Il 19 marzo 2025 Gravina e la FIGC, a sette giorni dai playoff per andare al Mondiale 2026, hanno varato un progetto per il settore giovanile del calcio italiano. I titoli non si sono sprecati: “una sorta di officina del talento italiano”, una “accademia del calcio”. Un modello, secondo la FIGC, rivoluzionario per riunire formazione, attività scolastica e squadre nazionali.

Il direttore tecnico di tutto l’impianto sarà Maurizio Viscidi, con Zambrotta e Perrotta che dovranno occuparsi dell’attività di base (5-12 anni). Prandelli consulente di Gravina.

Nessuno mette in discussione le capacità di questi calciatori di classe, probabilmente sarebbe stato meglio rivolgersi a chi ha fatto fino ad oggi qualcosa di successo nei settori giovanili vivendoli dal mattino alla sera e scopritori di talenti.

Tutto con una nuova icona per l’organigramma di qualità: superare l’ipotatticismo, puntare sulla tecnica nei settori giovanili, senza nessuna voglia di sostituirsi ai club, con l’obiettivo di crescere possibili calciatori di interesse nazionale.

Dopo essere fuori dai Mondiali da dodici anni, la FIGC si è accorta, con l’ennesima brutta figura nelle Coppe europee, che c’è troppa tattica nei vivai e troppa mancanza di tecnica. Dimenticandosi, nelle ultime uscite dalla Champions. quanti fossero i calciatori italiani in campo.

È un progetto che era partito nel 2018, ma come tanti altri strombazzati mai andato in porto. Dopo l’uscita dal Mondiale del Qatar è stato inserito nel programma elettorale di Gravina nel 2025.

I tre pilastri di questo progetto dovrebbero essere: “corso di formazione per gli allenatori, un modello di allenamento con linee guida da proporre alle società, la presenza sul territorio attraverso i nuovi tecnici, un nuovo piano didattico per il corso UEFA C, quello che abilita a diventare allenatori dei settori giovanili”.

Si ha l’impressione, dopo le parole di Maurizio Viscidi, capo del progetto, che si sia dimenticato qualcosa di importante: “La Serie A è il campionato europeo con la minor velocità di trasmissione del pallone e quello con il più basso numero di dribbling”. Potrebbe essere vero, ma quanti sono i giocatori italiani che lo giocano dal primo minuto? Le statistiche alla 30ª giornata di campionato dicono il 17%, subentrato dalla panchina un altro 3%.

Copiare la Spagna e qualche paese nordico su velocità, dribbling e palleggio, occorrerebbe qualcosa di diverso a cui la FIGC non mette mai mano: limitare il tesseramento di giovani calciatori provenienti da tutte le parti del mondo. Hanno invaso i tornei dall’Under 16 al Campionato Primavera. Viscidi ha aggiunto nella presentazione dell’operazione: “Un’allerta importante. Nel nostro calcio ci sono solamente il 30% di calciatori selezionabili e alcune squadre Primavera hanno il 100% di stranieri”.

Alle società di calcio si dovrebbe chiedere di non rincorrere solamente il risultato a tutti i costi e di non cadere nelle spirali di procuratori, agenti, portaborse, come succede nel campionato maggiore con il decreto crescita varato nel 2023, dove i calciatori ingaggiati che arrivano dall’estero possono beneficiare di una esenzione IRPEF del 75% e sgravi fiscali fino al 90%.

Scimmiottare il calcio spagnolo, tedesco, inglese con più di dieci anni di ritardo servirà a poco. In Spagna hanno seguito le linee guida dell’Università di Coverciano degli anni Ottanta e Novanta, basta leggere i testi che parlano di tecnica calcistica che spiegavano come si impara, come si gioca.

La Spagna crea più giocatori nostrani sviluppando talenti con una ottima tecnica e intelligenza tattica, di grande adattamento, grazie agli allenatori del calcio giovanile che hanno una primaria importanza nel processo di formazione, motivando e guidando i giovani calciatori.

I vecchi testi di Coverciano invitano gli allenatori, gli addetti ai lavori, a capire per primi quali sono le capacità fisiche e psichiche richieste dal gioco del calcio. Tutto per permettere di individuare nel ragazzo il calciatore del domani, rilevando quali saranno a breve, medio, lungo termine le capacità di prestazione dell’individuo come calciatore. Se un giovane di 12 anni arrivato dalla scuola base non sa ancora stoppare il pallone, inutile insistere: difficilmente diventerà un buon calciatore e difficilmente prenderà le varianti tecniche successive per giocare una partita di calcio.

La prima caratteristica da sviluppare è la padronanza del pallone, il dominio del pallone con esercitazioni specifiche e dopo passare alla tecnica calcistica: come calciare il pallone, il passaggio non solo rasoterra ma anche a parabola lunga, tirare in porta, colpire il pallone di testa, ricevere il pallone. Questo esame scrupoloso emerge in modo non perfetto anche nel Campionato di Serie A.

L’Accademia che vuole Gravina avrà bisogno di tempo per svilupparsi e i risultati non saranno a breve termine. Prima sarebbe più interessante introdurre qualche regola per far giocare di più i giovani calciatori italiani, ingaggiando meno calciatori dall’estero in grado di non fare la differenza.

Il Presidente FIGC per l’Accademia del calcio dichiara di aver previsto un budget, ma poi serviranno risorse. L’appello è al Governo, che deve rivolgersi al mondo delle scommesse. Per ogni euro che il calcio italiano riceve dallo Stato ne ridà indietro il 19,7%.

Visti tutti i precedenti progetti non andati a buon fine per questioni economiche, non sarebbe stato meglio, prima di rilanciare a paroloni l’iniziativa, chiedere al Governo se potrà essere partecipe? 


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