Il tecnico rossoblù Daniele De Rossi, nel presentare la sfida contro il Como in conferenza (clicca QUI per leggerla integralmente) ed essendo questa sfida la prima senza il calciomercato tra i piedi, ha tracciato un bilancio delle operazioni in entrata e uscita del club rossoblù.
Dopo fine mercato è cambiata nella sua testa l’idea di squadra che vuole vedere?
“È un’idea sempre in via di definizione, ma già ero andato in una direzione e già stiamo andando in una direzione in queste settimane, un po’ diversa da quella che avevamo a maggio. A volte sogni una cosa e poi non vai proprio in quella direzione. Sappiamo di essere un club che deve rispondere alla necessità di mercato di vendere giocatori, ma a volte più che la necessità di vendere è la tempistica che ti frega, che ti blocca un pochino, ma è così un po’ per tutti, a parte per le squadre più grandi e più ricche. Queste tempistiche ti lasciano in un limbo. A maggio avevamo parlato di sviluppare più gioco sulle fasce, con giocatori abili a saltare l’uomo e lasciarlo lì a guardarti alle spalle. Penso che l’allenatore capace debba pensare a come fare gol agli avversari e vincere la partita alla domenica. Quella maniera è comoda per tutti, per chi gioca a cinque, a quattro, a tre. Qualsiasi cosa fai, avere gente che salta l’uomo sulle fasce semplifica molto il lavoro di un allenatore.
Io vi porterei con me a rivedere le nostre partite, quando voi tante volte avete letto “oggi hanno giocato a 5” abbiamo difeso tutta la partita a quattro. L’abbiamo fatto spesso e volentieri, anche perché noi andiamo quasi sempre a uomo sull’uomo, quindi ci mettiamo un po’ a specchio rispetto ai nostri avversari. L’anno scorso abbiamo giocato tantissime partite difendendo a quattro con Marcandalli largo o a volte con Vasquez largo che si abbassava a quinto. Poi io ve lo faccio dire che giochiamo a 4, che giochiamo a 5, ma a volte andrebbe analizzata proprio bene la prestazione e la strategia di gara. Quello che per me non cambia è la necessità di coprire l’ampiezza del campo, se possibile con giocatori che quando vengono avanti creano superiorità. Se non ci saranno queste caratteristiche, si arriverà in area in un’altra maniera. Un allenatore capace deve sapere non rimediare, ma aggiustare la richiesta su cui si è lavorato nelle prime settimane e a Moena. Non è, però, un compito: non dobbiamo fare gl col portiere. Cercheremo di fare qualcosa di un po’ differente”.
“Penso che ce lo diranno i punti se la squadra è migliorata. A volte abbiamo delle sensazioni, ma al momento dobbiamo guardare i giocatori e li guardiamo sulla carta. Un giocatore non deve essere forte, ma giusto. Non dobbiamo prendere giocatori forti, ma giocatori giusti. Ed è importante anche come si amalgamano tra loro. Oggi dovrei darti una sensazione e non è corretto. Sono contento dei giocatori che ho e sono contento – molto contento – di allenare il Genoa. Per me il Monza e il Venezia hanno fatto una squadra forte, il Venezia ha giocatori forti e abbiamo visto com sono arrivati in maniera forte a provare a prendere un nostro giocatore. Sono squadre che non stanno qui per fare un anno e tornare giù. Sassuolo e Torino hanno fatto innesti importanti e stanno ancora un passo più sù. La sensazione è che sarà ancora più difficile allontanarsi da quella brutta zona, ma è appena iniziata e noi abbiamo le nostre armi. Come ho detto l’anno scorso, per me questa è la squadra già forte di tutte, coi giocatori già forti di tutte e te lo dico adesso. Il patto tra di noi è di non guardarsi indietro, di non guardare a chi non c’è più, di non contare chi poteva arrivare e non è arrivato. Si parte, si va a fare una “guerra” sportivamente parlando che finirà a maggio, convinti di poter raggiungere l’obiettivo, almeno quello della salvezza che penso onestamente sia quello da tenere un po’ già d’occhio. Se abbiamo pensato di prendere qualcuno dagli svincolati? Vediamo, vediamo, vediamo, vediamo” ripete quattro volte il tecnico rossoblù, chiudendo il bilancio sul mercato appena concluso.
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