A due giorni dalla sfida di lunedì contro il Cagliari, Daniele De Rossi, tecnico del Genoa, ha parlato nella conferenza stampa che si è svolta nella tarda mattinata odierna a Villa Rostan:
La prestazione di Milano ha restituito certezze alla squadra?
“Penso di sì, siamo usciti dalla riunione post gara non felici. Il risultato poteva essere diverso, ma siamo usciti consapevoli. Abbiamo parlato chiaramente tra di noi dopo Roma, che ci sta ti metta in difficoltà. Ho visto qualcosa dal punto di vista della reazione, della compattezza. Ho visto un atteggiamento positivo. È stato semplice vedere le differenze di atteggiamento: poi ci sono difficoltà oggettive quando giochi con certe squadre. Siamo usciti fuori consapevoli del nostro dovere. I risultati e le prestazioni belle verranno o non verranno. Il nostro dovere è fare quel tipo di partita“.
Il Cagliari ha dei valori, è una squadra che non muore mai. Ma anche voi all’andata avete fatto una delle migliori partite. La partita di lunedì può essere che vi dà qualcosa in più?
“Sicuramente è un punto di riferimento, le squadre non si allontaneranno tantissimo dalla partita di un mese e mezzo fa. Noi lavoravamo da dieci giorni, eravamo in una fase di scoperta, qualcosa in più di noi stessi sappiamo. Il Cagliari lo conosciamo e lo rispettiamo, penso stiano facendo un ottimo percorso sia come squadra che Pisacane come allenatore. A Torino hanno giocato molto bene, sanno che partite vanno a giocare. Le squadre consapevoli sono quelle che fanno più paura. Ma noi siamo difficili da battere e di attaccare. Soprattutto se iniziamo a giocare con più qualità, come lo si è visto a Milano. Penso sarà una bella partita. La partita di novembre è un punto di riferimento“.
È uno scontro diretto, il Genoa in casa ne ha vinto soltanto uno in questa stagione. Serve trovare vittorie negli scontri diretti?
“Serve fare qualche vittoria, serve fare punti. Abbiamo visto quanto siamo andati vicini due giorni fa, in una partita che sulla carta doveva portarne zero. Quando parti così a rilento devi fare punti anche impensabili, ogni partita è importante. Noi vogliamo regalare questa partita al nostro pubblico, ma conta la classifica. Contano gli scontri diretti, ma mancano tante partite e non può avere lo stesso peso ora rispetto alla fine“.
Recupera qualcuno?
“Ieri si è allenato con noi Messias, dopo una settimana semi-individuale. L’ho visto bene, vediamo come sta oggi. Per ora nessun altro, vediamo come stanno quelli post Milano. Non sono passate nemmeno 48 ore, qualche acciacco ci sarà come lo avrà il Cagliari“.
Ci si attende molto dal mercato di gennaio: cosa ci può dire?
“Non vi posso dire niente. Il mercato lo studiamo, lo trattiamo e lo analizziamo. Io e il direttore ieri siamo usciti alle 20:40, è nostro dovere starci con la testa ma senza levare nulla alla partita con il Cagliari, che verrà affrontata con questi giocatori che stanno negli spogliatoio adesso. Siamo abbastanza in linea. Al di là di non volervi dare l’informazione, rischierei di darvela sbagliata. A gennaio escono fuori le opportunità e magari si vira su giocatori diversi, magari perché pensiamo possa rinforzare la roba“.
Ha mai visto un gesto come quello di Pavlovic? Qualcuno poteva fare qualcosa di più?
“L’arbitro, gliel’ho detto. Lui mi ha risposto che l’ha ammonito, ma per me non basta Secondo me non si può tirare un rigore dopo tre minuti e cinquanta dopo il fischio e la conferma. Lui deve levare i giocatori di mezzo. Credo non l’abbia sbagliato per quello. Ne ho sbagliati anche io, ne ho calciato uno simile a Manchester e non c’era nessuna buca. I rigori si sbagliano. L’atteggiamento non mi è piaciuto. Il giocatore del Milan mi ha detto che lui voleva vincere, lo posso capire. Anche se con lo spessore del giocatore e con lo spessore della maglia, uno si aspetterebbe altri comportamenti. Ma anche io da giocatore ho avuto atteggiamenti sbagliati, anche se un po’ diversi: io ero più istintivo, questo è un po’ più pensato e sporco se vogliamo. Parliamo di grandi giocatori e una grande società. Se c’è casino dentro casa io chiedo a mia moglie cosa sia successo. Lì c’è un capo e deve fare rispettare le cose. La polemica è normale, come la protesta. Magari l’avremmo fatto anche noi, ma dopo un minuto facci battere il rigore. I rigori si sbagliano con o senza buchetta. Qualcuno deve far rispettare le regole, ma ha arbitrato bene. Il risultato è più che giusto, però c’è qualcuno che deve far rispettare le regole. L’abbiamo fatto notare sia a lui che ai giocatori, quella è una grande società. Noi non siamo gli scemi del villaggio e dobbiamo farci rispettare, forse l’avremmo dovuto fare con più veemenza“.
Su Colombo: “Per un attaccante è sempre importante il gol. Ho visto grandi attaccanti andare in crisi, ne ho visti altri volare a due metri da terra solo perché la toccavano e la buttavano dentro. Lui è un ragazzo equilibrato, fa tanto oltre al gol. Sta prendendo quella cattiveria che gli chiedo. Il mio attaccante deve voler far gol, pensarci continuamente. Quando non deve aiutare la squadra o sacrificarsi, deve essere ossessionato nel farsi trovare dove si fa. I gol si sbagliano, ci sono momenti e momenti. Deve sapere che ne ha fatti 4 e non 14, la strada per fare una stagione importante – come le sue qualità richiedono – è ancora lunga. Non deve accontentarsi o sentirsi tranquillo. Quattro gol per un giocatore come lui sono pochi. I rigori sbagliati? È un trauma, sicuramente. Noi possiamo dare vicinanza ai giocatori, è una fortuna che io sia stato un giocatore e so quanto fa male. So che rincuorarlo troppo non serve a niente, è come un piccolo infortunio alla mente. Fa parte del calcio. Noi li proviamo sempre. Chiedo a loro di provarli veri, senza tirarli con il tacco o con l’esterno. Se aveste visto come li tira Stanciu avreste ancora più dolore a vedere come è finita. Cambia farli a Pegli o a San Siro, ci sta sbagliare“.
Il Genoa nel girone di andata ha vinto una sola partita al Ferraris. Nel girone di ritorno c’è l’obiettivo di sfruttare meglio questo fattore casalingo?
“Sì sì. Non possiamo fare affidamento solo sul Ferraris, non ho mai contato sulla media inglese. Il calcio è cambiato. Siamo noi che dobbiamo dare qualcosa alla gente e non viceversa. Non dobbiamo aspettarci che quella cornice, pur bellissima, ci porti punti. Devo responsabilizzare i miei giocatori. Da giocatore ero forse ancora più concentrato e carico quando giocavo fuori casa, dove sentivo quell’astio e migliaia di persone contro di me. Mi è piaciuto il primo tempo dell’altra sera proprio per questo, perché non abbiamo avuto timore reverenziale nei confronti di uno stadio e di una maglia importantissimi come quelli del Milan. Poi ovvio, giochiamo in casa e dobbiamo anche saperlo usare lo stadio. Loro al 95esimo hanno usato un po’ lo stadio, noi dobbiamo essere più esperti da questo puto di vista, senza aspettare che qualcuno entri in campo dalla gradinata e faccia gol. Dobbiamo lavorare bene, dare il massimo affinché questo succeda. Gli stadi non fanno gol, ma possono essere un fattore e, in una piccola percentuale, possono portarti qualche punto a fine campionato”.
Aveva detto che si doveva entrare nelle due aree e, se si guardano i due centravanti, danno la cifra di quanto siano cresciuti tutti. Vitinha ha fatto una partita impressionante a Milano, così come l’azione di Ekhator sul rigore simboleggia lo spirito che ha dato alla squadra. In difesa e in fase difensiva c’è forse l’aspetto su cui si può crescere di più, prendendo meno gol…
“Assolutamente. Siamo un pochino migliorati rispetto all’inizio, dove era un pochino troppo facile farci gol e creare occasioni contro di noi. Non penso sia solo una cosa che riguarda soltanto i difensori, perché hanno fatto una grande partita a Milano, una partita presente dentro l’area. Quello che cercavo di chiedere alla panchina era di spingerli un pochino indietro, di pressarli un po’ di più per fare iniziare loro l’azione non venti metri fuori dalla nostra area, ma magari quaranta. Quello può aiutare la difesa ad aver meno pressione, anche se contro squadre di questo valore può essere un po’ pericoloso uscire un po’ più fuori. Dobbiamo aiutarci tutti quanti, non solo i difensori, per fare qualche clean sheet. Dal punto di vista dell’organizzazione e del blocco basso a difesa dell’area qualcosa si è visto, ma per me l’arma migliore per non prendere gol è il tenere palla e pressare un po’ più alto l’avversario per tenerli lontani dalla nostra porta. Detto ciò, in questo periodo abbiamo preso gol molto evitabili. Al di là dell’essere forti nelle aree e nei reparti come squadra, poi non dobbiamo commettere errori perché tolgono punti”.
É arrivato un altro gol subito su corner, di nuovo nel recupero. A Milano si è visto qualcosa di diverso: state pensando di cambiare qualcosa in marcatura? O è qualcosa sul quale è difficile lavorare?
“No, non è troppo difficile, ma no sappiamo quale potrebbe essere il risultato. Stiamo analizzando tutto quanto. Secondo me è sempre un insieme di cose: abbiamo preso gol su angolo, ma ne hanno battuti undici. Undici corner a due. Secondo me ne battono troppi. Vuol dire che ci siamo abbassati troppo o che lasciamo crossare troppo facilmente gli avversari ed era una cosa su cui avevamo lavorato, in primis per non concedere palle in area perché le stavamo soffrendo. Ora non dobbiamo pensare che ogni volta che la palla va in corner diventi un problema mentale, “oddio ora ci fanno gol”. Abbiamo difeso bene su parecchi corner, ma alla fine sono usciti un gol, un gol annullato e una traversa. È una cosa che va lavorata, studiata e va capito se va cambiato qualcosa. Poi ci sono anche le caratteristiche fisiche dei giocatori e il fatto che abbiamo giocato col Milan, una delle squadre più pericolose, e giocheremo col Cagliari che è forse quella più pericolosa in assoluto. Discorso vecchissimo e già fatto e rifatto: non puoi fare novanta minuti con la palla, ma più la teniamo e meno corner loro batteranno e meno azioni avranno”.
Una curiosità tattica: ha pensato anche ad un 4-4-2 compatto?
“Sì, ma è molto difficile marcare i mediani con squadre che giocano coi mediani. Col Milan andare col 4-4-2 ti fa lascia Modric abbastanza solo ed è un suicidio. Si può fare, soprattutto magari quando recupereremo Cornet, Messias e Grønbæk al cento per cento e che possono giocare in quelle zone. E ci sono Venturino e Fini che sono delle risorse. Si può fare. Per giocare a quattro dietro ed essere forti come reparto c’è bisogno di tanto lavoro, mettersi a tre dà più copertura degli spazi. Quando sono entrato, ho avvertito che fosse questo il nostro bisogno, ma si può assolutamente fare, anche a partita in corso“.
Vi siete dati una spiegazione sull’atteggiamento altalenante?
“Io non scindo la prima parte del campionato dalla seconda, ma analizzo le cose viste. Su nove partite siamo qui a rimproverarci – giustamente – l’atteggiamento di un paio di partite, aggiungendo qualche primo o secondo tempo e la maggior parte della partita con la Roma. Il nostro atteggiamento è stato altalenante, ma lo è stato anche quello del Milan se guardiamo tutte le partite o quello della Roma contro di noi e poi a Cagliari. O l’atteggiamento del Napoli tra primo e secondo tempo col Verona. Gli atteggiamenti cambiano perché cambiano gli avversari. A volte sbaglia l’allenatore la preparazione gara, a volte i giocatori partono male, a volte si stancano e non finiscono nella migliore maniera a volte esce fuori l’avversario. Viene difficile mantenere l’atteggiamento per tutta la partita in un campionato equilibrato come la Serie A. Se a Milano avessimo fatto lo stesso primo tempo anche nella ripresa avremmo vinto sicuramente, ma mi sarei stupito tanto dei miei, ma anche del Milan, perché poi ci sono i valori in campo. Intanto quello che non deve mancare è l’atteggiamento nel senso di impegno, furore, fuoco dentro. Ho amato il primo tempo fatto a Milano, ma mi è piaciuto tanto anche vedere una squadra che ah saputo soffrire, che ha saputo difendersi in modo “provinciale”. Questo termine non ha un’accezione negativa quando si parla di una squadra sta nelle zone basse della classifica. Quel rimanere aggrappati ai tre punti mi piace da morire e farà parte anche della nostra seconda parte di stagione”.
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