A due giorni dalla importante sfida contro il Venezia, il tecnico del Genoa, Daniele De Rossi, è intervenuto in conferenza stampa a Villa Rostan.
Quante vale la gara col Venezia per i vostri obiettivi?
“Tanto, un po’ come valgono tanto un po’ tutte le partite in questo momento. Più si andrà avanti, più saranno pesanti, ma questa vale tanto perché è una nostra diretta avversaria, con valori importanti, e che ha fatto ottime partite nelle prime 5/6 di campionato, dove è stata molto sfortunata. Si è ritrovata nell’ultima partita, con una filosofia un po’ diversa, però è sembrata molto interessante come squadra nelle prime partite. Mister Nicola le ha dato una solidità diversa, ha portato a casa punti. La loro vittoria ci fa forse un favore: ci fa capire quello che avrei detto anche se avessero perso col Napoli, ossia che sono una squadra solida, in forma, con valori e giocatori interessantissimi. Partita molto difficile”.
Ci fa il punto dall’infermeria?
“Abbiamo tutte notizie abbastanza positive, ma non tutti hanno completato la loro riatletizzazione, non tanto il recupero visto che le lesioni sono quasi tutte rientrate. Qualcuno sta più avanti, qualcuno più indietro. Meichtry dovrebbe essere convocato. Non sappiamo bene come stanno ancora tutti quanti perchè abbiamo avuto un piccolo problema di virus intestinale che ha colpito parecchi giocatori e parecchi dello staff, quindi oggi è un giorno importante anche per questo, per vedere come siamo rientrati dopo questo giorno che ci ha scombussolato, visto che alcuni giocatori li dobbiamo valutare, tra cui Baldanzi e Colombo che ieri erano a letto con questi sintomi” (situazione che, a stamattina, sembrerebbe gradualmente rientrata, ndr).
Tenendo da parte il secondo tempo di Roma, che passi avanti vuole vedere dalla sua squadra dopo la sfida con la Fiorentina e il buonissimo primo di tempo di Roma?
“Sarebbe un po’ banale dire novanta minuti con la stessa padronanza che abbiamo avuto nelle precedenti due partite, in maniera diversa. Con la Fiorentina abbiamo gestito bene il gioco, attaccando parecchio, creando molto, mentre con la Roma – per mia richiesta e strategia gara – abbiamo fatto un primo tempo che definiamo buono, ma è un primo tempo di controllo, aggressività e aggressione. In quel piano gara siamo stati perfetti, prendendo solo un colpo di testa su corner, se non sbaglio. Secondo me, non siamo stati particolarmente fortunati in occasione del loro gol che ha poi cambiato gli equilibri. Servirà un’altra partita di dominio, di essere in campo essendo noi la squadra che fa la partita, sapendo che mentre la stai facendo le squadre di mister Nicola fanno la loro. Spesso ti attaccano, ma ti stanno attaccando già quando la palla ce l’hai tu. Dovremo essere molto bravi in difesa preventiva, nelle marcature su giocatori che ti possono fare male come Yeboah, Adams, Hainaut. Il Venezia è squadra che ha grandi individualità e per dominare questa gara dovrei fare bene la fase difensiva e la difesa preventiva”.
Traorè domani sarà della partita?
“Sì, sarà titolare. Sta bene, stava bene anche la scorsa settimana, ma ha fatto alcuni giorni dove aveva sentito qualche piccolo fastidio, qualche piccola molestia. Un altro giocatore lo avremmo gestito in maniera diversa, ma essendo un giocatore che ha giocato 500/600 minuti negli ultimi dieci mesi e 180′ solo negli ultimi sette giorni, lo avevamo tenuto per gli ultimi 10/15 minuti, anche per quella che è stata la partita fatta dai centrocampisti centrali contro la Roma. Una partita di aggressione, corse lunghe, con Wiafe che aveva il compito di inserirsi nello spazio lasciato libero dal loro braccetto. Per questo non era una partita nelle sue corde. Penso ce sia un giocatore che quando entrerà a pieno regime farò grande fatica a lasciare fuori, a prescindere da partita o avversario. Lo avrei voluto vedere negli ultimi 10/15 minuti, abbiamo preso il secondo gol, i due centrocampisti mi stavano piacendo e sono rimasto così, ma avrebbe potuto giocare. Era un rischio che non ho ritenuto giusto correre”.
Ci sono partite che ti aiutano a capire chi sei, ad aumentare le tue certezze e sicurezze, per dare continuità alle tue prestazioni. Nel tuo Genoa si è visto coraggio, in alcune difficoltà però la squadra è apparsa un po’ frenata…
“Il coraggio non sempre basta a vincere le partite. Non sempre l’approccio può essere vincente perché le partite sono lunghe. Gli approcci migliori li abbiamo visti col Frosinone: i primi dieci minuti sembravano un assalto con un gol annullato per poco, la parata del portiere, il corner, ribattute. Poi il gol preso al decimo minuto. Lì abbiamo avuto la forza di tenerli nella loro metà campo e pareggiarla su corner, perdendo un po’ energie alla fine. Al di là di titoli o ultime spiagge, a Roma ho visto una prestazione corretta contro una squadra che bisogna vedere cosa fa anche con certe altre squadre, ben più blasonate e forti di noi. La Roma ti trita, ti passa sopra, ha ammazzato tante squadre più forti di noi. Ho visto però una continuità di prestazione e voglio rivederla questa continuità di prestazione portando a casa ovviamente punti, perché quelli ci danno un approccio positivo, coraggio, facendo grande attenzione alle armi migliori de Venezia”.
Lei citava anche il Frosinone: il Genoa, in effetti, ha sbagliato decisamente pochi approcci alla partita al Ferraris. Lei è riuscito a creare l’alchimia giusta al Ferraris nell’approccio alla partita…
“È un fattore. Non è l’unica cosa. È sbagliato dare troppe responsabilità ai tifosi perchè comunque la nostra fortuna ce la costruiamo in allenamento in settimana e poi se la vanno a prendere alla domenica i giocatori. Sicuramente il Ferraris ti dà una spinta in più per partire con un po’ di coraggio, voglia e forza in più essendo uno stadio unico in Italia, sia per struttura sia per chi lo popola e anima, che ritengo sia una tifoseria un po’ diversa dalle altre. Eravamo partiti forti anche Pisa, andando in vantaggio, sfiorando il secondo gol e poi spegnendoci, perdendo un po’ di campo per le loro palle lunghe, falli laterali, lanci lunghi. Ci teniamo tanto alla nostra tifoseria, a quanto ci dà, ma la partita la dobbiamo vincere noi. Nessun tifoso entra in campo a farci una diagonale, una copertura o un raddoppio”.
L’altra volta ha giocato in modo diverso rispetto alla partita con la Fiorentina. Domenica che Genoa vedremo?
“Non è facile dare una risposta, il Venezia è squadra diversa dalla Fiorentina. Ti aspetta di più e lo fa coprendo meglio le ampiezze. Con la Fiorentina trovavamo spesso sbocco sulle ampiezze e ci siamo messi a quattro anche noi. Abbiamo rivisto anche la gara dell’anno scorso con la Cremonese per rivedere un po’ quello che la nostra squadra fa o più fare in funzione dell’avversario che era allenato dallo stesso allenatore. Secondo me abbiamo fatto una partita solida, forse creando un pochino meno, ma subendo solo un tiro sulla traversa per una palla persa in uscita al 94esimo. Fu una partita fatta molto attentamente e fatta bene perché queste squadre un attimo che ti sembra di dominare la partita le stai perdendo perché ti sono ripartiti una volta sola. Quindi serviranno grande intensità, grande controllo delle ampiezze. Le partite sono sempre diverse l’una dall’altra. Quello che ci farà molto bene sarà tra un paio di settimane avere recuperato tutti i nostri giocatori e avere anche un po’ più scelta nel mazzo per capire chi far giocare in un posto, chi far giocare in un altro, chi far giocare quando vogliamo difendere e attaccare con un certo numero di giocatori e chi far giocare quando vogliamo attaccare in un’altra maniera”.
A Roma ha impressionato Wiafe. Hai idea di rifarlo giocare anche domenica?
“Ha impressionato anche me nelle partite precedenti, nelle uscite precedenti e anche negli allenamenti, se no non sarebbe qui visto che il progetto inizialmente era di mandarlo a giocare o mandarlo con la Primavera. È un nostro giocatore, quindi ovviamente è sempre utilizzabile sia dall’inizio che a partita in corso. Per atteggiamento e spirito è fantastico, non deve cambiare di una virgola. Deve solo giustamente controllare bene la sua inerzia ed è un giocatore acquistato: abbiamo fatto un acquisto importante a centrocampo nonostante il mercato sia chiuso”.
Alla prima difficoltà, il Genoa dà l’impressione di non avere fisico, condizione fisica, qualità. Anche a Roma, in una gara dove il Genoa probabilmente avesse giocato al Ferraris avrebbe dato quel qualcosa in più. Forse anche i cambi non danno i risvolti dell’anno scorso? Qual è la sua idea?
“L’anno scorso abbiamo fatto una partita a Roma molto buona per dieci minuti. Lì per dieci minuti sembrava un po’ lo stesso spartito, poi abbiamo preso il gol e ci siamo sciolti completamente. A volte succede, a volte può essere un errore mio su una lettura di gara, a volte semplicemente prendere il gol contro una squadra molto forte che ti fa perdere le distanze e in quelle distanze e in quell’ordine escono fuori le qualità dei nostri avversari. Anche sabato scorso dopo il gol subito in quella maniera lì abbiamo subito un paio di tiri, abbiamo preso un’azione di settanta metri di Soulè, che è un campione, e quelle le subiremo sempre in casa, in trasferta, perché sono giocatori forti che giocano in un campionato forte. Il primo tempo contro la Juventus dello scorso anno con altri interpreti abbiamo preso un gol e abbiamo rischiato di prenderne tre, con l’Inter siamo stati molto ordinati, abbiamo giocato abbastanza bene, poi abbiamo preso un gol e abbiamo rischiato di prenderne altri. Ma perché sono l’Inter, la Juve, la Roma e succede. Può succedere.
La mia direzione è quella di andare a giocarla con tutti e l’abbiamo fatto anche l’anno scorso, però poi ci sono i valori, i valori in panchina, dell’allenatore e dei dei giocatori, e quando non tutto va come avevamo previsto noi ci sono queste incertezze che si possono creare. Non so se sono fisiche o magari anche solo mentali perché fare un primo tempo come abbiamo fatto contro una squadra che tre giorni prima aveva dominato il Real Madrid ti dà un po’ di fiducia, mentre prendere un gol in quella maniera ti leva un po’ di fiducia e in quelle situazioni poi escono fuori giocatori di grande qualità. Arriva il 2-0 e lì senti un po’ che la partita è finita: non lo sentono solo i tifosi o io in panchina, lo sentono anche i giocatori in campo. Reagire reagiscono, le sostituzioni secondo me entrano e fanno il loro come l’hanno fatto l’altro anno, ma alcune partite sono più facili, alcune partite più difficili. Sicuramente lo stadio in casa se ti può dare un 1% in più te lo dà e quello è un dato di fatto. Vale lo stesso anche per la Roma. La Roma in casa fa i migliori risultati e quando è venuta qui a Genova ha perso”.
Dentro lo spogliatoi si sono resi conto che lei li sta aspettando tutti? Dovrebbero dare tutti il 200% per lei…
“Il mio lavoro è aspettare i giocatori, ma non perdere tempo. È giusto che io aspetti, è giusto che io lavori, è giusto che io li capisca, è giusto che io li difenda, ma io per la società che mi paga non posso perdere tempo. Perciò li aspetto i giocatori finché è giusto aspettarli, ma c’è un dato di fatto oggettivo: parecchi di questi giocatori erano qui anche l’anno scorso e mi hanno dato il 200%. I miei giocatori mi hanno dato tutto qui dentro. Non sono un animatore di feste o un babysitter, se devo dire qualcosa al giocatore la dico, se devo mollarne uno e non puntarci più lo faccio perché è parte del mio lavoro, ma a me questi giocatori, anche quelli che stanno giocando poco, anche quelli che sono più scontenti, a me l’anno scorso hanno dato tutto. Quest’anno è la stessa cosa. Non c’è un giorno in cui possa dire “oh, questo è entrato, ha tirato un po’ il freno a mano, ha fatto il furbo, ha remato un po’ contro”. Forse non lo direi qui, ma lo avrei detto giù di sotto e probabilmente lo sapreste già perché qui sapete sempre tutto. I giocatori mi hanno dato tutto, tutti quelli che ho avuto hanno fatto il massimo, qualcuno l’anno scorso era meno coinvolto e infatti non abbiamo puntato più su quei giocatori, mentre abbiamo tenuto quelli che avevano dimostrato un certo tipo di professionalità, un certo tipo di attaccamento al loro lavoro e al Genoa”.
Sugli attaccanti delle formazioni che lottano per salvarsi, da Raimondo a Varela agli stessi Adams e Osmajic che hanno approcciato bene alla stagione, segnando anche diversi gol: “Adams era sulle nostre liste, l’abbiamo valutato, l’abbiamo sempre ritenuto un giocatore importante. Sta facendo bene, sta facendo quello che deve fare e in un momento in cui la sua squadra ha ottenuto meno gol e meno punti di quanto meritasse. La media di Raimondo e Varela è impressionante e dovessero mantenerla batterebbero tutti i record. L’anno scorso c’era un momento centrale dove Colombo segnò sette gol in 12/13 partite, se non sbaglio: ci sono momenti in cui gira per gli attaccanti e per la squadra. L’importante è avere continuità nel creare occasioni. Bisogna mandare la palla lì dentro perchè la palla a volte entra perché l’attaccante è fortissimo, a volte perché sbaglia un difensore. I nostri attaccanti devono sempre avere occasioni e l’attaccante che si crea occasioni, per me, è un attaccante che ha fatto una gara positiva. Poi, avendo giocato tanti anni a calcio, so che un attaccante in un momento negativo, a cui fa male la testa, la spalla, la caviglia, come arriva la palla la butta dentro. A volte fai una grande partita, copri, aiuti la squadra a salire e anche il tiro miglior finisce fuori. Sono periodi. Raimondo e Varela stanno passando un momento che presto potrebbero passare i nostri Colombo, Osmajic, Vitinha e magari anche Havel”.
Su Vitinha: “È un ragazzo che ci tiene tanto al Genoa, al gruppo, che in allenamento è sempre quello che fa più metri, più alta intensità, più frenate, più accelerazioni, più degenerazioni. È sempre lui, però non è garanzia di gol questa cosa qua, non sempre. L’anno scorso lo ho fatto giocare sempre, quindi anche questo è una spinta di fiducia importante che può dare più brillantezza in campo a un giocatore. Quest’anno sta giocando un po’ di meno perché stiamo giocando in maniera un po’ diversa, ma è un giocatore importante per noi. È un giocatore che quando entra dà tutto. A Parma è entrato benissimo, ha rischiato di fare gol creando dal nulla e da sé un’occasione: ci darà una grande mano anche quest’anno in tutte e due le fasi”
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