La diciottesima giornata di campionato, a una giornata dal termine del girone di boa, non determinerà chi sarà campione d’inverno, dovendo ancora giocare i recuperi delle gare di Supercoppa a metà gennaio.

Prova di fuga per tre squadre: Inter e Napoli, le più titolate per arrivare in fondo, se non faranno l’errore di dimenticarsi del Milan, in particolare se il Diavolo rossonero supererà il vigoroso calendario fino al 18 gennaio, con 4 gare in undici giorni. Avanza il Como di Fabregas in zona Europa e preoccupa Bologna e Juventus. Impensierisce la Roma di Gasperini in questo inizio d’inverno per le gare perse, evento difficilmente riscontrabile nel curriculum di Mister G&G: gioco, gol, godimento.

La Fiorentina, all’ultimo respiro, con una rete tra rimpalli di Kean agguanta Pisa e Verona in fondo alla classifica. L’illusione in casa viola non è poca, dimenticandosi della vittoria casalinga precedente con l’Udinese per 5-1 e dello sbracamento nella gara successiva con il Parma.

Il campionato, prima dell’ultima giornata in calendario, racconta che non è il gioco — eccetto Inter e Napoli in testa — a fare la differenza, ma i calciatori; in fondo, invece, i protagonisti sono i portieri, che portano punti salvezza.

La diciottesima di campionato ha mandato anche un avviso a chi si illude del calciomercato di riparazione. Sono tornati a galla tanti calciatori dati per dispersi, compresi gli attaccanti: attenzione a chi si ingaggia e si ricicla. Ad emergere sono stati i soliti “anziani”, Modric su tutti, ma anche Rabiot e coloro che venivano dati per dispersi come Højlund, mentre sono finiti fuori dal gioco giocatori su cui sono stati investiti euro: Openda, David, Ferguson e Nkunku in particolare.

Non serve più parlare di arbitri e di Regolamento: a sbagliare sono sempre gli stessi in campo, come Fabbri e La Penna, e i soliti VMO professionisti di Lissone.

Cagliari–Milan 0-1
I sardi nei primi 10’ di gara sbagliano tre reti; il Milan, al primo tiro di Leão, batte Caprile. Il Diavolo targato Allegri centra il 16° risultato utile consecutivo; fuori da San Siro ha subito solamente 5 reti. Chiamatelo, se volete, “muso corto” che si gioca lo scudetto. Diavolo solido che soffre nel primo tempo, fa gol al primo tiro in porta e poi controlla. Sardi illusi dai primi 20’ di gioco, rimangono a bocca asciutta confermando di essere poco pericolosi in attacco.

Como–Udinese 1-0
Il Como sogna l’Europa, anche se Paz è in campo. Batte l’Udinese, la squadra più altalenante del campionato nella prestazione, non solo da una giornata all’altra ma anche da un tempo di gioco all’altro. Dopo il rigore i lariani hanno lasciato spazio ai friulani, che si sono mangiati un gol clamoroso; poi hanno amministrato il vantaggio.

Sassuolo–Parma 1-1
Si sono divisi prosciutto e formaggio parmigiano. Il Sassuolo, al terzo pareggio consecutivo, lascia i sogni europei ma si gode i 23 punti lontani dalla zona rossa. Punto prezioso per il Parma, che deve rincorrere la salvezza.

Juventus–Lecce 1-1
La Signora si ferma tra palo, traversa e rigore sbagliato. Spalletti cambia strategia con il 4-2-3-1 e mette alla berlina il Lecce, dove il protagonista assoluto è il portiere Falcone. Alla prima azione salentina, dormita di Bremer e compagni: alla centesima gara in bianconero, Banda, arrivato dal Mondiale africano la notte stessa a Torino, li brucia portando in vantaggio il Lecce. Spalletti salvato per l’ennesima volta dal kosovaro Zheglova che, appena subentrato, avvia l’azione del pareggio di McKennie.

Atalanta–Roma 1-0
Bergamo ha salutato e ringraziato Gasperini per i 9 anni passati insieme. La Dea, invece, ha fatto un dispetto al suo ex tecnico con una rete di Scalvini che Gasperini non ha digerito nemmeno il giorno dopo: assolto l’arbitro, non il VAR. Palladino ha fatto uno sgarbo al suo allenatore che lo ha plasmato, copiandone la strategia tattica. Un battibecco non da campo di calcio.

Lazio–Napoli 0-2
Il Napoli ha comandato la Lazio: quarta vittoria di fila per Spalletti. Sarri e la Lazio in difficoltà nel tenere il passo. I laziali ci provano nella ripresa, ma Højlund tranquillizza il Ciuccio. Seconda parte di gara nervosa, con ammonizioni a Noslin e Rrahmani per una discussione animata; il laziale rimedia il secondo giallo dopo 10’. Rissa finale con altri due rossi: Mazzocchi del Napoli e Marušić. Spalletti preoccupato per l’uscita di Neres per problemi muscolari.

Fiorentina–Cremonese 1-0
All’ultimo respiro Kean salva la Fiorentina e la panchina di Vanoli. Tre punti viola per agganciare Pisa e Verona in classifica.

La Penna prima concede un rigore alla Fiorentina, poi dopo la revisione lo annulla, scatenando il Franchi già su di giri per le pesanti contestazioni ai calciatori. Dopo alcuni minuti una rissa a centrocampo con molti giocatori coinvolti: La Penna, alla Ponzio Pilato, espelle un dirigente della Fiorentina e uno della Cremonese, falsando la prossima gara per entrambe le squadre. Amaro Nicola, ancora lontano dalla zona retrocessione ma preoccupato per una prestazione non vista dopo quattro gare che hanno portato un solo punto.

Verona–Torino 0-3
Seconda sconfitta per il Verona, travolto al Bentegodi da un Toro scatenato che ha controllato la gara. Dopo un gol regalato a Simeone dalla difesa gialloblù, ha lasciato sfogare il Verona nella ripresa, difficilmente pericoloso, per poi chiuderla nel finale con due reti. Il pubblico del Torino chiede continuità e risultati casalinghi. Zanetti rischia la panchina.

Inter–Bologna 3-1
Ci pensa il solito Lautaro, ma anche Zielinski, che ha soffiato il posto a Mkhitaryan non solo per il gol che ha abbattuto la saracinesca del portiere Ravaglia. Bologna illuso di fare al Biscione ciò che accadde nel deserto in Supercoppa. Bolognesi sotto tono e in apnea fisicamente: preoccupato mister Italiano, visto il tour de force fino al 14 gennaio tra campionato, recuperi ed Europa.

Genoa–Pisa 1-1
Siamo alle soglie della fine del girone di andata del campionato 25/26, vissuto da molti quasi come un tramonto rispetto alle stagioni precedenti del Genoa. Gli ultimi risultati non devono però far sprofondare nel buio: con l’aiuto di tutti — società (calciomercato), campo (allenatore) e spalti — dovranno tornare giorni luminosi.

Gilardino si tiene stretto il punto, De Rossi no. Gilardino ha preparato la gara sui difetti del Genoa, cercando di non farlo giocare e aggiungendo “cazzimma”; Daniele De Rossi tradito dalla poca grinta dei suoi per come aveva preparato la gara, messa in campo solo da Frendrup, Thorsby e Vitinha.

Il Genoa ha trovato Semper sulla sua strada; Gilardino sfrutta l’errore collettivo genoano su un pallone inattivo, fotocopia di altri già visti, qualcosa che gli altri allenatori studieranno. Per consolare il popolo genoano, preoccupato e depresso, domani è la Befana: nella calza rossoblù ci sono ancora 60 punti in palio.

Importante cambiare qualcosa tatticamente, non solo con il calciomercato: la vittoria manca da quattro giornate. La squadra deve tornare subito scorbutica e non lunatica, altrimenti non basterà solo il mercato di riparazione ad aiutare a raggiungere l’obiettivo fissato già dal ritiro di Moena: la salvezza.

Tante lamentele da parte di chi si illudeva del calciomercato al primo vagito, senza considerare che quello del Genoa dovrà essere una cambiale tratta sul futuro del Vecchio Balordo e non potrà essere sbagliata.

Le lacrime del popolo genoano, che arrivano dal cuore guardando la classifica, fanno prevedere in società che potranno asciugarsi in parte entro la fine di questa settimana con un ingaggio tra i pali, il tutto avvalorato dalle molteplici comunicazioni che arrivano a Buoncalcioatutti dall’Europa e dal Sud America.


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