Al termine della partita persa contro il Napoli, il tecnico del Genoa Primavera, Jacopo Sbravati, ha commentato la partita.
Il suo commento a questa partita. Crediamo che non fosse il modo in cui voleva incominciare il 2026…
“No, infatti c’è un po’ di rabbia, un po’ di dispiacere, più che altro per l’approccio che c’è stato i primi 20 minuti – al netto che poi il gol sia arrivato nel secondo tempo -, ossia un approccio un po’ passivo. Si percepiva un po’ di fragilità nei duelli, soprattutto dietro. E questo poi è venuto fuori nella circostanza del gol, anche se nel secondo tempo si è rimarcato meno a carattere generale, ma nella circostanza del gol è riemerso. Quindi sicuramente ci portiamo via da oggi il fatto che bisogna alzare la cattiveria agonistica con la quale si devono affrontare i duelli, con la quale si deve difendere la porta, la voglia di non prendere gol, per poi pensare a quello che si deve fare per farlo. Un prerequisito deve essere sicuramente quello di avere più cattiveria agonistica, più desiderio di prevalere nel duelli, che oggi è mancato e che gli altri avevano una maniera molto più marcata di noi”.
“Tutto il resto viene di conseguenza, cercare di essere più precisi sotto porta e nelle occasioni che ci sono state. Abbiamo messo 23 e 24 cross, quindi una quantità enorme di palle laterali, e bisogna perfezionare sia la palla che viene messa sia, se si parla di come fare, di come pareggiare, di come andare in vantaggio, la cattiveria con quale poi si vuole far gol. Come sempre, la partita viene determinata da quello che succede nelle due aree di rigore. Nella nostra oggi c’è stata un po’ di fragilità, e nella loro sarebbe servita un po’ più di cattiveria”.
Oggi non ho visto Romano e Zulevic, probabilmente ancora le prese con qualche problema. Da questo punto di vista, questo 2026 promette di portarvi buone notizie presto o ci vorrà ancora del tempo?
“Sì, per Romano e per Zulevic dovremmo esserci. Sono una distorsione e un problema alla schiena che sono in via di risoluzione. Per Grossi forse il percorso è un po’ più lungo, ma a livello di chi ci sia o non ci sia, quello che ti ho detto prima deve essere molto più marcato e molto più centrale in quello che vogliamo e che dobbiamo fare. Perché come sempre e come oggi è accaduto dopo l’uno a zero degli altri, il girone di ritorno in questa categoria è un girone di ritorno molto pratico, molto simile al calcio dei grandi e dobbiamo avvicinarci un po’ di più al calcio dei grandi, questo è poco ma sicuro. Questa componente è determinante, è un prerequisito per poi stare sopra. Che sia A, B, C o D, non c’entra la categoria. Si parla di quello serve ogni volta che si entra in campo”.
Oggi c’è però anche una notizia bella che voglio rimarcare, ossia il fatto che ha esordito in Primavera 1 Scaglione, che è un classe 2010
“Credo che sia il primo 2010 che esordisce nel campionato Primavera, aveva già fatto una presenza anche in Coppa Italia. Sono molto contento per lui perché lavora bene, lavora con serietà, con impegno, è cresciuto. L’età è molto giovane, chiaramente all’inizio l’impatto fisico soprattutto poteva essere un po’ disomogeneo rispetto alla media. Ora c’è, sotto tanti punti di vista, e oggi è entrato perché attraverso il lavoro meritava di entrare e perché pensavamo che potesse darci una mano a recuperare la partita. E questa è una cosa bella, ma si sa, la squadra in questo essere più giovane sicuramente può cadere in quelle cose di cui abbiamo parlato nella prima e seconda domanda. È tutta esperienza e tutta arte che entra, però bisogna adeguarsi velocemente perché tutte le altre squadre sono attrezzate, sono squadre che ti possono mettere in difficoltà e quindi subito tutti quanti dobbiamo cercare di adattarci alla situazione, alzare il livello e tornare le prossime partite con un atteggiamento diverso e con una cattiveria diversa in tutto quello che facciamo”.
Questa domanda si è lasciata in fondo volutamente perché oggi è più per la partita che ha fatto Genoa che non si portano a casa punti, però sulla trattenuta nel finale su Nuredini ci poteva stare rigore. L’arbitro vi ha dato qualche motivazione?
“No, probabilmente non ha visto bene perché se avesse visto bene non c’era nessun dubbio nel fischiare rigore, come probabilmente c’era anche quello prima su un tocco di braccio abbastanza evidente. Ci sono errori da parte di tutti, faccio errori io, li fanno errori gli arbitri, fanno errori i ragazzi. Vanno accettati e bisogna gestire un po’ meglio la frustrazione perché nel finale c’è stato un episodio che non va bene: i nostri ragazzi devono imparare anche a gestire le emozioni in momenti un po’ più complicati. È comunque un modo per crescere anche questo. Uno spera sempre di crescere vincendo le partite, però si può crescere anche in momenti un po’ più complicati come questo”.









