Nel dopogara del Trofeo Spagnolo tra Genoa e Deportivo A Coruña (clicca QUI per leggere la cronaca) è intervenuto mister De Rossi dalla sala stampa. Ecco le sue dichiarazioni.
Era l’ultimo test prima dell’inizio del campionato, primo tempo forse meglio rispetto al secondo, arrivate con tanti carichi di lavoro: quindi come è andata?
“Beh i carichi di lavoro sono quelli, penso che anche loro abbiano gli stessi carichi di lavoro. Si parla sempre di carichi di lavoro quando si perde un’amichevole, ma le squadre fanno tutte corsa, forza. Sicuramente noi non siamo brillanti per scelta, ma penso che anche gli altri non lo siano, poi ci sono da analizzare altre cose. Hanno giocato due giorni fa, alcuni di questi hanno giocato 70 minuti contro la Fiorentina. Quindi l’aspetto fisico valutiamolo per quello che vogliamo vedere sui nostri giocatori, che sapevamo non sarebbero stati brillanti perché abbiamo fatto una scelta ben precisa, perché non ci interessava di vincere questa partita ma di vincere le prossime. Nel primo tempo alcune cose fatte bene, un po’ di difficoltà a giocare tra le linee, abbiamo cercato di proporre un po’ più di calcio lì, tra le linee, con un po’ più di giocatori di qualità tra i due reparti loro. Non ci siamo riusciti benissimo, ci dobbiamo lavorare ancora. Il campo era al limite del praticabile se vuoi giocare palla a terra, è molto difficile da tenere la palla. Quindi sarà un’analisi da fare su tutto quanto, poi il secondo tempo ci siamo un po’ allungati, abbiamo preso il gol. Tante cose da migliorare, tantissime“.
Allargo il discorso su tutto il precampionato: a che punto è il Genoa?
“Non è facile fare un’analisi su tutto il campionato, perché non è facile capire a che punto siamo, non sappiamo neanche chi saremo per fare la stagione. Dobbiamo un attimo contarci, ci mancano dei giocatori che sono arrivati da poco, alcuni hanno fatto il Mondiale, chi era fuori per un motivo o chi per un altro. Dobbiamo fare un’analisi su come abbiamo lavorato in allenamento: sono soddisfatto sia dell’atteggiamento che delle proposte. Sono molto meno soddisfatto delle amichevoli, i risultati non c’entrano assolutamente niente. Perché abbiamo vinto con il Leicester e questa forse è la peggiore partita che abbiamo fatto, abbiamo affrontato squadre che erano secondo me tutte fastidiose, come quella che affronteremo domenica sera. È una squadra difficilissima da affrontare, con un allenatore per me tra i migliori giocatori d’Italia, a prescindere dal fatto che siamo molto amici, e quindi saremo chiamati a un test duro. Se non saremo pronti fisicamente, ma anche mentalmente, tatticamente e tecnicamente, che è quello sul quale batto sempre, sarà dura già da domenica, che è una partita dentro e fuori“.
Daniele, hai chiesto tre giocatori e uno è arrivato. Ne mancano due, un’attaccante e un esterno. Ti vedo un po’ preoccupato, non so se è una sensazione…
“Gli allenatori d’estate sono tutti preoccupati. Bisogna essere realisti e sapere chi siamo e sapere che direzione prendere, quella è la mia preoccupazione più grande. Abbiamo cercato di continuare a mettere gamba e qualità, dobbiamo capire se questa è la strada giusta e virare per continuare a mettere solo gamba, perché è difficile trovare giocatori di qualità che abbiano anche gamba. Probabilmente vanno in squadre che si possono permettere un altro tipo di giocatori. Non sono preoccupato, io sono molto consapevole di quello che sta succedendo, spero che lo siano tutti quanti“.
Comunque quando fate i summit con Lopez, mi sembra che da parte di Lopez ci sia sempre la convinzione che siete sulla stessa linea…
“Ripeto, i risultati non mi interessano per niente fino a domenica prossima, da oggi in poi mi interesseranno. Siamo sulla stessa lunghezza d’onda a livello umano, siamo sempre uniti. Intanto voi scrivete che sono nervoso, scrivete centinaia di nomi che io neanche ho mai aperto WeScout per vederli. Però vi lascio fare, perché vengo da un posto dove questa è l’usanza più divertente dell’estate. Abbiamo delle cose da fare e delle cose che dobbiamo capire cosa succederà, quindi anche la lunghezza d’onda dipende anche da quello che decideranno di fare gli altri che verranno a bussare da noi. Poi dovremmo essere bravi a completare il puzzle e ad essere molto onesti e valutarci per quelli che siamo. Non l’allenatore che sottovaluta la squadra perché vuole lamentarsi e vuole prendere alibi, ma neanche a sopravvalutare alcuni membri della rosa, perché alcuni sono molto giovani, alcuni hanno bisogno di tanta esperienza e alcuni non hanno neanche fatto mai una partita in Serie A e dobbiamo essere attenti a valutarli come pronti per far parte della rosa”.
Meichtry, Traoré e Sow come li hai visti in questi giorni?
“Sow l’ho visto fare foto e le firme del suo contratto. Si è allenato, ha corso, sta facendo quello che fanno i giocatori quando arrivano i primi giorni dopo le vacanze, quindi ovviamente è un giocatore preso per essere pronto subito a titolare. Meichtry è un giocatore che ha tanto dal punto di vista atletico, ha quello che ci serve. Ha quella gamba e quella esplosività e quella predisposizione a correre e pressare in avanti, cose di cui una squadra come il Genoa ha bisogno. Deve lavorare tantissimo dal punto di vista della gestione tecnica della palla, però mi ha dato buone sensazioni. Si è subito inserito. Traoré non si è mai allenato neanche una volta con noi, è una scelta ben precisa quella che abbiamo fatto. Un giocatore di livello per me, dal mio punto di vista, nettamente superiore. Sapevamo che avremmo dovuto aspettarlo e che non era in condizione per l’infortunio e perché è stata una stagione particolare la passata. Ci abbiamo puntato perché per quelle che erano le nostre possibilità era giusto rischiare di recuperare un giocatore che è più forte di tantissimi altri“.
Una domanda tattica: dipenderà dalla metà in avanti da chi avrà disposizione, uno alle spalle della prima punta oppure due?
“Per esempio oggi se avessimo messo due punte non avremmo avuto nessuno in panchina, non tanto per la partita in sé, ma perché volevamo fare anche una prova e vedere Vitinha da solo davanti come centravanti. Questa è una squadra che deve andare lunga, deve andare in profondità, perché ancora non siamo tanto pronti per fare quello che vorrei fare io: portare qualità all’interno del campo. Dobbiamo cercare di capirlo subito chi siamo e come arrivare ad accendere la qualità che pensiamo di aver messo in rosa“.
Non abbiamo visto Norton-Cuffy: c’era una ragione per questa scelta?
“Ci sono delle cose di mercato, l’abbiamo tenuto a riposo. Ma era abile e arruolabile. E comunque Sabelli ha fatto il suo come sempre. Per quanto riguarda Messias, io ci punto tanto. Ho chiesto io di rinnovare il suo contratto, nonostante l’abbiamo rinnovato nel momento in cui era infortunato. Si allena forte, si sta allenando forte, in allenamento è quello che balza più all’occhio per qualità, per quantità, per strappo anche. Dobbiamo essere bravissimi a gestire minutaggi, carichi, anche un po’ il ruolo. Oggi ho provato a mettere lui e Baldanzi come mezzali per vedere se reggiamo questo tipo di schieramento. Non lo reggiamo per ora, perché le condizioni sono quelle che sono. Non so se lo reggeremo mai, perché sono due giocatori che hanno un raggio d’azione un pochino più limitato, ma io ho fatto i tentativi e ho finito le occasioni per poterli fare. Però ci punto tanto, il giocatore ci ha portato tanti punti. Io ci punto sia in campo che fuori, perché questa è una squadra che a prescindere dei valori e a prescindere dalle operazioni di mercato che fanno in tutta la società, ha perso giocatori che sanno cos’è il Genoa e cos’è questo stadio: Masini, Leali, Ekuban. Ogni operazione aveva un senso. Caleb ha deciso di non venire, Nicola voleva giocare titolare. Masini è un’operazione che penso sia un po’ giusta per tutti quanti, ma perdiamo un valore umano importante. Uno come Messias secondo me può dare moltissimo a questa squadra, non solo quando entra, quando subentra o quando gioca dall’inizio“.
Su Vitinha e su Puczka: “Per me Puczka ha un margine da braccetto di sinistra altissimo, lui credo che preferisca fare il quinto. Io lo immagino come un futuro grande braccetto di sinistra per calcio, per piede, per letture. E anche perché non disdegna anche la marcatura in aria, deve solo imparare quelle che sono i piccoli segreti del calcio. Oggi in una palla corta che non ha sbagliato lui, è andato diritto per dritto e magari se fosse scappato insieme all’avversario non avremmo preso gol. Sono cose che fanno parte dell’età, fanno parte del battaglio dell’esperienza, fanno parte del percorso, fanno parte anche del momento di stagione. Quindi vedo un grande futuro per lui, dobbiamo solo capire a che raggio: se è a corto, a medio o a lungo raggio. Sempre il famoso puzzle è capire chi, se manca Vasquez alla prima di campionato, deve andare a marcare Alisson Santos o Politano o questi qui, perché poi dopo c’è da giocare anche contro questi qui“.
“Vitinha – prosegue De Rossi – oggi aveva dei compiti un po’ diversi da attaccante. Abbiamo chiesto di venire incontro ma anche di dare profondità. Credo che sia stato bravo un pochino a legare il gioco ma ha attaccato lo spazio troppo poco, è vero che è tanto tempo che lui non gioca in quella posizione e che siamo stati poco puliti ad attivare i nostri trequarti per poter poi arrivare a lui. Si è andato a fare, è un ruolo che può fare“.
Otoa avrà più spazio?
“Lui è uno di quei giovani per me pronti, pronti per stare rosa, pronti per giocare titolare e per giocare contro Hojlund e Lautaro Martinez. Poi una volta prenderà gol, una volta farà partite buone, farà partite meno buone, ma lui è uno di quei giovani che è già pronto per giocare. Mi sta piacendo molto, anche con la palla vedo che ha molto più coraggio. Davanti ha Marcandalli, Ostigard e Vasquez. Sono giocatori dai quali ho chiesto di ripartire, sono giocatori che ho chiesto di proteggere per ripartire da loro. Ma lui in base alle mie scelte evidentemente è un pochino dietro, ma è uno che quando non c’è stato Ostigard ha giocato e ha fatto molto bene. Spero di dargli più minuti, fermo restando che in base riparto da voi tre, che sono quelli che secondo me sono più indispensabili di tutti“.
C’è una possibile tempistica di rientro per Traorè? E, vedendo i giocatori che non hai ora, se riempio le caselle e considero invece che li hai, è forse l’attacco il reparto dove c’è un po’ più urgenza?
“Su Traorè non ho tempistiche, non lo so, è stato un infortunio importante. Ha lavorato tutta l’estate fuori dall’Italia per farsi trovare pronto. Gianni, il mio prof, ha detto che oggi ha fatto un ottimo allenamento, un allenamento che io non ho visto perché ero a preparare la partita, ma si allena con quelli che si allenano a parte e non fa tutto quanto ancora. Anche in ritiro si è allenato a parte. Sapevamo che fosse una cosa per cui dovevamo aspettare, ma non ho una tempistica. Forse il dottore ce l’ha, dovreste parlare con lui e con la società. Io lo aspetto con ansia, in buone condizioni: forzare e sbrigarci per portarlo in campo contro l’Ascoli e contro il Napoli e poi fargli fare male o averlo che non scatta, o che non sta bene, sarebbe stupido.
Per quanto riguarda l’attacco, noi dobbiamo fare 40-50 gol. Non so quanti ne servano per avere una classifica importante, e abbiamo perso dei gol. Abbiamo perso Malinovskyi, che a modo suo, anche per quel giocatore un po’ anarchico e a volte disordinato, comunque era uno che faceva gol e li faceva fare. Abbiamo perso Ekuban, che ne ha fatti 4 o 5 importanti. Abbiamo perso Ekhator, che ci dava presenza in aria e che quest’anno ne avrebbe fatti, credo, parecchi. Tutte cose decise insieme, tranne quella di Ekuban che è stata una scelta sua, ma alle quali dobbiamo fare fronte. Martin è ancora con noi, quindi non è andato via. Vediamo che succederà, sappiamo che potrebbe uscire, ma dobbiamo fare i gol in tante maniere, dobbiamo mettere dentro numericamente un altro giocatore, perché abbiamo messo solo Havel e ne abbiamo persi due. Numeri, profondità, ciccia, un po’ di roba dobbiamo metterla dentro”.
Mi collego a quello che già ha un po’ anticipato parlando degli uomini che avete perso. L’anno scorso avevate un’identità sia umana che di modo di fare calcio, forse il problema è che siete un attimo nel mezzo, con tanti nuovi che si devono fondere anche calcisticamente…
“Sì, penso che sia un problema di tanti allenatori. Partiamo da una cosa, che ho sentito che ha ripetuto per la centesima volta Gasperini oggi, ma non si riesce a risolvere: il mercato che finisce dopo l’inizio del campionato è un abominio, è una roba stupida, sbagliata, che non capisco a chi possa piacere e non capisco chi possa essere d’accordo. Tanto chi vuole fare l’operazione il 30 agosto la farà il 15 agosto, se chiude il 15 agosto. È una roba che devasta a tutti. È una roba che non esiste, non credo ci sia una persona al mondo che sia contenta perché il mercato finisce dopo la seconda di campionato, quindi questo è un abominio burocratico che non riuscirò mai a capire come tante altre cose che, non solo in Italia, appartengono un po’ a tutto il mondo.
Tornando alla domanda, sì: c’era un’identità molto precisa, molto forte quando sono arrivato, ma eravamo ultimi in classifica, quindi non è che quella basta. Soltanto quando stai in difficoltà si riparte dagli uomini, si riparte da chi porta la carretta, da chi ha a cuore il proprio lavoro e questa maglia, questo stadio, questa gente. Ne avevamo tanti l’anno scorso: dovremo essere bravi a inserire subito i nuovi. Ovviamente, per forza di cose, Masini non lo ricompri da quel punto di vista, non lo ricompri un giocatore che viene da questo percorso di 4-5 anni come può essere Caleb, può essere Vogliacco. Sul mercato devi essere bravo a prendere chi è forte umanamente e a spiegargli dove si è trovato, ma quelli che hanno a cuore il proprio lavoro si inseriscono subito ed entrano subito in quella mentalità. Se uno è positivo dentro, non deve essere cresciuto con la maglietta di Skhuravy attaccata al muro, capito? Ama il proprio lavoro, ama la propria squadra, in quel momento la squadra è il Genoa e in due minuti diventi il primo tifoso e il più grande professionista di tutti, infatti dobbiamo guardare anche l’aspetto umano perché qualche giocatore l’abbiamo perso e dobbiamo rimettere dentro valori anche da quel punto di vista”.
Perché l’Associazione Italiana Allenatori non ha mai preso posizione su questo tema del calciomercato?
“Io penso che non cambierebbe niente, anche se durasse un mese solo. Ci sono le società che vogliono fare l’operazione in ultimo giorno del mercato, perché pensano di spendere un po’ di meno e la farebbero, se finisse il 10 agosto, il 9 agosto. Il limite lo accorci un pochino e permetti a squadre e allenatori di avere un po’ più chiare le idee quando iniziano le partite che contano davvero. È una stortura. Non so perché l’Associazione Italiana Allenatori non si sia messa attraverso, ma non penso che sia un discorso dell’Associazione Italiana Allenatori perché è un discorso mondiale. Ripeto, è una di quelle regole. È come quando non si può intervenire sul secondo cartellino giallo con la regola che c’era la prima. Non puoi intervenire nel VAR se sbagliano il secondo cartellino giallo. Chi è contento di una regola del genere? Come fai a essere contento? Come fai a essere una cosa intelligente? E infatti l’hanno cambiata e quindi cambieranno anche le regole.Nel frattempo noi ci lamentiamo, ma abbiamo una grande fortuna. Siamo tutti sulla stessa barca, chi più chi meno. Siamo tutti abbastanza scontenti”.
Avete cercato delle soluzioni che non saranno soluzioni che vedremo in futuro. Ho scritto una frase mentre c’era la partita: la squadra è da costruire, adesso è da cogliere. La domanda è solamente una. Sow, l’ultimo arrivato, può risolvere i problemi del centrocampo?
“Lui è un giocatore importante. È un giocatore che tra quelli che potevamo prendere era, penso, il mio preferito da subito. Era uno dei miei preferiti. È un giocatore che abbina qualità tecnica e anche qualità di dinamismo e di presenza in campo. Occupa molto spazio e copre molto spazio. Sono sicuro ci darà una mano. Fa gol. Ha fatto sempre 4-5 gol per stagione. Ha una caratura importante a livello europeo, quindi non vedo perché non debba essere uno dei pilastri del nostro centrocampo. Come atteggiamento è venuto super positivo. Pronto a livello mentale. Ovviamente fisicamente no, ma se puoi prendere i giocatori dal Mondiale tra i migliori devi aspettare che escano dal Mondiale e facciano le vacanze come tutti gli altri. Lo aspetteremo. Lui si sta mettendo a disposizione. Ha già voglia di giocare. Ovviamente oggi avevamo il dubbio di fargli fare un quarto d’ora, venti minuti ma non era il caso, né per quanto poco si è allenato, né per il trambusto degli ultimi giorni. Viaggio, visite, firme. Insomma, non volevamo che il corpo fosse troppo stressato e rischiare infortuni adesso che non servono a niente. È però un giocatore importante per noi e sono questi i giocatori che ti danno tanto, secondo me, nella costruzione di una squadra. Giocatori che in poco tempo riescono a diventare importanti per una squadra, non solo per il centrocampo, ma in generale”.
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