Dopo una settimana di fatiche, al caldo nella morsa dell’anticiclone Caronte, seppur meno intensa rispetto ad altre zone d’Italia, il Genoa ha lavorato al Pio Signorini non solo sul piano fisico, ma probabilmente anche su quello tattico e tecnico, per permettere a De Rossi e al suo staff di valutare non solo i nuovi arrivati, ma anche i giovani rientrati dai prestiti sui quali poter lavorare in vista del prossimo campionato. Ora il Genoa è salito a Moena per rinfrescarsi e proseguire la preparazione.

Per quanto si è potuto capire, più dalle parole che dai fatti, visto che gli allenamenti si sono svolti a porte chiuse, oltre alla tecnica, alla tattica e alla corsa, De Rossi avrà fatto comprendere quale dovrà essere il volto del prossimo Genoa. Con il ricordo del Liverpool, anche quello dei veterani di 35 anni, il suo “mantra” resta una vera norma di vita e di calcio: ogni singolo calciatore deve mettersi al servizio della causa comune, con il massimo impegno negli allenamenti per assimilare gli schemi che verranno proposti, come già accaduto nella scorsa stagione, non solo nelle gare ufficiali.

De Rossi e il suo staff vorranno verificare, anche nelle tre amichevoli in programma, compresa quella contro la selezione della Val di Fassa, la predisposizione alla concentrazione, al sacrificio e alla disponibilità nel mettere in pratica quanto visto nello scorso campionato, per costruire quella “macchina da guerra” che DDR vuole vedere su tutti i campi.

Il futuro del Vecchio Balordo non sarà naïf, ingenuo o semplice. Tutti sanno costruire squadre corte, ma, come si è visto al Mondiale americano, la differenza la fanno la forza fisica abbinata alla tecnica, lasciando da parte la favola raccontata da molti esperti sul dibattito tra difesa a tre o a quattro. Al Mondiale tutti difendevano in cinque e attaccavano in sei.

Il calcio è in profonda evoluzione, sempre più offensivo, anche se i portieri compiono meno interventi durante una partita. Nel prossimo campionato non potrà diminuire la velocità di gioco: un calcio a bassa intensità vive solo di episodi e, senza talenti, è difficile crearli. L’Argentina, senza Messi, difficilmente sarebbe arrivata fino alle fasi finali.

Per realizzare tutto questo, De Rossi ha chiesto alla società ali e mezzali di qualità. Il gioco del Genoa resterà sempre sotto il controllo del suo allenatore, ma dovrà offrire un numero maggiore di soluzioni.

Il calcio di DDR continuerà a chiedere sempre di più sia ai difensori sia agli attaccanti. Anche nel prossimo campionato, come nel Mondiale ormai alle battute conclusive, saranno i colpi dei fuoriclasse a fare la differenza, al di là dell’organizzazione e della forza del collettivo.

Il Genoa e De Rossi, proseguendo sulla linea tracciata nella scorsa stagione, avranno il vantaggio, anche alla luce delle tante panchine cambiate in Serie A, di possedere una qualità in più: la capacità di fare gruppo, dove un esterno sa trasformarsi anche in terzino e le mezzali si scambiano continuamente posizione, inserendosi negli spazi.

Il Genoa e DDR sembrano essere sulla strada giusta con il loro metodo di lavoro, che non si limita alla sola fase difensiva o offensiva. Considerati anche gli sforzi della società per rimediare agli errori di mercato della passata stagione, potrebbero arrivare risultati migliori.

Il popolo genoano ha fiducia nel lavoro di De Rossi e della società. A luglio, però, è ancora presto per fare elogi, e questo vale non solo per il Genoa. Come sempre, sarà il pallone, quando inizierà a rotolare per i tre punti, a decidere le fortune di una squadra, insieme a molti altri fattori.

Come già scritto, la forza di DDR sta nella capacità di cambiare in corsa attraverso la contaminazione dei moduli, l’elasticità tattica e l’organizzazione. Una formula che De Rossi ha dimostrato di saper dosare come un farmacista: agitare bene la soluzione prima dell’uso.


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