A due giorni dalla sfida contro il Napoli, Daniele De Rossi, tecnico del Genoa, ha parlato nella conferenza stampa che si è svolta a Villa Rostan. Le sue parole:
“Sono soddisfatto, l’ho detto anche oggi ai ragazzi. Al di là di non aver perso nessun ‘big’ e di aver preso giocatori di qualità e caratteristiche che avevo richiesto, i primi due o tre giorni dopo il mercato ti dicono tanto, che atmosfera ci sarà. Abbiamo avuto due o tre giorni di lavoro intensissimo e il gruppo era ben unito e amalgamato, in più con i campi nuovi che sono perfetti. Aiuta a far scorrere meglio la palla e far andare più veloci i giovani. Abbiamo bisogno di creare un gruppo che sia come una famiglia. Amorim? Ha grande qualità, l’ha subito messa in mostra. Più lo vedo e più penso possa giocare da mezzala, non solo da mediano. Pensavo di farlo giocare davanti alla difesa, ma penso possa essere spostato. Ha qualità e conosce le giocate, sa quando deve girarsi e appoggiarsi ai compagni. Dobbiamo solo allenarlo e fargli conoscere i tatticismi del calcio italiano. Ha talento e personalità, anche fisicamente fa girare le gambe“.
Come hai visto Norton-Cuffy? Ti è mai apparso un po’ distratto dal mercato?
“No, ho visto tutti concentrati. Quelli che sono partiti avevano detto che volevano andare via, tranne Morten che non era pianificato. Ma un uomo e un giocatore come lui va ascoltato, soprattutto se arriva l’offerta giusta e se ti viene a dire che vuole più minutaggio e raggiungere il sogno di giocare il Mondiale. Ma l’ho sempre visto concentrato. La differenza la fanno i Leali, Sabelli e Nuredini, che viene su e tiene alto il livello della competizione. Anche Ekhator, che ha avuto tante voci intorno a lui e non ha mai smesso di dare tutto quello che ha. Anche Onana, che è tornato con il suo sorriso dopo due giorni un po’ così. Messias e Cornet si stanno allenando, sono contento di quello che ho“.
Il Napoli deve fare punti, che partita sarà?
“Quando ha tutti al completo è la prima o la seconda del campionato, allenata dall’allenatore forse più vincente che abbiamo negli ultimi anni nel calcio italiano e non solo. Vivono un momento di dispiacere. Se pensiamo di avere una squadra spenta troviamo il peggiore allenatore del mondo, non penso di trovare una squadra spenta. Le assenze nell’ampiezza li stanno condizionando, ma nell’undici hanno comunque una squadra incredibile. Sarà una partita difficile, noi dobbiamo farci trovare pronti e non sorpresi dalle loro qualità e caratteristiche. Sappiamo che sono più forti di noi. Dentro il nostro fortino tutto può succedere, con grande energia, voglia e attenzione“.
Sul fallo di mano di Martin: “Non avrei voluto commentare perché mi sarei limitato ad esprimere il dispiacere perché siamo stati abbastanza presenti nel protestare, sembra che abbiamo fatto chissà cosa ma si sentiva solo perché c’era poca gente allo stadio. Non era niente di diverso da ciò che fanno tutte le panchine Dobbiamo renderci conto di quanto sbagliamo l’atteggiamento. A fine partita ho mandato via tutti quelli che protestavano con Zufferli. Non ero arrabbiato con lui, ero infastidito dalla direzione che sta prendendo il regolamento. Ieri ho visto Open VAR e quello che mi ha dispiaciuto di più l’ho visto lì. Un arbitro ha preso una decisione, confermare la non punibilità del gesto, e la sensazione è che sia stato un po’ tirato per la giacchetta a prenderne un’altra, giusta o sbagliata che sia, contro o a favore del Genoa. Nell’ultimo mese e mezzo non siamo stati particolarmente fortunati. Penso sia facile dire che dobbiamo migliorare, ma prendere soluzioni giuste è difficile. Non siamo pronti a dare consigli, sicuramente dobbiamo iniziare a far arbitrare di più l’arbitro, a prescindere di quello che sia la decisione. Anche con il Bologna, quando l’arbitro ha confermato la decisione che in tanti hanno detto non essere giusto. In quel caso forse ci ha favorito. E’ giusto che l’arbitro venga chiamato, ma deve essere uno strumento e non una sostituzione all’arbitro. Noi dobbiamo stare buoni in panchina e parlare meno, anche se anche loro devono capire che era una partita importante, preparata bene e la Lazio non ci aveva ancora tirato in porta. Noi vediamo tutto in panchina. Abbiamo forse perso un po’ di lucidità, non dobbiamo perché le altre decisioni sono state giuste. Quel primo rigore ci ha un po’ fatto perdere la calma e questo mi dispiace e non succederà più“.
Da calciatori vi siete sfiorati in campo, l’hai avuto poi da allenatore in nazionale. Cosa dà di diverso ai giocatori e cosa ti porti nel tuo lavoro?
“Ti dà le cose più importanti che un giocatore possa avere. Coraggio, ossia la qualità migliore e quello te la trasmette o madre natura o un allenatore meraviglioso. E la conoscenza, che aumenta il coraggio. Non ci ha mai chiesto di fare una cosa senza darci spiegazioni. A volte sbaglia pure lui, ma c’è sempre un grande lavoro dietro. Una volta dissi che è difficilissimo essere allenato da Antonio Conte, ma è bello. E’ sicuramente tosto, molto tosto. Ma bello perché ti tratta da giocatore forte e ti spinge fino al limite. Secondo me ti dà grande condizione fisica, è un allenatore completo. Ha vinto, ha perso, si è riciclato e ha rivinto. Ha vinto in Italia e all’estero. Lo ritengo un fuoriclasse assoluto, al di là degli schemi o modi di giocare. Se fossi un presidente di una squadra di Serie A, avrei lui come primo nome in testa“.
Su Malinovskyi: “Lui ha avuto un problema prima della partita contro la Cremonese e si è allenato sempre un po’ sì e un po’ no, ma è riuscito a mantenere la condizione, ha fatto ottime partite. Sta cambiando pelle, è stato sempre un trequarti o una seconda punta. Sta iniziando la sua trasformazione in un mediano o in un centrocampisti totale, corre anche se non ha grandi picchi. Fa la fase difensiva e fa girare la squadra. In questa squadra è difficile privarcene, se avessimo tanti palleggiatori sarebbe diversi. Abbiamo tanti giocatori d’identità, ma di palleggiatori ne abbiamo pochi, ma ne abbiamo inseriti un paio che saranno importanti in futuro. Ma lui per caratteristiche e capacità balistiche è tanto importante per noi“.
Le ultime due vittorie in casa quanto vi aiutano ad affrontare una partita difficile come quella di sabato? Quando è arrivato tre mesi fa c’era forse un po’ troppa pressione nel giocare al Ferraris, mentre ora sembra farlo più libera mentalmente…
“Ti danno una mano ad approcciare la prossima partita e a venire analizzati da voi, che andate un po’ dietro al risultato. I primi sessanta minuti di Roma sono migliori rispetto al Bologna, Cagliari-Genoa è stata fatta meglio di Genoa-Cagliari. Ma sicuramente aver portato un po’ di intesnità e unione con i nostri tifosi ci fa partire con il piede giusto. Quell’esplosione di gioia, forse un po’ eccessiva da parte mia, probabilmente ce la riportiamo dal primo minuto di sabato. E’ un bene, soprattutto messo all’interno di uno stadio che il tifo ce lo dà sempre. E’ bello vivere queste serate, abbiamo bisogno di punti sia in casa che in trasferta e abbiamo bisogno di sentirci a casa: fino ad ora non possiamo dire di non esserci sentiti supportati nemmeno per un minuto. Purtroppo in trasferta non so quando torneremo ad avere i tifosi, speriamo di sì e che sia finita questa storia. Pensiamo a quello che dobbiamo fare in casa sabato“.
Hai parlato di Amorim e di Malinovskyi. Può essere il play Amorim?
“Io l’ho preso per questo, per queste caratteristiche. Abbiamo Frendrup che può giocare davanti alla difesa, abbiamo Ruslan che lo fa con le sua capacità balistiche. Ma questa squadra ha bisogno di un giocatore che facesse girare la squadra e portasse la palla da destra a sinistra, che la toccasse tanto. Lui ha queste caratteristiche. Ma è giusto dargli le giuste pressioni. Cambia paese, lingua, compagni. Si sta inserendo bene, mi sembra sveglio. Non dobbiamo mettergli troppe pressioni. C’è anche Onana che può farlo, avrà più spazio di quanto capitato fino ad oggi. Ha più fisicità ma è anche tecnico e sa giocare. Abbiamo voluto privilegiare il palleggio, dove siamo stati un po’ sporchi. Amorim può essere il nostro play, ma dandogli le giuste responsabilità perché è molto giovane“.
L’altra volta ho visto Italia-Stati Uniti. Era un’Italia un po’ particolare, può assomigliare anche un po’ al Genoa? Avanzando magari Malinovskyi, si potrebbe diventare più pazzi come i tre gol da fantascienza con il Bologna?
“Dobbiamo diventare non più pazzi, ma più offensivi. La mia idea è quella. La differenza può farla recuperare in maniera continuativa Messias, il giocatore più tecnico che abbiamo. Ha questi colpi con cui può darci tanto. Lo stesso Cornet ha queste caratteristiche, senza dimenticarci Baldanzi che è stata una mia richiesta dal primo giorno. Sono giocatori di qualità, abbiamo una squadra forte che deve lottare con 6-7 squadre per la salvezza. Negli undici non siamo nettamente più forti degli altri, ma secondo me nei sostituti sì. In queste caratteristiche soprattutto. Abbiamo tanta scelta. Con i cinque cambi, avere qualità da mettere a disposizione della squadra e questa possibilità di non abbassare il livello della squadra vogliamo che faccia la differenza da qui alla fine“.
Si parla di fase difensiva e di attacco, ma il calcio ormai è solo riaggressione e profondità?
“La fase offensiva e difensiva nel calcio si stanno unendo, come dice lei. Non esiste fase difensiva senza le marcature preventive, quindi difendendo quando abbiamo la palla. Il calcio è sempre stato riconquista, vittoria dei duelli e delle seconde palle. L’attacco alla profondità è la vita, sono figlio calcistico di Luciano Spalletti. La grande differenza è che si gioca uomo contro uomo e non trovi l’uomo libero. Chi pensava al calcio pensato, lavoravano per trovare l’uomo libero e spesso ci riuscivano. Ora non c’è più spazio per trovare il giocatore solo, devi andare uomo contro uomo e devi andare alle spalle. I giocatori che sto allenando lo sanno fare e sanno quando è indispensabile per noi“.
Su Ostigard e Martin: “Uno calcia molto bene e l’altro prende molto bene il tempo. Quando non la prende di testa la impatta di piede, ha l’istinto da attaccante. Anche lì abbiamo fatto un po’ di modifiche. Abbiamo giocato contro Pisa e Parma, partite sporche o contro una squadra che ci buttava la palla in area di rigore con le rimesse laterali. Abbiamo pensato talvolta di poterlo fare anche noi agli altri. Nonostante a me piaccia giocare la palla a terra, cercheremo di spostare la palla verso la loro area. E lo faremo perché può nascere una spizzata, un corner da cui viene fuori un gol importante. Questi giocatori, al di là delle loro qualità tecniche, sono riconosciuti come un pericolo, lo sono. Dobbiamo sfruttarli. Ci sono stati momenti in cui mi dispiaceva lasciare Otoa in panchina, ma Ostigard fa quasi un potenziale gol al partita tra i gol, un palo, il rigore di Svilar, oltre a tante altre cose buone, come la partita praticamente perfetta a Parma su Pellegrino. E’ un difensore importante, che possiamo utilizzare anche come attaccante e non ce l’hanno tutti“.
Su Vitinha: “Non so quanto sia cresciuto, ma dalla prima con la Fiorentina è stato pazzesco. Gli stiamo chiedendo tanto, dobbiamo trovare la giusta ricetta per farlo funzionare anche con la palla. Non dobbiamo lasciare Colombo troppo solo, non deve essere l’unico terminale offensivo altrimenti perdiamo di pericolosità. Lui deve continuare ad attaccare, come Ellertsson, Norton-Cuffy o Martin. Dobbiamo sostenere gli attaccanti, che sia Colombo, Ekuban ed Ekhator portando gente in area. Quando lo fai, qualcosa può sempre succedere. Io più di questo a Vitinha non posso chiede, ci dà il cuore. Devo riuscire a fargli fare meno non possesso e farlo tornare ad essere una vera seconda punta. Lui è quello più diverso tra i nostri attaccanti, lo vedo come un trequartista che diventa un attaccante, lui fa tutto. Dobbiamo trovare il modo per liberarlo e farlo andare più spesso al tiro“.








