Nel corso della conferenza stampa che si è svolta oggi, Daniele De Rossi ha parlato di Alexsandro Amorim, centrocampista del Genoa, e delle possibili scelte in vista della partita contro il Pisa:

Tra squalifiche e altro, i due centrali di centrocampo domenica saranno Masini e Amorim, due giocatori che per ragioni differenti hanno trovato meno spazio. Può essere per l’uno o per l’altro un’occasione?

“Entrambi hanno le loro caratteristiche, le loro qualità. Ho cercato di inserirli in base alle caratteristiche della partita, della strategia di gara. Ovviamente un giocatore gioca qui da tanto tempo, è cresciuto qui, ha tre anni in più, quindi Masini è uno che prendi e butti dentro la mischia anche quando vedi che le cose stanno andando male, perché sai che ne uscirà fuori con qualcosa. Per Amorim abbiamo cercato anche di tutelarlo, anche se adesso ha bisogno di giocare, perché deve e vuole farsi vedere. Penso anche che sia entrato in diverse circostanze e abbia fatto sicuramente non peggio di chi stava giocando prima di lui. A volte vediamo lui, lo vediamo piccolino così, ma è uno che ha gambetta, ha intensità, grande qualità. È entrato bene a Verona, è entrato bene con Torino, anche se la partita era abbastanza diretta verso la vittoria. Ha avuto il primo “buongiorno” del calcio italiano a Milano contro l’Inter: difficili i primi cinque minuti, e poi secondo me ha fatto da casa una prestazione rigore a parte, molto al di sopra della sufficienza. Vedremo, avrà tante occasioni. L’abbiamo preso, come ho detto sempre, per 4-5 anni di contratto e non per 4-5 mesi, quindi il percorso e il progetto di lui è molto più lungo di così”.

In cosa è cresciuto maggiormente Amorim? Cosa deve limare ancora?

“È cresciuto intanto fisicamente. È venuto con un grande entusiasmo e brillantezza e dopo poche settimane abbiamo visto che era abbastanza in difficoltà a tenere i ritmi di allenamento e i ritmi di gara e ce l’ha spiegato. “Per me ogni allenamento che faccio qui è alla stessa intensità che avevo in una gara nella domenica dove stavo prima”. Ha avuto un contraccolpo di approccio, più che fisico – perché uno che tiene anche botta -, credo metodologico. Siamo stati noi che non avevamo il tempo e la possibilità di modellare questi allenamenti per far inserire lui e dovevamo andare di corsa, forte, perché i punti servivano come pane”.

“L’approccio che deve migliorare è quello. Lui è molto consapevole di essere un palleggiatore incredibilmente bravo. Deve cercare di non confondere la sua mobilità con la leggerezza di poter rischiare perché gioca in una posizione molto delicata e, quindi, ci saranno momenti in cui la palla va giocata di prima avanti nello spazio senza ancora il rischio di farsela strappare via. Non voglio fare paragoni sbagliati perché poi non lo aiuterei, ma è uno di quelli che quando ha palla addosso addosso la pressione non la sente. Dribbla, esce fuori in palleggio. A me questi giocatori così piacciono molto”.