La nona giornata di campionato andrà in archivio non tanto per i 43 gol realizzati e per questo calcio italiano alla ricerca del gioco propositivo, ma perché nessuna partita, in partenza, ha un risultato definito.
Mentre il calcio italiano si rinnova cercando l’Europa, la FIGC è in lotta per la querelle della nuova elezione del presidente della FIGC. Undici squadre non vogliono più Malagò a dirigere la FIGC, anche se l’Associazione calciatori e allenatori, insieme alla Lega di Serie A, lo avevano eletto a giugno.
Il giorno 4 novembre, se Galliani presenterà la sua candidatura, non inaspettata per la Serie A, la B, la C e i dilettanti, ci sarà un’altra telenovela fino al 14 dicembre 2026, giorno dell’elezione.
La FIGC non può più avere un presidente nudo e in mano al calcio di mezza Lega di Serie A. Deve essere vestito in modo confacente a tutte le categorie che ogni settimana riempiono i campi italiani. La scusa dei campi da rifare per l’Europeo regge poco: sono già stati designati. Occorrono riforme, sempre nei cassetti o sotto le poltrone della sede della FIGC.
La classifica di Serie A vede le tre squadre che attualmente si giocano la Champions, Inter, Roma e Como, più un intruso, Gattuso, con otto vittorie e un pareggio. Milan, Napoli e Juventus arrancano, superate dal Frosinone. Risalgono la parte destra della classifica Bologna e Genoa. In fondo soffrono il Parma e la Fiorentina. Il Venezia, invece, continua a macinare gioco sia con Stroppa sia con Nicola, ma difficilmente fa gol.
Sassuolo-Lazio 2-6. L’Aquila travolge il Sassuolo e continua a gustarsi il primo posto. Tutto facile per Gattuso con l’uomo in più, per la gioia dei 10.000 tifosi al Mapei. Il portiere emiliano ha parato due rigori. Aquilani è anche lui a rischio panchina per demerito di Thorstvedt, espulso al 31’ del primo tempo, autore di un fallo che poteva creare qualcosa di pericoloso per Zaccagni.
Roma-Cagliari 4-2. Nulla da fare per i sardi, alla quarta sconfitta. Ci hanno provato, sono andati in vantaggio, ma contro G&G, gioco e gol di Gasperini, è difficile farla franca: oltre a scoprire i centravanti, mette in evidenza la gioventù. È la squadra con il gioco europeo del campionato.
Torino-Como 1-3. Il Torino non meritava di perdere, ma perde la bussola negli ultimi 10 minuti e il Como ne fa tre con la qualità. I Lariani tornano in zona Champions, il Torino si ferma dopo tre vittorie consecutive.
Milan-Bologna 2-4. Spente le luci a San Siro. Amorin incappa nel primo KO stagionale. Palladino conquista la terza vittoria in trasferta. Maignan si sognerà Mbangula, autore di una tripletta. Gode il Bologna: vincere al Meazza non succede molte volte nella vita. Amorin dovrà prendere confidenza con il turnover e non farsi spaventare, con quattro giorni di anticipo, dal derby.
Parma-Udinese 0-0. Unico risultato a occhiali nelle prime due giornate del turno infrasettimanale. Ducali presi a pallonate dai friulani. Il Parma poteva vincere, non sbagliando una massima punizione, unico tiro nello specchio della porta avversaria. Gilardino fa fatica a fare gol: solo un punto dal suo arrivo.
Venezia-Inter 0-2. Risultato bugiardo per Nicola, visto il gioco espresso contro la capolista e i gol sbagliati. La fortuna ha baciato il Biscione dopo due reti annullate ai lagunari per fuorigioco minimi. Chivu vince grazie a due autoreti.
Monza-Napoli 1-4. Il Napoli cala il poker a Monza, in gol anche Højlund. Non male il Monza di Juric: la differenza viene sempre fatta dai gol, anche se il pirata Varela è a disposizione ed è capocannoniere del campionato. Per Allegri è l’ultima occasione per non continuare a perdere punti dalla zona Europa che conta, in vista della partita, non più da big, con la Juventus nel prossimo turno.
Frosinone-Lecce 5-1. Continua lo show del Frosinone, non solo per la manita al Lecce: 17 punti in classifica, il terzo miglior attacco del campionato, sesto posto in classifica, zona Europa, e Raimondo capocannoniere. Il Lecce non ha potuto fare nulla contro la forza dei frusinati, oltre che per le assenze pesanti per Di Francesco, che ha cercato, con vari moduli e cambi, di cambiare l’esito della gara.
Fiorentina-Atalanta 2-2. Un pareggio che non risolve i problemi di classifica per entrambe le squadre. La Fiorentina resta in zona retrocessione, l’Atalanta insegue l’ambizione europea. Partita interessante, ma alla fine ha vinto la paura di perdere. Vanoli, dopo tre sconfitte consecutive, e Sarri, con una sola vittoria nelle ultime sei gare di campionato, inseguono non solo il gioco, ma anche i punti per uscire dalla crisi inaspettata.
Genoa-Juventus 2-0. La critica nel calcio è un Tribunale o, meglio, come diceva il critico d’arte, «un orribile orinal», in particolare quando si tratta di click facili via Internet.
I complimenti adesso per il Genoa e De Rossi sono bugie con l’abito da sera dopo il gran galà del gioco contro la Signora: bisogna stare tranquilli e aspettare. I 13 calciatori in panchina, pronti a giocare per la prima volta dall’inizio della stagione, aprono spiragli di futuro.
Da cronista, tanto di cappello alla Società, a Sucu, Blazquez, Ricciardella e anche a Pellegri, team manager. Dal suo arrivo, da genoano, ha portato fortuna. Hanno creduto in DDR dopo Parma, compreso l’ex direttore sportivo Lopez, sicuro che la squadra non fosse quella che aveva visto nelle prime cinque giornate di campionato. De Rossi è stato una chioccia nei confronti dei giocatori attesi al rientro dagli infortuni e al recupero della forma, venendo ripagato in una gara contro la Juventus con delle uova non di cioccolato, già dure senza bollirle.
I divertimenti potrebbero continuare, giocando al pallone con i concetti fondamentali del calcio, che i giocatori non possono aver dimenticato. La tattica, le strategie e i moduli, in questo calcio, contano, ma la differenza viene fatta dai giocatori, protagonisti in ogni momento della gara.
Spalletti deve ricordarsi di quanto fatto nel dicembre 2005 con la Roma, quando la sua disavventura finì al Ferraris contro i doriani. Quando fece fuori gli attaccanti, inventò Totti falso nove, giocando con una squadra imbottita di centrocampisti e vincendo 11 gare consecutive, facendo scomparire gli attaccanti di ruolo.
Da peones fu subito eletto rivoluzionario del pallone che rotola. A fine gara ho incontrato il mister, conosciuto prima degli anni 2000, e gli ho ricordato la gara del 2005. Potrebbe pensarci, anche se i calciatori sono diversi. Il filosofo di Certaldo è a rischio panchina dopo la gara con il Napoli del prossimo fine settimana. Alla Juve, come nelle altre gare, pagano solamente gli allenatori.








