Perché se leggi i nomi questa è una squadra che deve essere dal decimo posto in su, poi ogni nome ha la sua storia, i suoi infortuni, la sua età, la sua situazione. Dobbiamo, quindi, andare a capire quello che sta succedendo. Se ancora oggi abbiamo preso pochi giocatori è proprio perché non mi va bene di prendere uno qualsiasi. Non è, come leggo da qualche parte, che la società è immobile, che la società è ferma, ma sono io che le boccio quelli che per me non sono più forti dei miei giocatori. Devo dare rispetto a quelli che fino ad oggi mi hanno dato il cuore, mi hanno dato tutto in questa squadra. Poi loro sanno le regole del gioco: se arriverà uno più forte, io cercherò di prenderlo”.
A che lettera della parola “salvezza” siamo?
“Che c’è prima della “S” (sorride, ndr). No, siamo lontani perché mancano tante partite, perché ogni partita ha dieci partite all’interno. Siamo molto lontani. Non so gli altri risultati, non so niente, non so che ha fatto il Parma, ma so che con questo cuore qui io, alla mia squadra a fine partita dopo l’Atalanta o dopo l’Inter, ho detto che dentro questo stadio noi festeggeremo la salvezza. Io devo parlare di questo e adesso finisce la partita, mi mangio un boccone e poi me la riguardo perché il primo tempo sono stati commessi degli errori e forse il primo l’ho fatto io con una formazione un po’ più particolare. Noi dobbiamo pensare a fare i nostri punti, però se quelli intorno perdono qualche punto è un bene per noi”.
È per partite ed emozioni come queste che hai accettato questa piazza?
“Al cento per cento. È per partite ed emozioni come queste che sto qui, lontano dalla mia famiglia a fare questo lavoro che un’ora fa mi vedeva distrutto dentro lo spogliatoio dove facciamo i cambi, dove pensiamo a quello che dobbiamo fare nell’intervallo. Io faccio questo lavoro per le emozioni perché non mi bastano tutte quelle tantissime emozioni che ho vissuto in carriera, che sono state indimenticabili, incancellabili. Voglio sentirmi vivo e penso che voglio fare questo lavoro, ma se proprio dovessi pensare a dove voglio sentirmi vivo una piazza così te lo fa vivere tutto quanto al doppio di altri posti“.
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