Alla vigilia scrivemmo il titolo “Aprire le ali” a commento della gara di Parma. Giusto scribacchiare che sono state davvero “aperte le ali”, in particolare nel primo tempo e nel finale di partita. Nulla può negare che il Genoa, ai punti, avrebbe meritato la vittoria.
Vincere, convincere, divertire è una frase difficile da coniugare nell’attuale campionato, operazione che non riesce ad almeno 18 squadre di Serie A, tutte con il difetto di non fare gol, eccetto l’Inter con Lautaro e il Milan con Leao quando si accende.
In questa Serie A tutte le vittorie o i risultati vanno bene, con qualsiasi metodologia vengano raggiunti.
Quella di De Rossi è stata un’operazione perfettamente riuscita nel primo tempo al Tardini, dividendo il campo in senso longitudinale, quasi in cinque parti, per equilibrare il sistema in ampiezza e profondità, assegnando a ciascun calciatore una zona di campo ottimale.
Operazione riuscita benissimo contro Cuesta e il suo calcio spagnolo, alla ricerca di un gioco di posizione che, oltre al palleggio, neanche prolungato, fatica a mantenere una struttura stabile e corta per risalire il campo sbagliando meno passaggi, naufragando nel cuore del gioco di DDR.
Nel secondo tempo Cuesta ha cambiato modulo dal 4-3-2-1 al 3-5-2. Moduli similari, con i Ducali a spingere sull’acceleratore, creando pochi grattacapi a Leali e tanto disturbo alla fase di possesso. Solo tanti corner per i crociati, nel tentativo di capitalizzare le giocate di testa che avevano portato alle 22 reti realizzate.
Il Parma ha sempre sofferto al Tardini contro qualsiasi avversario, creando poco gioco e poche ripartenze.
Nel Genoa non ci sono direttori d’orchestra, solo “lavatrici di palloni”, e Ruslan è stato a disagio quando non ha avuto più spazi a disposizione, che non permettevano le ripartenze del primo tempo e di conseguenza l’abbassamento del baricentro.
De Rossi e lo staff hanno subito capito che al Genoa serviva una mentalità più offensiva, mentre Cuesta cercava solamente il gol di testa facendo entrare Djuric. DDR si è giocato la stessa carta, già vincente a Udine, mettendo dentro Messias alla ricerca del dribbling e della giocata, poi Ekhator per Colombo e, a seguire, facendo debuttare in Serie A Nuredini al posto di Vitinha, stremato.
Nuredini, classe 2007, 18 anni, in coppia con Jeff Ekhator: neanche 40 anni in due. Joi Nuredini, albanese, scoperto da Sbravati senior e portato all’età di 10 anni all’attività di base del settore giovanile dal Vado, vivendo ad Albissola. Con la sua fisicità, 1,91 di altezza, ha quasi sempre giocato con i fuori età nelle Under 15 e 17, subentrando poi nell’Under 18 nel campionato vinto da Ruotolo. Si allena da parecchio tempo con De Rossi al Pio Signorini, dopo aver portato la Primavera in buona posizione di classifica con i suoi gol.
Nuredini Buoncalcioatutti lo conosce bene, seguendolo da tempo e conoscendo anche tutte le perizie della dirigenza del Genoa, che ha faticato per farlo rinnovare e non farlo portare via da altre squadre titolate.
Buono il punto, i 20 punti in classifica vanno bene. Peccato per l’ammonizione di Østigard, che salterà la gara con il Bologna. De Rossi butterà nella mischia Otoa, anche lui in crescita, come sta accadendo gara dopo gara a Marcandalli.
Dalla conferenza stampa di De Rossi bisogna estrapolare un passaggio, non quello sul calciomercato che ripete come un mantra: “Se arriva qualcuno pronto a fare la differenza con quelli che sono in rosa, è ben accetto da me, dallo staff e dentro lo spogliatoio”.
Il passaggio da sottolineare è quello su Vitinha: “Stiamo studiando di farlo partecipare di più al gioco dentro l’area avversaria”. Nei prossimi giorni dovrebbero sbarcare al Pio Signorini Baldanzi e Dagasso.
Con Baldanzi DDR potrebbe essere pronto a cambiare modulo a centrocampo, giocando con il rombo, avvicinando Vitinha all’area di rigore avversaria? Vitinha, criticato troppo spesso, non è stato sempre utilizzato nel modo migliore, come ha ammesso De Rossi, facendolo giocare ad intermittenza in un ruolo difficilmente suo.
Con Dagasso, classe 2004, visto nell’Under 21, finita Parma-Genoa ci si è sintonizzati su Pescara-Modena: una mezzala pronta ad inserirsi.
Buon lavoro Mister. La “vie en rose” per uscire da questa classifica non facile, dove tutte le squadre, grazie alla tecnologia, hanno preso le misure al “giochismo” o al “risultatismo” di quelle che stanno nella parte alta della classifica, visti i risultati.
Parma-Genoa | Cinque club fuori Liguria hanno sostenuto il Grifone (e ripulito la curva a fine gara)










