Finito il calciomercato invernale 2026. Lo chiamano mercato di riparazione: qualche volta ha riparato, qualche volta no, qualche volta ha prodotto vere e proprie bufale.
La girandola di nomi che ha animato la sessione appena conclusa non è stata vivificata dal movimento di denaro. C’è l’impressione che siano pochi i contratti a lungo termine. Molte le opzioni di prestito, anche onerose, per sei mesi, lasciando spesso con il cerino in mano procuratori e agenti che arrivavano con proposte quinquennali “a scatola chiusa”, con riscatti a fine stagione solo se i calciatori si sono dimostrati utili e all’altezza.
Il calciomercato di riparazione una volta non durava un mese e si svolgeva a fine ottobre. Gennaio difficilmente ha portato grandi benefici, come nelle attese di ogni sessione che, se deve riparare… beh, dovrebbe davvero riparare.
Ci sono state operazioni con un impatto che rischia di essere pari a zero, soprattutto rispetto alle aspettative.
Sono circa 40 i nuovi “volti” arrivati da Paesi comunitari ed extraeuropei e, se nelle ultime gare gli stranieri in campo hanno sfiorato l’80%, gli italiani – in particolare i giovani – scalderanno ancor di più le panchine. Spesso non vengono neppure utilizzati nel campionato Primavera 1, torneo bello e interessante che dovrebbe avere come unico obiettivo quello di provare e far crescere i giovani delle leve inferiori, creando futuro e plusvalenze, non certo inseguire posizioni playoff.
Le società italiane intavolano trattative quasi esclusivamente all’estero, dove i vincoli finanziari sembrano meno restrittivi. In Italia, invece, solo prestiti secchi.
I prodotti dei vivai italiani, con poca lungimiranza, vengono ceduti non appena arriva un’offerta a sei zeri. Il fenomeno degli stranieri incide ormai anche in Serie B e C e nei settori giovanili, per nulla immuni al fascino dell’esotico.
Il calcio italiano, la Serie A attuale, è come un bambino che si ingozza di caramelle senza capire che si sta facendo del male. Tutti se ne fregano, soprattutto della Nazionale, che rischia seriamente di fallire nuovamente la qualificazione al prossimo Mondiale.
Ai club italiani nessuno è ancora riuscito a far capire che importare decine di stranieri mediocri non fa gli interessi di nessuno. Anno dopo anno si è abbassato il livello qualitativo, oltre a quello competitivo, svilendo il prodotto interno.
Venerdì dovrebbe iniziare un altro campionato: 15 giornate al termine. Sarà, come sempre, il campo il giudice anche del calciomercato invernale 2026.
Per quanto riguarda il calciomercato del Genoa, fino all’ultimo giorno è apparso un mercato di riparazione con obiettivi prefissati in base a quanto accaduto nel girone d’andata e nelle gare di gennaio: un portiere con caratteristiche diverse rispetto a Leali, in particolare nelle uscite e nell’utilizzo dei piedi; un centrocampista con qualità differenti da quelli in rosa, investendo anche risorse economiche (Amorim); un giovane da crescere (Zatterstrom).
Le uscite di Stanciu, Grønbæk, Valentin Carboni, il prestito con diritto di riscatto di Venturino, il prestito secco di Fini e altre operazioni minori, compreso il settore giovanile.
Appena uscito il comunicato della società lombarda ci siamo rivolti ai grigiorossi per conoscere la modalità del trasferimento: acquisto definitivo del cartellino del norvegese per una cifra intorno ai 2,5 milioni e contratto triennale. Meno male che il Genoa si era riservato la possibilità di rinnovargli il contratto fino al giugno 2027 automaticamente per evitare di perderlo a zero.
L’uscita di Thorsby, dopo l’ingaggio di un portiere dai piedi educati, lascia perplessi. In primis per aver rinforzato una diretta concorrente alla salvezza che in questo mercato ha inserito giocatori di peso e struttura come Djuric e lo stesso Thorsby.
Mentre De Rossi, nelle prossime settimane, dovrà organizzare un Genoa orientato ad accentuare il controllo del pallone a terra, con passaggi corti e precisi, un gioco di possesso volto a creare opportunità offensive, migliorando ulteriormente collaborazione e comunicazione tra i calciatori attraverso combinazioni di gioco.
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