Non è ancora tempo di Solleone. Il calendario lo annuncia il 25 luglio, con l’ingresso del Leone nell’oroscopo, ma il caldo di questi giorni ha già fatto fare passi da gambero al pallone che rotola: il Mondiale in corso, il calciomercato, gli arbitri e, per ultimo, dopo una ventina di giorni dalla sua elezione, l’annuncio di Malagò, presidente della FIGC, su chi dovrà portare gli azzurri al Mondiale 2030, in programma tra Spagna, Portogallo e Marocco, non solo dietro le scrivanie.
L’idea di Infantino, presidente della FIFA, di espandere il calcio a livello globale sembra andare verso il fallimento, viste le lamentele delle nazionali di media e piccola fascia per i torti subiti. C’era la volontà di portare Argentina, Francia e Spagna alle semifinali già in partenza e così è stato; si è aggiunta anche l’Inghilterra, tra le polemiche della Norvegia. Manca soltanto il Brasile di Ancelotti per completare il poker annunciato.
Il grande successo di Infantino e Trump è stato soprattutto il business: l’evento sportivo più ricco di sempre, che porterà nelle casse della FIFA oltre tre miliardi di euro dagli sponsor. A questi vanno aggiunti i diritti televisivi, gli incassi dei botteghini e tutto il movimento generato dai tifosi costretti a percorrere migliaia di chilometri tra Canada, Stati Uniti e Messico, con trasferte che, per alcune squadre e tifoserie, hanno superato le 5.000 miglia.
Al business della FIFA bisogna aggiungere quello voluto da Trump con il progetto Host City Supporter, che ha permesso agli organizzatori delle quindici città coinvolte di valorizzare marchi locali. Dopo la finale del Mondiale, in programma domenica prossima, Infantino dovrà fare i conti con Europa, Africa e Asia, che chiedono le sue dimissioni.
Il caso Balogu, con la squalifica revocata da Infantino, ha travolto il Mondiale 2026 ed è diventato un tema politico. Il presidente della FIFA è stato duramente attaccato per non aver difeso l’autonomia dello sport davanti alle pressioni del presidente americano.
Tutti contro Infantino, che non ha avuto il coraggio di ricordare a Trump che il calcio ha regole proprie, lasciandogli invece decidere il bello e il cattivo tempo quando ciò è risultato conveniente, come spesso accade anche nella politica internazionale.
Al centro dell’attenzione c’è anche il caso Rocchi, con nuove intercettazioni riguardanti le designazioni arbitrali, in particolare quelle relative all’Inter, proprio nel giorno in cui veniva annunciato Orsato di Schio come nuovo designatore della CAN A e B, dopo un anno di “purgatorio” in Serie C e dopo aver provocato il cambio ai vertici dell’AIA. Pacifici aveva infatti rimosso i designatori della CAN C proprio per fargli spazio, essendo stato uno dei suoi principali sostenitori nell’elezione alla presidenza dell’Associazione Italiana Arbitri.
Il caso Rocchi rischia di fare ancora molto rumore per nulla. La Procura di Milano sta valutando diverse prese di posizione di arbitri che con Rocchi hanno trovato poco spazio. Tutto, probabilmente, finirà in prescrizione, con l’Inter mai indagata. Se però si dovesse punire Rocchi, la Procura federale della FIGC dovrebbe fare il suo corso e sanzionare non soltanto il designatore, ma anche le società che avessero eventualmente tratto vantaggio, applicando eventuali penalizzazioni all’inizio del campionato e non alla fine.
Orsato ha dichiarato nelle sue prime parole: “L’arbitro dentro di me è morto, adesso devo far arbitrare gli altri. Cerco di portare la mentalità che mi è stata insegnata da ragazzino. Oggi a questi ragazzi servono degli allenatori, gli allenatori per gli arbitri. Dobbiamo cercare di insegnare a questi ragazzi ad andare nei terreni di gioco, fischiare e decidere senza paura”.
Vuole arbitri più vicini all’azione, sul modello visto agli Europei, con meno interventi del VAR e maggiore capacità decisionale sul terreno di gioco. Nei prossimi giorni si vedrà chi saranno i “trombati” per motivi tecnici e quanti verranno ricollocati al VAR, come già accaduto in passato.
Soprattutto sarà interessante capire se riuscirà a ridurre realmente il numero degli arbitri impiegati in Serie A, utilizzando stabilmente una ventina di direttori di gara sui quarantaquattro disponibili, applicando lo stesso criterio ad assistenti e VMO. Altrimenti cambierà ben poco, come dimostrato anche dal Mondiale, dove gli errori davanti ai monitor sono stati numerosi.
Sul calciomercato 2026/27 c’è ancora poco da commentare. Solo il Milan ha messo a segno acquisti importanti, che però dovranno essere confermati dal campo. Tutte le altre società sono sempre più costrette prima a vendere e soltanto dopo ad acquistare.
Anche i pochi nomi arrivati dall’estero potranno essere giudicati soltanto dal campo. Eppure testate giornalistiche, siti web e trasmissioni da “sgobb” si spingono già ad annunciare perfino le probabili formazioni tipo.
Al Genoa si continua a lavorare. L’Inghilterra, con la forza delle sterline, ha conquistato lo svedese Stroud. Traorè sembra ormai alle porte di Genova.
Dovbyk continua a essere accostato al Genoa dalla stampa nazionale per precisa richiesta di De Rossi. Al Pio Signorini, però, Lopez, De Rossi e la società stanno valutando anche altri profili con caratteristiche simili, pur confidando nella capacità del tecnico romano di rilanciare calciatori che, tra infortuni e altre vicende, si sono un po’ persi per strada.
Nel giorno dell’anniversario della vittoria del Mondiale 2006 conquistato da Marcello Lippi, Malagò ha sciolto il nodo sui dirigenti che guideranno la Nazionale verso il Mondiale del 2030 con un contratto quadriennale.
Paolo Maldini sarà direttore tecnico e presidente del Club Italia, mentre Leonardo ricoprirà il ruolo di consulente, forte del buon lavoro svolto insieme al Milan negli anni passati. Malagò non ha sorpreso completamente con queste nomine, ma quasi.
Molti pensavano che il nuovo asse di potere ruotasse soprattutto attorno al Circolo Canottieri Aniene di Roma, di cui l’ex presidente del CONI è presidente onorario. Da quell’ambiente, secondo molti, sarebbero dovute arrivare le principali figure della nuova Federazione.
Dopo l’autogol rappresentato dalla nomina a vicepresidenti della FIGC di Simonelli, presidente della Lega Serie A, e di Calcagno, presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, entrambi tra i suoi principali elettori, il calcio italiano, dalla Serie B fino ai dilettanti, aveva manifestato più di una preoccupazione.
La presenza di Maldini, pur impegnato soprattutto con la Nazionale, trasmette maggiore fiducia sul futuro delle tanto auspicate riforme del calcio italiano. Sarà fondamentale coinvolgere anche la Lega Nazionale Dilettanti: senza il suo 33% dei voti in Consiglio Federale difficilmente potrà cambiare qualcosa.
Prima ancora di soddisfare le richieste della Serie A e dell’Associazione Calciatori, interessate soprattutto a tutelare i propri equilibri economici, ottenere sgravi fiscali e riaprire alle sponsorizzazioni legate alle scommesse, ci si augura che Malagò, insieme a Maldini, abbia predisposto un vero piano per valorizzare i giovani italiani e favorirne l’utilizzo in Serie A. Si parla di incentivi economici per i club che li schiereranno con continuità.
A Maldini e Leonardo il calcio italiano e i tifosi chiedono anche di non disperdere quanto costruito da Silvio Baldini nelle ultime due amichevoli della Nazionale.
Un lavoro nato soprattutto dall’osservazione diretta del commissario tecnico ad interim e del suo staff, molto più affidato agli occhi degli uomini di campo che agli algoritmi e all’intelligenza artificiale.
Durante la stagione sarà difficile per il futuro commissario tecnico seguire da vicino tutti i calciatori. Ai nomi di Conte e Mancini si sono aggiunti quelli di Pirlo e Pioli, quest’ultimo in ottimi rapporti con la nuova coppia dirigente proveniente dal Milan. Ancelotti resta una suggestione, quasi una chimera, anche perché i rapporti con Leonardo ai tempi del Paris Saint-Germain non furono particolarmente idilliaci.
Si potrebbe allora pensare a una soluzione diversa: organizzare raduni e amichevoli mensili della Nazionale direttamente nei centri sportivi delle venti squadre di Serie A e anche di Serie B, evitando i tradizionali ritiri di pochi giorni, spesso poco graditi alle società.
Calciomercato Genoa | Chiusa operazione Traorè col Marsiglia. I dettagli










