Lazio-Genoa, a freddo tra mugugni e paure. Perde il Genoa la seconda di campionato, che era la partita per dimenticare il KO contro il Napoli, non provocato dalla prestazione. Invece la prestazione sotto il Cupolone, il giorno dopo, ha messo in moto la polemica strisciante che sempre aleggia nell’aria rossoblù a quarti, dove i franchi tiratori sono sempre con il colpo in canna quando il Grifone vince per alimentare polemiche, figurarsi dopo l’opera contro Gattuso e Frattesi.

Le amine psicologiche del popolo genoano hanno subito coinvolto la regolazione dell’umore, rivedendo fantasmi del passato da Andreazzoli, Ballardini, Gilardino e Vieira, visto che il Grifone all’Olimpico di Roma non ha avuto consistenza tecnica e agonistica.

Un primo tempo con riflessi spenti, nervosismo, sofferenza, fiato corto, intelligenza svanita, tutto frutto di scarsa classe anche di chi, sulla carta, dovrebbe possederla, qualche sussulto nel secondo tempo con i cambi e il calo di energie della Lazio.

In questo Genoa, le motivazioni, gli atteggiamenti, contano più degli schemi, è una frase fatta che si ripete spesso nel mondo pallonaro, ma le formule sono sempre le stesse per fare risultato: il calcio è stato sempre avere chi sa difendere, il Genoa ha questa proprietà, l’oro degli attaccanti che difficilmente luccica. A qualsiasi livello il collettivo è importante e fondamentale, ma devi sfruttare i fuoriclasse, altrimenti è come non fare nulla.

Nella rosa del Genoa ci sono, tocca a DDR e il suo staff utilizzarli al meglio e metterli nelle condizioni di fare la differenza.

DDR in conferenza stampa all’Olimpico, su domanda di Alessio Semino di Buoncalcioatutti, è stato chiaro: “Quindi dovremo pensare a qualcosa di un po’ più diverso, verticale, pratico rispetto a quello che abbiamo visto nel primo tempo. Non voglio banalizzare, ma arrivare sulla trequarti è bello e non tirare mai non è quello che piace a me e non è quello che ti porta a punti”.

Come si chiedono i tifosi e gli addetti ai lavori, cambiando strategia tattica? Giocare con il centrocampo con tre elementi oppure sarà importante liberare la qualità di chi la possiede senza intrappolarlo nella corsa: avendo Baldanzi, Messias, prossimamente Traorè, bisognerà creare la differenza in questo calcio dove comandano la corsa e l’intensità, ma la differenza viene fatta in tutte le partite dalla tecnica.

Ancora poche ore alla fine del calciomercato e le parole di De Rossi davanti alle TV, a precisa domanda, sono di un’attenta riflessione: “Ho parlato con grande anticipo con la società, tra marzo e aprile, visto che ci siamo salvati con anticipo. Ho spiegato quello che mancava secondo me a questa squadra, alcune cose mancano ancora. Penso che se valutiamo solo il nostro valore paragonato alle altre squadre qui, a volte andiamo un po’ fuori da quello che è il nostro target, livello e obiettivo”.

Arriva il Como nel Tempio venerdì prossimo, non c’è tempo per piangersi addosso, avendo fiducia in DDR e lo staff in grado di non mettere in brache di tela i lariani. Sarà importante, come giocare al biliardo, impadronirsi della stecca prima che inizi la gara e non lasciarla governare a Fabregas. Il Tempio ci sarà, anche De Rossi e la sua band.


Lazio-Genoa | Le pagelle: tante insufficienze, all’Olimpico si salvano in pochi