Pazzo, strambo campionato e alla 29ma si è arrivata la conferma. L’Inter in crisi vedeva il Milan a 5 punti di distanza dopo il pareggio con la Dea, invece si ritrova a più 8 dopo che il Diavolo è sceso all’inferno contro la Lazio, spaventato dalla tifoseria laziale tornata a vedere volare l’Aquila.

Il Como mette in crisi la Roma, Gasperini da profeta non solo contro il VAR, l’aveva previsto per le troppe gare in pochi giorni e la rosa, oltre agli infortuni di qualità, in apnea di fiato. Roma come Atalanta. La Lupa spera giovedì prossimo di rivedere l’Europa League e andare avanti dopo il ritorno degli ottavi di finale con i felsinei. Palladino, dimenticata la Champions contro il Bayern, pensa di vincere la Coppa Italia per rimanere a giocare in Europa.

La salvezza deluderà fino alla matematica certezza di essere retrocessi Verona e Pisa. Entrambe 18 punti in 29 gare, difficile pensare che ne facciano altri 16, come minimo, in 9 gare.

Colpo, blitz, del Vecchio Balordo a Verona dopo che nella settimana che ha preceduto la gara era stata rappresentata come uno scontro salvezza.

Per il terz’ultimo posto in classifica, dopo la vittoria della Fiorentina in casa della Cremonese, la corsa si allunga con il Lecce superato in classifica dalla viola. La trentesima giornata di campionato prossimamente emetterà altri verdetti: dai 30 punti del Cagliari ai 18 di Pisa e Verona, tutte le squadre hanno incontri proibitivi, anche se ormai i risultati a sorpresa sono una costante, eccetto la Cremonese che giocherà in casa del Parma, uno step che non potranno fallire.

Giornata nera del VAR, che adesso non richiama più i direttori di gara davanti al video. Clamoroso quello successo a Como-Roma e il secondo giallo dato a Wesley. Il VAR poteva intervenire per scambio di persona, dato che il fallo non era stato commesso dal brasiliano della Roma ma dal compagno Rensch: il protocollo lo prevedeva.

Altro errore: non far vedere le immagini di Inter-Atalanta a Manganiello per il calcio subito da Frattesi in area della Dea, difficoltà anche nei replay a certificare che fosse un chiaro rigore vista la posizione del centrocampista nerazzurro e l’intensità del calcetto ricevuto.

Protagonisti i soliti VMO Gariglio, sia a Como con Fabbri che al Meazza con Chiffi.

Torino-Parma 4 a 1. Tutto facile per il Toro, liscio del portiere dei ducali il primo gol, il secondo traversa e schiena sempre di Sukuki. Due gol che hanno aperto la squadra di Cuesta e D’Avesa, oltre a respirare dopo due vittorie e una sconfitta dal suo esordio, bravo nel credere dell’accoppiata Simeone, Zapata. Il Parma una volta è riuscito a pareggiare con il marchio di fabbrica Pellegrino sul calcio di punizione e gol di testa e dopo è naufragato nel gioco e nei contropiedi, sempre difficoltosi.

Inter-Atalanta 1 a 1. Inter arrabbiata, Chivu espulso con doppio giallo. Pari con gli altri nerazzurri e tante, troppe polemiche per una spintarella e un calcio di rigore difficile da decifrare. Un’Inter che dopo l’uscita dalla Champions non è più l’Inter: lenta, troppo bassa. La sicurezza di aver vinto lo scudetto con 12 giornate di anticipo non ha fatto bene agli uomini di Chivu, come l’assenza di Lautaro, lo stesso film dello scorso anno nelle ultime giornate di campionato con la sua assenza e lo scudetto perduto. Bravo Palladino, in corso di gara, a capire le difficoltà del biscione dal punto di vista atletico e psicologico.

Napoli-Lecce 2 a 1. Il Napoli in rimonta ha ribaltato un buon Lecce. Tutto non è avvenuto per caso quando Conte ha messo in campo, al rientro, De Bruyne e McTominay, con Anguissa in campo dal primo minuto. Conte, con il recupero delle stelle, punta alla zona Champions e non si illude di andare a giocarsi lo scudetto, consapevole che tutto non dipenderà dai suoi risultati ma da quelli dell’Inter. Il Lecce gioca, spaventa il Ciuccio con 27 punti in classifica; nel prossimo turno dovrà pensare a fare punti non facili in casa della Roma.

Udinese-Juventus 0 a 1. Boga fa felice Spalletti e la Signora. Quanta fatica e quante occasioni sprecate per buttarla dentro, con un’Udinese che passa dall’altare nella polvere nel giro di una giornata all’altra di campionato. Spalletti guarda avanti e aspetta Vlahovic per cercare la Champions con più tranquillità. Le zebrette friulane azzoppate come in altre gare, difficile mettere insieme la continuità non solo di risultati ma di gioco per Runjaic.

Pisa-Cagliari 3 a 1. Raddrizzata alla 29ma giornata di campionato la Torre pendente, con la vecchia guardia protagonista, con la carica del capitano Canestrelli, difensore ma bomber d’area con una doppietta pur giocando in inferiorità numerica. Prima vittoria per il nuovo tecnico HIljemark dopo cinque giornate in panchina, 3 punti che mancavano dal novembre scorso. Il Cagliari di Pisacane assente, solo Pavoletti in gol se viene utilizzato. Cagliari che non vince da 7 giornate, dopo le tre vittorie consecutive con Juve, Fiorentina, Verona.

Sassuolo-Bologna 0 a 1. Dallinga regala un sorriso a Italiano, gol e vittoria nel derby della via Emilia in casa del Sassuolo. Italiano rimuginava per l’utilizzo degli stessi che lo hanno portato in Europa lo scorso anno senza ripetersi, in particolare al Dall’Ara. Punta giovedì sera ai quarti di finale di Europa League per battere Gasperini e la Roma, spera di recuperare i 5 punti di svantaggio per andare in Conference. Sassuolo troppo impreciso e poco intenso, subisce la freschezza dei felsinei nel primo tempo, non riesce a pareggiare, erano sulle gambe.

Como-Roma 2 a 1. Perde la seconda gara consecutiva Gasperini, la sua Roma è in apnea, le assenze di Dybala e Soulé si fanno sentire. Addirittura in crisi la difesa giallorossa, artefice di successi in altre gare. Il Como al quarto posto in classifica, sicuro di andare in Champions, pensa addirittura, con i miliardi dei proprietari indiani, dove giocare la Coppa con le orecchie il prossimo anno. Il gioco di Fabregas ha avuto ragione delle marcature a uomo del Gaspe. L’errore del Var non ha permesso alla Lupa di ruggire fino alla fine, faceva fatica in parità numerica, crollata in inferiorità.

Lazio-Milan 1 a 0. Povero Diavolo, pensava di essere a meno 5 dalla vetta, invece si ritrova a meno 8 dopo la deludente prova contro la Lazio di Sarri, ringalluzzita dall’Olimpico pieno della sua tifoseria, in un primo tempo da vecchi tempi alla Sarri. Allegri non è riuscito a raddrizzare la gara nel secondo tempo con i cambi, facendo la differenza con le giocate dei singoli, troppo confusionari nell’area del giovane portiere Motta, autore di parate importanti. Allegri tranquillo dopo la sceneggiata di Leao sostituito, dei 7 punti di vantaggio sulla Juventus quinta in classifica.

Cremonese-Fiorentina 1 a 4. La Cremonese regala nei primi minuti di gioco e nella seconda frazione gol facili e la Fiorentina li segna. De Gea salva la viola nei primi minuti, Audero per l’ennesima volta affonda i grigiorossi incassando il primo gol in mezzo alle gambe. Fiorentina a nozze negli spazi lombardi, in contropiede infila la porta di Audero altre 3 volte. La squadra di Nicola accorcia le distanze ma spreca altro gol davanti a De Gea. La metamorfosi della squadra di Nicola, quasi a metà del campionato considerata la rivelazione con i 20 punti in classifica, a seguire nelle ultime 14 gare ha confezionato solo 4 punti senza mai vincere una gara, difficile da raccontare, anche con la campagna di rafforzamento dello scorso gennaio impostata sull’esperienza di calciatori da Serie A. Licenziare Nicola, ci penseranno bene il presidente Arvedi e il DS Giacchetta, è l’unico che potrebbe fare il terzo miracolo (difficile) dopo Crotone e Salernitana, tutto dipende dal risultato in casa dei ducali nel prossimo turno di campionato.

Verona-Genoa 0 a 2. Missione compiuta dalla De Rossi Band e tutto il popolo genoano se la gode alla grossa. 33 punti alle Idi di Marzo, inaspettati, per continuare non solo la corsa alla salvezza ma anche al futuro del prossimo campionato, coniugando le idee di DDR.

Le ansie e i patimenti da parte di tutti i genoani prima dell’incontro fanno il paio con la grande soddisfazione di aver vinto al Bentegodi senza se e senza ma.

I tre punti con l’Hellas pesano molto per la corsa alla salvezza e nel bilancio di questa stagione e della prossima.

Al Bentegodi i giocatori hanno portato in campo tutto quello che dovevano difendere, tutto quello che hanno passato e tutto quello costruito dall’arrivo di De Rossi, il jolly di questa rinascita genoana che riesce a far digerire tutte le fatiche fatte gara dopo gara.

Dopo un primo tempo scialbo di studio, la De Rossi Band ha messo in campo, giocando in 16 con i cambi, non per demeriti di quelli sostituiti, con la consapevolezza del gioco preparato in allenamento: densità, lavoro di gruppo, sottolineato da tutte le interviste dei giocatori intervistati al Bentegodi, con spirito di sacrificio, compattezza mai mancata nella prima parte della stagione, non condita da uno spirito di gioco e volontà di giocare da squadra, probabilmente in disaccordo con il trainer in panchina.

La forza di questo Genoa ultimamente è nel tenere il pallone, rimanere solido, senza prendersi dei rischi, concedendo pochi recuperi di palloni agli avversari, alla ricerca della profondità con una struttura in costante movimento, giocando da squadra in salute fisicamente e consapevole delle proprie capacità tattiche e tecniche, dove la qualità emerge.

Auguri in ritardo a Vitinha per i 26 anni, festeggiati con un gol champagne. Ostigard il miglior centrale in Europa con le sue 5 reti realizzate.

Dal cambio in panchina, 8 le vittorie del Genoa: una con Criscito e Murgita, 7 con De Rossi, 5 dentro il Tempio, 2 in trasferta. Gol fatti 25, subiti 26.

Che gioia per i 3000 tifosi genoani presenti a Verona, un “Bentegodi” nel vero senso del termine, allo stadio e nel viaggio di ritorno.

DDR ha aspettato di godere da una settimana in ginocchio al gol di Ostigard; il popolo del Vecchio Balordo da un anno, quando alle Idi di Marzo 2025 erano quasi sicuri di rimanere nella massima categoria, come nel 2026.


Serie A, l’analisi della 29º giornata