Gli step della preparazione prima dell’inizio del campionato, ogni anno, negli ultimi 15 anni, hanno avuto un identikit: correre per tutti i minuti delle gare, sempre più velocemente, nel fare le due fasi di gioco. Ultimamente è l’alta intensità l’approccio allenante che prevede sforzi massimali e brevi recuperi per stimolare forza, resistenza e metabolismo.

La preparazione estiva deve essere un momento che rappresenti una ricaduta positiva su tutto l’anno. Occorre una meticolosa pianificazione del periodo estivo, ma anche l’organizzazione della fase agonistica da svolgere con una preparazione intensa, anche per prevenire gli infortuni.

Da Zeman Klopp passando per Gasperini e per le corse nei boschi inseguiti dagli staff in bicicletta, è tutto cambiato. Per tutti e tre i Mister il filo comune è scegliere paesini in altura senza distrazioni: campo e albergo, al massimo pochi incontri, qualche volta, con i tifosi nell’unica piazza dopo la cena, qualcosa di psicologico per caricare la stagione.

Zeman: al mattino corsa continua, quasi un’ora, in salita e sui gradoni della gradinata, allunghi e ripetute di vari metri, iniziando dai 200 e finendo con i 400 metri.

La frase tipica di Zeman: “Non preparo calciatori, ma maratoneti che sappiano calciare”. In partitella chi stava fermo tre secondi era fuori. “Chi molla nei primi venti giorni di allenamento difficilmente giocherà durante la stagione”.

Peccato che la sua filosofia, Zemalandia, dopo aver messo in crisi parecchie squadre, scemasse nelle ultime dieci giornate di campionato, con la squadra sulle gambe e in apnea.

Gasperini: intensità tattica, correre per risolvere i problemi. Più pallone che corsa continua per possessi, transizioni e partitelle a tema. Doppie sedute intense ma corte, palestra tre volte alla settimana. Il GPS in rosso non faceva allenare. In campo centometristi, non maratoneti. Niente possesso lento e pressing alto. Il suo motto: “Fare calcio ad alta intensità”.

Una frase dei suoi preparatori ai tempi del Genoa, Barbero e Pilati: “Correre più degli avversari negli ultimi 15′ di gioco”. Klopp: la mentalità era la stessa e il Borussia Dortmund arrivò alla fine vincendo campionati e Coppe negli anni d’oro 2012/2014.

Il ritiro in montagna non poteva durare meno di 14 giorni. Ha sempre scelto un paese in Svizzera, Bad Ragaz. Piccolo centro tranquillo e gruppo chiuso, alto solo 500 metri, ideale per il suo “gegenpressing”, che ha rivoluzionato il calcio: polmoni e resistenza.

La curiosità sugli allenamenti di Klopp era tanta. Nel 2013 partimmo da Neustift con tre amici genoani e facemmo 250 km. Arrivammo in Svizzera intorno alle 9 e il primo allenamento era già finito, iniziato alle 7.45 prima della colazione, dopo di che video fino alle 11 sul gegenpressing. Una grigliata alla settimana con giochi di gruppo per allontanarli da smartphone e iPad. Klopp era ossessionato dal fare gruppo. Alle ore 11 lavoro atletico e, dopo pranzo, riposo.

Al pomeriggio la novità con l’allenamento “Life Kinetic”, una tecnica di allenamento non solo per gambe e corpo, ma anche per il cervello: acchiappare una pallina con le mani e contemporaneamente stoppare il pallone con il piede destro o sinistro; stare in equilibrio su una fune con un piede e calciare con l’altro. Gli esercizi visti erano molti, altri cambiavano ogni giorno.

Lo scopo di ogni esercizio, spiegatomi da un giornalista che parlava italiano, era reagire a situazioni nuove e inattese con movimenti non abituali. Klopp non gradiva i giornalisti durante gli allenamenti, dopo però era un grande comunicatore e spiegava tutto; noi eravamo tifosi.

Attualmente la preparazione precampionato, negli ultimi anni, non ha più segreti grazie alla tecnologia e all’invasione dei GPS ad alta frequenza, che indicano chilometri percorsi, benzina consumata, accelerazioni e frenate, raccogliendo dati da 10 a 20 volte al secondo e, aggiungendo la frequenza cardiaca, fotografano la condizione del calciatore.

Anche l’alimentazione ha un obiettivo. Ogni lavoro deve avere il suo cibo, analizzando i dati forniti dal GPS. Al Genoa, in questo ritiro, non si è ancora scoperto il “Metodo Bertelli”, nuovo e importante ruolo nello staff di De Rossi come coordinatore dell’Area Performance di tutte le squadre, dal settore giovanile alla prima.

Il prof. Bertelli, docente all’Università di Coverciano e vincitore di titoli in Italia e in Europa con allenatori di grido, è citato per la sua preparazione fisica moderna.

Il suo metodo, spiegato ai corsi per preparatori a Coverciano, si fondava sul lavoro con il pallone, specificando: “Se corri senza pallone alleni un maratoneta, non un calciatore”.

Altro cavallo di battaglia del Professore: la periodizzazione tattica, con quattro principi presenti in tutta la stagione: tecnico-tattico, fisico, psicologico, sempre uniti. Curare, tramite i dati del GPS, la prevenzione degli infortuni sulla forza, cercando di riconoscere la posizione del corpo e dei muscoli con la gestione dei carichi di lavoro.

Altra frase del prof. Bertelli ai corsi di Coverciano che lasciava il segno nei discenti: “L’allenamento deve avere sempre un problema tattico da risolvere, altrimenti è ginnastica”.

De Rossi ha voluto il prof. Bertelli perché è uno non schierato. Nella sua carriera di calciatore e allenatore ha capito che bisogna sempre cercare strade nuove per evitare di rimanere fermi e farsi superare dalla concorrenza. Obiettivo della preparazione di DDR e del suo staff: saper correre. Tutto funziona solo se tutti sono al top della forma, un obiettivo che si può ottenere con carichi di allenamento non leggeri.

Il fiato deve rappresentare le fondamenta su cui costruire la tattica, ma poi serve la tecnica che De Rossi e lo staff stanno gestendo anche nel ritiro in Val di Fassa per chi la possiede: Baldanzi, Traorè e Messias, come in un laboratorio di analisi continue per cercare di sfruttare le loro doti anche a gara in corso.

De Rossi, dal suo arrivo al Pio Signorini, ha portato il calcio che sente. È stato subito vero nel gruppo, credendo in quello che voleva proporre, subito accettato.

Prossimamente lo vorrà proporre nuovamente, sempre più intenso, più divertente, meno tattico, con ritmo, qualcosa in più con chi possiede la bravura tecnica naturale nel team. Un calcio con meno gol incassati e più realizzati, senza dimenticare che, nel campionato italiano, sono sempre i risultati a decidere il lavoro dell’allenatore e del suo staff.


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