A due giorni dalla sfida del Ferraris, il tecnico del Genoa, Daniele De Rossi, è intervenuto in conferenza stampa per presentare la sfida contro il Milan.
Che settimana è stata? La prima settimana in cui avete lavorato in sette giorni e con più tempo. Lo fate dopo questa settimana perfetta che avete vissuto. Cosa vi ha dato in più?
“Ci ha dato un po’ più di tempo per prepararla. Sicuramente questo è un piccolo vantaggio che abbiamo rispetto al Milan. Abbiamo lavorato, abbiamo ricominciato a spingere un pochino, mentre la settimana precedente avevamo solo semplicemente gestito i carichi, i minutaggi e qualche piccolo acciacco. Siamo andati un po’ più nel profondo. Abbiamo avuto un po’ più di tempo per analizzare quello che vogliamo fare e quello che abbiamo fatto. È proprio in questi momenti, quando le cose vanno bene, che vanno analizzate bene. E anche quando non vanno molto male. Quando vanno molto bene si devono andare a cercare le cose che ancora non stiamo facendo bene, perché ci sono, e cercare di migliorarle. Quindi con un po’ di tempo in più abbiamo toccato questi aspetti qui”.
Che idea si è fatto del Milan dopo la partita persa ieri col Ferencvaros?
“Diciamo che io la partita la ho guardata più dal punto di vista tecnico e tattico anziché sui loro alti e bassi. Ho valutato quello che vedo in campo, i giocatori che hanno e anche quelli che non hanno, come Chukwueze e Saelemaekers. Credo che siano una rosa tra le prime tre del campionato. Molto forti. Costruita in una maniera che a me piace molto, che piacerebbe molto avere come tipo di caratteristiche nella mia squadra. Ovviamente è una squadra per provare a vincere il campionato e credo che lotteranno fino alla fine. Mi sembrano in crescita. Moralmente il derby lascia delle scorie positive. Ieri sera non hanno fatto la loro miglior partita, ma è vero che hanno anche cambiato tanti interpreti. Ci aspettiamo una partita molto difficile, contro un avversario fortissimo come lo era la Juve. Forse con ancora più individualità all’interno del campo”.
Recupera Venturino e Havel, che in ottica futura sicuramente le daranno più scelta, con caratteristiche differenti
“Sono contento di averli ritrovati in campo e vorrei riportarli in panchina domenica per un ruolo da protagonisti del gruppo, non spettatori. Non hanno ancora alle spalle minuti in allenamento o carichi adeguati per buttarli dentro, ma per caratteristiche sono importanti. Havel è una punta che ci dà grande profondità e, soprattutto, Venturino potrebbe essere quell’esterno di fascia che ha capacità di saltare l’uomo con grande gamba. Tornando in condizione – e penso che non ci metterà tantissimo vista la sua professionalità – diciamo che Venturino potrebbe essere il grande acquisto di novembre“.
Come si gestisce questo entusiasmo che arriva dopo una settimana perfetta?
“L’entusiasmo lo gestiamo sempre nella stessa maniera, andiamo un po’ a dosare quando le cose vanno male e fuori c’è negatività. Cerchiamo di dosarlo per far rimanere un po’ di equilibrio all’interno. Lo facciamo anche, questo sì, parlando dei numeri, dei dati, delle cose concrete che abbiamo incontrato in campo e che abbiamo fatto in campo. Per questo motivo abbiamo cercato di spostare l’attenzione su quanto di buono era stato fatto nelle prime cinque partite, perché c’è stato qualcosa di buono che abbiamo fatto nelle prime cinque partite e in questo momento bilanciamo. È un mondo un po’ pazzo il nostro, oscilla in maniera molto veloce, e noi dobbiamo rimanere con i piedi per terra perché siamo la stessa squadra.
Dal punto di vista degli allenamenti non ho dovuto motivare nessuno: questa è una squadra che si allena sempre bene, a prescindere da quale sia l’umore della tifoseria o l’umore nostro. Guardare lontano e puntare in alto mi piace, ma il nostro obiettivo è fare una grande partita contro il Milan, perché la fortuna è che è talmente recente il momento di scoramento, il momento di contestazione, il momento di “via tutti” che non possiamo dimenticarcene e, purtroppo, manca talmente tanto che la strada è veramente lunga e a tornare a vivere momenti meno felici di questi ci si mette un attimo”.
Il Milan è forte anche sugli esterni. Può essere un’idea sfruttare questo modulo, questo modo di giocare, con Vitinha e Vasquez da una parte, Ehizibue ed Ellertsson dall’altra, oppure conviene mantenere un 3-5-2, un 3-4-3?
“A Lecce lo abbiamo fatto anche nel primo tempo, in fase di blocco basso, in fase di difesa bassa, il 4-4-2. Da quella parte Gallo ci ha messo un po’ in difficoltà, anche perché a Wiafe avevamo dato un doppio compito che forse gli abbiamo spiegato non benissimo, quindi ha fatto una grande partita, ma ogni tanto non erano molto oliati i meccanismi tra lui ed Ellertsson, anche perché era la prima volta che lo facevano. In fase offensiva potrebbe essere che possiamo continuare a giocare con questo tipo di modo di attaccare le fasce, anche se poi quando giochi contro una squadra che gioca con quinti sulle fasce, le ampiezze le trovi quasi sempre occupate, quindi potresti cercare di andare ad attaccarli in un’altra maniera: sia così sia magari più per vie centrali. Come li vedi loro non vorrei dire che sono spaventosi, ma sono forti. Sanno giocare anche giocare, perché dentro è inutile che citi i loro centrocampisti: basti pensare a Modric e Rabiot, al fatto che Pulisic giochi esterno, ma giochi molto anche tra le linee. Diventa complicato e dobbiamo essere perfetti come lo siamo stati con la Juve, ancora un po’ di più secondo me, perché vengono in un momento mentale forse ancora più positivo e hanno proprio individualità che la Juve forse in quel momento, quando ci ha affrontato, aveva in infermeria. Tanti cambi, tanti giocatori forti, dobbiamo stare molto attenti, a prescindere da quella che sarà poi l’interpretazione del nostro modulo offensivo e difensivo”.
Avete vinto tre partite di fila e quattro di fila non si vedono al Genoa dal periodo del primo Gasperini. Sapendo come avete anche affrontato sempre le big, canta voglia c’è di continuare questa striscia e quanto può aiutarvi l’approccio che state avendo nelle gare, con 8 gol su 10 nella prima mezz’ora? Quanto è importante partire bene, al Ferraris?
“Lo è in quello stadio lì e lo è per le squadre in generale, perché partire bene dà subito un imprinting della partita, un’idea chiara di quello che vogliamo fare. È ovvio che l’ideale non sarebbe partire bene, ma sarebbe fare novanta minuti simili a quelli che abbiamo fatto con la Juventus, perché poi alti e bassi fisiologici ci sono stati, ma siamo rimasti in partita all’interno della gara per tutti e novanta i minuti. Sicuramente l’approccio sarà molto importante. Gli stimoli noi ce li prendiamo, li vogliamo, le citiamo ogni tanto queste cose che mi scrive anche Luca, queste ricorrenze, queste statistiche, perché sono tutti quanti obiettivi piccoli. Micro obiettivi all’interno di un macro obiettivo che è quello di salvare il Genoa. Andare però a Lecce sapendo che abbiamo fatto zero punti in trasferta, per me deve essere una cosa – i giocatori la sanno – che te la devi portare dentro. Non è che se avessero avuto più punti avrebbero giocato peggio, ma comunque devi sapere che non è possibile che un giocatore che si rispetti faccia zero punti in 10 partite in trasferta perché poi in casa ne hai fatti di più.
Non possiamo permettere di farci dire che siamo forti solo al Ferraris perché c’è la gente: sono tutti piccoli stimoli che noi andiamo a tirare fuori, a snocciolare, fermo restando che poi giochi in casa contro il Milan con 30mila spettatori e gli stimoli ci sono a prescindere dall’aver fatto un piccolo record o un certo numero di vittorie di fila. Noi dobbiamo fare il nostro campionato per la classifica e sappiamo quello che significa per i nostri tifosi questa partita – lo sappiamo, ce lo ricordiamo ogni giorno con i giocatori e lo andremo a ripetere, a rinfrescare anche domenica mattina”.
Un anno di De Rossi sulla panchina del Genoa. Che effetto le fa?
“Dopo la Roma è il club nel quale ho vissuto più tempo di tutti, perché poi al Boca sono stato un po’ di meno, alla SPAL sono stato di meno e quindi rimane qualcosa di presente, di tangibile e di costante e spero anche di futuro. In ogni caso, penso che rimarrà sempre qualcosa di importante per me nella mia vita, quello che è stato il Genoa, quello che è il Genoa e quello che rimarrà all’interno della mia mente, perché è un club che mi ha affascinato dal primo giorno. Ha uno stile di vita, uno stile di tifare, di volersi bene che mi ha dato tanto, mi ha insegnato tanto e mi ha rapito e conquistato. Ripeto: l’avrei detto anche se la ricorrenza fosse caduta alla quinta del campionato perché – a parte i social, che sono un terreno di cui abbiamo già parlato . io all’interno dello stadio, in Corso Italia o in giro sotto casa non ho mai ricevuto dimostrazioni o proteste o manifestazioni di dissenso o di poca fiducia. Qui, all’interno del centro sportivo, la società, i giocatori e i tifosi genoani mi hanno sempre trattato da Dio e cerco di restituire un po’ quello che ho avuto da questa gente. Starci un anno è un bel traguardo per uno che poi, dopo essere stato vent’anni nello stesso posto, inizia questa nuova carriera che probabilmente lo porterà a cambiare varie squadre”.
Il Genoa ci ha abituato a fare un undici di partenza di qualità oppure a tenere i pezzi da novata per il secondo tempo. Per questa partita ha già delle idee?
“Se non avessi idee a due giorni dalla partita sarebbe preoccupante. Stiamo valutando tante cose, sia l’aspetto tecnico, sia l’aspetto mentale, sia l’aspetto fisico dei nostri avversari che hanno una struttura importante in tutti i giocatori che mettono in campo. Valutiamo un po’ tutto. Dobbiamo fare una partita seria, non dobbiamo montarci la testa: noi siamo una squadra di media o bassa classifica e questi sono i numeri che lo dicono. Non è che io voglia sminuire il Genoa o il nostro lavoro. Loro sono una grande squadra, quindi dobbiamo essere coraggiosi, aggressivi, più che aggressivi, ma sempre sapendo che incontriamo una squadra che, se siamo troppo spavaldi, potrebbe farci veramente molto male. Basti pensare che una settimana fa hanno vinto meritatamente contro la squadra più forte d’Italia”.
Che cosa chiede ancora alla squadra, la cosa su cui potete lavorare per migliorare ulteriormente? Dove può arrivare questo Genoa?
“Dove può arrivare lo vediamo in corso d’opera perché veramente, se avessimo parlato di questo qualche settimana, fa avremmo avuto dei panorami diversi, delle prospettive diverse, però può arrivare. E può farlo perché intanto quello che ci ha tirato fuori in questo momento da quella situazione – che è ovviamente momentanea – è stato il cuore dei giocatori, l’atteggiamento dei giocatori, il lavoro dei giocatori. Quando c’è questo è una base molto alta da cui partire. Quello che chiedo io sono cose diverse, intanto dal punto di vista mentale. Ambizione e non mediocrità. Abbiamo vinto un po’ di partite, adesso perdiamo col Milan, non ci dice niente nessuno, c’è la sosta. Ecco, questo è un accettare un destino che a me non piace, che non mi riguarda e proprio i punti che abbiamo fatto ci dimostrano che, anche se avessimo pareggiato o perso con la Juve, nessuno ci avrebbe detto niente facendo due punti in meno di quello che abbiamo fatto. Invece i punti li possiamo andare a raccogliere anche nelle partite meno facili in teoria, meno agevoli.
Chiedo una crescita continua e costante dell’ambizione, della voglia, del coraggio di andare a giocarci in tutte le partite cercando di vincerlo. Dopodiché chiedo una cosa tecnica, tattica: noi dobbiamo gestire meglio la palla. Siamo in fondo alle classifiche di passaggi utili, passaggi chiave, giocate utili, la qualità del nostro gioco non è abbastanza alta e aumentarla sono strasicuro che non ci renderebbe meno pratici, meno verticali, meno squadra, ma aumenterebbe ancora di più i dubbi che avrebbero i nostri avversari. Siamo molto forti in verticale, molto forti in profondità, ma secondo me non possiamo appoggiarci sempre e solo a questo, perché abbiamo giocatori forti fra le linee, abbiamo giocatori forti che giocano a centrocampo. Dobbiamo iniziare ad attivarci e ad iniziare le azioni anche passando per il centro del campo attraverso un fraseggio che non deve essere lento, noioso, stantio, ma deve essere una preparazione all’attacco della profondità. I numeri stessi dicono che lo stiamo facendo male: lo abbiamo lavorato in settimana.
Quando le cose vanno bene mettersi qui a grattarsi la pancia, a dire che siamo stati bravi, perfetti, che abbiamo vinto tutte le partite in questa settimana e non c’è niente da migliorare, sarebbe stato un gravissimo errore perché i numeri parlano e, a volte, non c’è neanche bisogno dei numeri per vedere che a Lecce la qualità del gioco è stata troppo bassa rispetto a quello che noi possiamo fare. Poi abbiamo creato 5-6 occasioni da gol chiare e dobbiamo continuare a crearle andando in profondità, con due passaggi, in contropiede, rubando palla come abbiamo fatto nell’occasione di El Shaarwy a porta vuota. Quello non deve mai mancare, ma ogni tanto dobbiamo giocare meglio perché altrimenti diventa quasi inutile avere così tanti giocatori di qualità in mezzo al campo”.
Quanto il vostro miglioramento è passato anche dalla crescita di Vasquez e Østigard, che sembrano aver smaltito le scorie del Mondiale?
“Il Mondiale ti leva un po’ e lo dico da ex calciatore che ha fatto Mondiali, Europei, Confederations Cup. Ogni tanto ti levano quella vacanza che non è solo divertimento, ma anche staccare con la testa, ma è vero anche che Østigard alla prima di campionato è stato il migliore del campo, quindi a volte ci sono momenti di calo che non possono essere previsti. Bisognava solo aspettarli. Era un momento in cui commettevamo qualche non ingenuità, qualche imprecisione difensiva nonostante subissimo poco, ma ogni volta che subivamo un attacco prendevamo gol. Parma è stato l’esempio più lampante: credo che il Parma abbia fatto tre o quattro tocchi in area in tutta la partita. Sono momenti, sono fasi, bisogna lavorare.
A livello comunicativo abbiamo cercato di levare quel tipo di pressione dai giocatori che stavano commettendo degli errori e me le sono prese io le responsabilità perché è così che si fa. Adesso ci fa piacere rimarcare le prestazioni che fanno. Anche loro possono fare meglio, proprio nel discorso che facevo prima della pulizia del gioco, palla a terra, loro devono fare un salto in avanti, devono fare un miglioramento netto, ma sono giocatori che è impossibile non riconoscere quanto siano importanti per noi a livello di leadership, a livello di duelli vinti. Loro riconoscono i momenti, al di là dei movimenti tattici di come si muove una difesa. Østigard al 95′ va a levare una palla sulla testa di un giocatore del Venezia che era un gol a porta vuota e lì non è che gliel’ho insegnato io. Lì è una cosa che vede lui, percepisce lui. Vasquez ha vinto cento duelli contro il Lecce, duecento contro la Juve. Sono giocatori troppo importanti, sono due capitani, ma questa squadra è un peccato che abbia una fascia sola perché ne ha tanti di capitani all’interno del proprio spogliatoio. Alcuni anche che vediamo poco scendere in campo, ma che fanno di tutto per dimostrare quanto sono importanti per il nostro gruppo”.
Sarebbe stata meglio una vittoria nel derby e in Europa League oppure accogliere un Milan che ha perso col Ferencvaros?
“Forse sì, vederli arrivare ubriachi di gioia dalle due vittorie forse poteva essere un piccolo vantaggio. Credo che questa sconfitta, considerato il livello dei campioni che hanno all’interno dello spogliatoio, li avrà fatti chiacchierare riguardo a quanto sia importante non perdere queste partite e quindi saranno ancora più concentrati. Detto questo cambia poco. Parliamo di Modric, di Rabiot, di un allenatore che ha allenato il Manchester United e che ha vinto in Portogallo, parliamo di Maignan, Gonzalo Ramos, Pulisic, i difensori, tutti giocatori con mentalità da campioni. Da campioni che possono fare la Champions League, che fanno le nazionali, quindi non sono giocatori che se avessero vinto col Ferencváros sarebbero venuti qui a Genova a fare una passeggiata o a prenderla sotto gamba. Sono sicuro che sanno che sarà un campo difficile, sanno che sarà una partita difficile e la interpreteranno al loro cento per cento perché è così che fanno i campioni e loro sono campioni”,
Oggi ricorrono i 24 anni dalla scomparsa di Gianluca Signorini. Un suo ricordo?
“Ricordo che è doveroso. L’avrei fatto a fine conferenza. Un abbraccio alla famiglia, alla figlia, a tutte le persone che gli hanno voluto bene come familiari e non solo come Genoani. È una presenza, un simbolo che troviamo su tutti i cartelloni e le grafiche che abbiamo qua accanto al campo. Non è un caso se c’è la sua faccia, se c’è il suo volto e anche il suo nome sul nostro centro sportivo, quindi parliamo di un mostro sacro. Non ne ho ricordi grandissimi, perché io ero molto piccolo, quindi ho ricordi vaghi delle serate di Coppa UEFA, quando ancora mio padre mi insegnava a tifare per le squadre italiane. Non ci è riuscito benissimo, ma all’estero, a casa De Rossi, si tifava per le squadre italiane. O meglio, lui provava a spiegarmi che fosse così che si doveva fare, io ero un po’ più becero (ride, ndr).
Sono cresciuto così, ma non bisogna essere Genoani, non bisogna allenare il Genoa per riconoscere la grandezza del personaggio, per come è stato raccontato, soprattutto alle persone, non dai tifosi. Le persone che lo conoscevano dicono che questo capitano che ha avuto il Genoa per tantissimi anni è stato un capitano vero, è stato un uomo vero, è stato un compagno di squadra leale. Il ricordo sarebbe stato meglio averlo personale, mi sarebbe piaciuto conoscerlo perché persone così mi affascinano sempre molto, quindi un abbraccio a lui e alla famiglia e non mi ricordo più”.
Diamo a De Rossi quel che è di De Rossi: aver aspettato tutti i giocatori infortunati e averli difesi prima e dopo le gare mi fa dire che i giocatori, da uomini quali sono prima che calciatori, se ne sono resi conto. E con tredici giocatori in panchina e due portieri, ecco che il Genoa è cambiato…
“Aspettare i giocatori infortunati è una necessità più che una scelta o un merito. Se i giocatori non ci sono vanno aspettati, allenati, motivati. Ringrazio lo staff medico, il mio Prof, perché non abbiamo mai lasciato indietro nessuno, come stiamo facendo ora con Havel, Venturino e Nuredini. Tutti giocatori che in un modo o in un altro ci daranno una mano. Ma è innegabile che tante soluzioni possono darti più fiato, quando fai i cambi entra gente fresca e di gamba, che sa interpretare un certo tipo di partita. C’è più scelta per me, perché se in panchina c’è un solo giocatore in quel ruolo entra quello, che sia più o meno offensivo o più o meno tecnico. Io a Lecce avevo in panchina sia Meichtry e Vitinha e posso scegliere, uno ha una caratteristica e uno un’altra. Questo vale per tutti gli altri. Nelle prime cinque partite penso di aver fatto degli errori, che prescindono dagli infortunati. Tutti quanti abbiamo sbagliato qualcosa. Abbiamo sempre detto di non farci distrarre dal mercato e l’abbiamo fatto, io in primis. Sono analisi che devo fare su me stesso, perché il prossimo anno non voglio fare un punto nelle prime cinque partite. Devo migliorare. Lo chiedo al mio staff costantemente se mi vedono diverso quando le cose vanno bene o quando vanno male. Uno mi ha risposto che mi hanno visto diverso durante il mercato. Vuol dire che è l’unico momento in cui perdo più serenità e devo lavorare su me stesso e non sui giocatori infortunati, mandando in campo quelli che ho. Anche quelle cinque partite, a prescindere dalla mano che ci danno quelli che sono rientrati, si poteva fare molto meglio“.
Adesso c’è la gestione dello spogliatoio, perché tutti vorranno giocare giustamente. C’è tanta duttilità e potrebbe esserci anche tanta imprevedibilità nel primo e nel secondo tempo…
“Tutti pensano di poter giocare e tutti fanno bene. Questa settimana con partite così ravvicinate ci ha dato una grande mano mentale, tutti hanno capito che possono giocare e che punto su di loro. Ovviamente quello che gioca sempre sa che ha più fiducia e quello che non gioca quasi mai sa di averne meno, ma questa è una dinamica di qualsiasi squadra. Ma questa settimana ha dato la prova tangibile che chi gioca può far vincere le partite al Genoa, che è la cosa più importante. Iniziamo ad essere tantini, non voglio dire troppi, ma tanti. Incontriamo Milan e Inter, con il Sassuolo in mezzo, poi abbiamo tutte partite contro squadre del livello nostro, un po’ sopra o un po’ sotto. Ci sarà bisogno di tutti per capire chi saremo a gennaio e che strada prendere. In mezzo abbiamo un’altra settimana piena, quella della Coppa Italia, che è una manifestazione a cui tengo tantissimo e che dobbiamo rispettare“.
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