Sull’inizio della stagione 2025/26 del Genoa l’impronta sarà quella di Vieira. Dopo aver dato un apporto indiscutibile nello scorso campionato, prima in emergenza e poi con quasi tutta la rosa al completo, cercando di offrire prestazioni basate su un gioco riconoscibile – a tratti non spettacolare – in cui i giocatori si muovevano sempre con logica, tutto faceva prevedere che, con un aumento della qualità, qualcosa di interessante potesse nascere, come visto nelle ultime gare.
Vieira è arrivato al Genoa lo scorso dicembre, non sopravvalutato, e alla fine ha ottenuto la salvezza con parecchie giornate di anticipo rispetto alla fine della stagione, avendo saputo cambiare modulo in corsa e valorizzare i giocatori, non solo i giovani.
Ha dimostrato di essere pronto, insieme al suo staff, a gestire due tempi di gioco in modo differente, cercando di non mettere mai a rischio l’identità della squadra.
Vieira è stato bravo e consapevole dell’obiettivo da raggiungere, facendo crescere la squadra anche in situazioni particolari d’emergenza, pronto a imprimere un cambio di mentalità: quella vincente.
Poca la vetrina mediatica a livello nazionale durante il campionato, ma alla fine è stato ricercato. È rimasto al Genoa con il suo staff per cercare di fondare un ciclo – una parola grossa nel calcio italiano – e spesso, a microfoni spenti, ha parlato di Atalanta e Bologna.
Tutto è successo nelle ultime quattro gare di campionato. Al di là dei risultati, i giocatori si sentivano bene, vincevano i duelli, correvano più degli avversari; le giocate, anche quelle semplici, riuscivano meglio. Vieira ha colto qualcosa di interessante che poteva nascere.
Vieira ha il talento di conoscere il calcio e di saperlo trasmettere. È bravo a parlare, a essere un leader, quasi uno psicologo, non solo per i giocatori a disposizione, ma anche mettendosi in gioco per migliorarsi. È in osmosi con lo staff e la società, cercando di aiutare tutti a perfezionarsi.
Con lo staff ha sempre avuto la sensibilità di leggere ciò che accadeva in gara; con la società ha saputo mettere a disposizione la sua esperienza da calciatore e allenatore.
Queste considerazioni nascono dall’aver frequentato quasi tutte le conferenze stampa prepartita. Conferenze che, su YouTube, potevano apparire di circostanza e mirate; ma poi, a microfoni spenti, diventavano vere lezioni di calcio, in cui crede davvero. Un leader anche con una stampa poco presente, sempre più affamata di web.
Cosa bisogna aspettarsi da Vieira? Che continui a sentire il calcio che vuole proporre, consapevole che senza intensità, corsa e fisicità – non in tutti, ma in molti – il percorso sarà in salita. Per riuscirci, la medicina è una sola: pressing alto, ma anche compattezza difensiva. Impostare dal portiere, ma saper giocare in profondità. Una squadra con una precisa struttura tattica ma anche una certa fluidità, capace di gestire il possesso e correre ad alto ritmo.
Nel calcio attuale, che Vieira ha vissuto da giocatore e allenatore in Inghilterra e Francia, crede molto nelle variazioni: gli avversari ti studiano, così come lui e il suo staff grazie alle nuove tecnologie. Devi essere pronto ad automatizzare più soluzioni e ad attuarle rapidamente, a seconda del contesto. Altrimenti, si rischia di agevolare troppo il pressing avversario su tutto il campo.
Per questo motivo, al Genoa si sta lavorando, con il suo contributo, al calciomercato, per costruire una squadra in grado di proporre quel tipo di soluzioni. Probabilmente, se potesse scegliere, Vieira cercherebbe giocatori in Francia e in Inghilterra: le statistiche dicono che, in media, lì si corrono quasi 13 km a partita.
In Italia si potrebbe fare lo stesso, se si mettesse da parte un certo tatticismo – già presente nei settori giovanili – che ha fatto perdere ritmo e libertà di giocata. I risultati nei tornei europei e mondiali lo dimostrano. Negli altri campionati europei non è così.
A questo punto c’è curiosità: ci sarà qualcosa di diverso nella preparazione rispetto alle altre squadre di Serie A? Vieira è l’unico tra i 20 tecnici del campionato italiano ad arrivare dalla Premier League e dalla Ligue 1 come allenatore. Fabregas ha giocato in Premier e in Spagna, ma non ha mai allenato. La differenza tra i due potrebbe essere che Vieira è cresciuto con Arsène Wenger, mentre Fabregas con il “Guardiolismo”.
Il calciomercato del Genoa punta a riportare in auge un gioco che tende ad allargarsi, riscoprendo l’uso delle ali. Vieira ha mostrato molte variazioni, portando anche centrocampisti sulle corsie laterali. Ora cercherà centrocampisti in grado di inserirsi davanti per coprire lo spazio lasciato libero dagli esterni offensivi e dalla prima punta.
Tutto questo si è già visto lo scorso campionato: passando dal 4-2-3-1 al 4-3-3 e, quando serviva, al classico 4-4-2, con variazioni quasi personali grazie alla varietà del secondo attaccante. Per Vieira e il suo staff, gli schemi sono solo un orientamento: è la qualità e la caratteristica dei calciatori a decidere.
Al Genoa si lavora con questi obiettivi di mercato, con qualche euro in più da investire grazie alla ricchezza del settore giovanile, che ha scoperto e fatto crescere talenti nella cintura di Genova, creando importanti plusvalenze sotto la Lanterna. Plusvalenze che non possono essere trattate come un elastico delle mutande: servono quando si parla di autofinanziamento e vengono criticate quando si realizzano. Ahanor è una di queste: importante non aver preso tre figurine, ma euro. Fondamentale che la società l’abbia tesserato in tempo, quando la famiglia era già corteggiata da portaborse e agenti.
Solo una piccola considerazione finale: siamo sicuri che tutte le prime punte accostate al Grifone siano funzionali al gioco di Vieira? Dipenderà dagli “sgobb” creati ad arte.
Buon lavoro, Vecchio Balordo!







