Sette giorni fa, con qualche giorno di anticipo, è iniziato ufficialmente il calciomercato estivo 2026. Lo show d’apertura è andato in scena nella Riviera Romagnola, al Grand Hotel di Rimini, alla presenza di diversi direttori sportivi e di altri personaggi del calcio, su un palcoscenico felliniano. Chissà se erano già pronti a girare un altro film calcistico, atteso dai tifosi, che durerà fino al 2 settembre.
Dopo sette giorni di mercato, Fellini sembra ancora presente, rievocando con Amarcord il calciomercato del passato in chiave nostalgica.
Non ci sono stati colpi di scena per nessuna tifoseria: soltanto una marea di trasmissioni televisive e radiofoniche, subito cavalcate dal web e dai social, con gli appassionati in attesa di novità per le proprie squadre.
La serata di gala inaugurale del calciomercato è stata organizzata dall’A.DI.SE. (Associazione Italiana Direttori Sportivi) insieme a Master Group Sport S.r.l., fondata da Carnevali, nuovo amministratore delegato e direttore generale della Juventus dopo dodici anni al Sassuolo.
Nulla di nuovo negli interventi dei direttori sportivi. “Dobbiamo continuare a fare i conti con una grande disparità economica, tra le società italiane e quelle estere. Gli inglesi sono irraggiungibili. L’unico modo per cercare di colmare il gap è lavorare sodo con le idee differenti“.
Gran parte dei club europei è costretta a fare i conti con i bilanci, mentre in Inghilterra continuano a fioccare operazioni milionarie già all’inizio del mercato. L’operazione che ha portato Sandro Tonali dal Newcastle al Tottenham per 100 milioni di sterline ha fatto felice anche il calcio italiano.
L’ex presidente Cellino, grazie al trasferimento di Tonali, ha riattivato la matricola del Brescia, che incasserà una cifra importante attraverso il contributo di solidarietà FIFA, essendo Tonali cresciuto nel club fino ai 19 anni.
Già dal termine del campionato, il 26 maggio, si è iniziato a parlare quasi esclusivamente di calciomercato, dimenticandosi della tragica realtà del nostro calcio: fuori dal Mondiale e ridotto a entusiasmarsi per un mercato che, come sempre, entrerà davvero nel vivo soltanto nell’ultima settimana di agosto.
Sono passati tanti mercati estivi e invernali, e non abbiamo imparato nulla. Si continuano a organizzare show, trasmissioni, rubriche e articoli pieni di parole, concetti, ipotesi e bugie, alimentate da procuratori e agenti sportivi, pronti a spacciare notizie fuorvianti che molti finiscono per accettare.
Il sistema calcio non produce più calciatori di alto livello. Non è colpa dei settori giovanili. La lezione impartita da Silvio Baldini nelle ultime due gare della Nazionale italiana sembra non interessare a nessuno.
Baldini e il suo staff hanno utilizzato piattaforme per monitorare i calciatori italiani che giocano all’estero. Avranno certamente fatto ricorso anche agli algoritmi, ma senza l’occhio dell’osservatore sul campo molti di quei ragazzi non sarebbero mai stati convocati.
L’algoritmo dipende dai dati: lascia da parte le categorie inferiori, rischia di perdere talenti o giocatori che militano in campionati africani, non misura il carattere, il coraggio, la voglia di imparare e di vivere di calcio. Tutti aspetti che nessun dato statistico può raccontare.
Si parla molto di giovani italiani, ma finora Malagò ha parlato soltanto di sistema giovanile. Chi ama davvero il calcio italiano si aspetta provvedimenti concreti. Toccherà proprio a Malagò prendere decisioni importanti.
Sulla presenza sempre più massiccia di stranieri nelle prime squadre e nei settori giovanili, se comunitari, si può fare ben poco. Occorrerebbe invece prevedere incentivi economici per le società che fanno giocare giovani talenti italiani, preparandoli per le competizioni europee e i Mondiali del futuro. Alla Nazionale serve un selezionatore, non un allenatore.
Genoa: calciomercato, per ora, vivace e orientato alla prospettiva. Gli acquisti effettuati sembrano di buona qualità. La coppia Lopez-De Rossi, dopo aver analizzato non solo filmati e schede di scouting, ma anche osservazioni dal vivo, non si è affidata esclusivamente agli algoritmi, che incrociano dati fisici, età, minutaggio, stile di gioco e movimenti con e senza palla, ma non sono in grado di valutare il carattere, qualità fondamentale per lavorare nel gruppo di DDR.
Il Genoa vorrebbe consegnare a De Rossi una rosa quasi completa già all’inizio del ritiro, permettendogli di lavorare fin dal primo giorno secondo le sue idee, senza dimenticare che, per il tecnico romano, sarà la seconda esperienza iniziata dall’estate e non in corsa, chiamato a correggere difetti ereditati.
Dovbyk è nel mirino di De Rossi. L’operazione non è semplice. La Roma vorrebbe cederlo per circa 20 milioni di euro, mentre il Genoa punta a un prestito senza accollarsi interamente l’ingaggio. A fine mercato tutto potrebbe ancora succedere. Qualcuno si è già chiesto se Dovbyk potrebbe giocare insieme a Colombo.
Probabilmente sì. L’ucraino, grazie al fisico e alla struttura, è il classico numero 9 d’area di rigore: destro naturale, forte di testa e capace di far salire la squadra. Colombo potrebbe girargli attorno, sfruttando gli spazi e attaccando la porta avversaria, invece di restare imprigionato tra i due centrali.
In questo mercato appena iniziato si è parlato poco di Venturino. Durante il ritiro De Rossi lo osserverà con attenzione, alla ricerca di un giocatore capace di creare superiorità numerica attraverso il dribbling, qualità tanto cara al tecnico romano.
Altra precisa volontà di DDR è stata l’arrivo del professor Bertelli nel ruolo di coordinatore dell’Area Performance del club. L’esperienza non gli manca: ha lavorato con Conte e Spalletti, sia in Italia sia in Inghilterra, oltre che con la Nazionale. Il suo contributo potrà essere determinante per un Genoa che De Rossi vuole rendere sempre più europeo, non soltanto nel modo di giocare, ma anche sotto il profilo atletico.
Sognare, per un genoano, significa addormentarsi con tante immagini nella mente. La società non conta né le crepe della strada né le stelle del cielo: cerca una struttura all’altezza della Licenza UEFA. Nel calcio moderno, però, sognare da solo non basta.
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