La Champions è indigesta alle squadre italiane: gestire tre gare in sette giorni è difficile, non si possono sbagliare le rotazioni del turnover e durante le gare. Le sorprese alla fine della prossima settimana, con altre gare europee e con alle porte il turno infrasettimanale, daranno altri spunti, non solo per la classifica, con allenatori a rischio esonero difficili da pensare a inizio stagione: Spalletti e Allegri.
In fondo, il Lecce è scappato contro la comparsa Udinese, Runjaic a rischio panchina come tutti i suoi colleghi in fondo alla classifica: 5 squadre con un punto di differenza, alle quali si aggiunge il Venezia di Nicola.
La notizia è che Malagò pensava di fare elezioni bulgare il 14 dicembre, con la sua unica candidatura alla poltrona della FIGC, forte della riconferma da Commissario. Probabilmente non sarà possibile. L’associazione calciatori e allenatori, che lo hanno eletto con le squadre di Serie A, più i fuggiti da Serie B e C, potrebbero voltargli le spalle, sfiduciati dalle promesse elettorali come in politica. Curiosità: chi sarà il candidato proposto a fare saltare l’ex Presidente del CONI?
Frosinone-Sassuolo 4-2
Il Frosinone di Alvini continua a fare risultati, giocando con un Sassuolo che ha cercato di sfruttare gli spazi in contropiede. Gli istinti dei frusinati, con la difesa accanita della propria e la conquista dell’area rivale, reggono. Il suo agonismo virile, accompagnato anche dai temi tattici sviluppati dal singolo calciatore o dal complesso della squadra, fa la differenza. Gioco che esalta Masini, la sua carica a rubare palloni anche con il pressing, con nerbo atletico dentro l’area avversaria e a procurare assist-gol.
Venezia-Napoli 1-0
La scossa di Didi Nicola ha avuto effetto con i lagunari a zero punti, tutto però è stato condito da almeno 5 parate miracolose, compreso il rigore. Tutto un buon segno per Nicola, con soli 4 tiri in porta. In crisi Allegri, non tanto per il risultato, anche se 5 sconfitte, compresa l’Europa, pesano. Contestato perché è aziendalista, non facendo giocare i partenopei migliori e con il braccino corto per tutto il primo tempo in laguna.
Bologna-Inter 1-3
Inter, Chivu: ci hanno preso gusto, prima illudono gli avversari e dopo vengono rimontati, non è la prima volta in stagione. Non si può dire che faccia il turnover con vista Champions: ha due squadre e le sfrutta entrambe, utilizzando i cambi per non disperdere energie. Adesso il Biscione non deve più strisciare in Europa.
Parte bene Palladino, con gran corsa e gol, tutto crolla, incapaci di reagire allo strapotere fisico e tecnico dei Campioni d’Italia.
Udinese-Lecce 0-3
Udinese presa a pallonate dal Lecce, salvata dal risultato tennistico dal portiere e dagli errori dei salentini. Indigesto il pranzo ai friulani, con fischi e imprecazioni, pronti a chiedere la panchina di Runjaic alla quinta sconfitta. Godono Di Francesco e i salentini, alla terza vittoria.
Fiorentina-Como 1-3
Partita differente al Franchi, dove il Como, con soli 4 reduci dalla Champions, ha battuto la Viola; per la cronaca, maggior precisione lariana nelle conclusioni a rete. Partita viva, con duelli nel cuore del gioco. La differenza: Fabregas ha gli attaccanti, Vanoli invece no; il gol è di un difensore.
Nel Como ha debuttato Liberali, 2007, italiano cresciuto nel Milan, rifiutando il Diavolo di ritorno dal prestito dal Catanzaro, scegliendo più che il Como Fabregas.
Milan-Atalanta 3-2
Il pazzo Diavolo di Amorin domina, va in vantaggio di 3 reti nei primi 60’ di gara, dopo crolla, tanto da far dire a Sarri: ancora qualche minuto finale e la Dea poteva vincere. Il Milan, partito forte dopo il giovedì europeo, si è illuso che i bergamaschi, anche loro in campo in Conference, fossero bolliti. Non hanno contato la differenza dei cambi di Sarri, che hanno avuto effetto, quelli di Amorin no.
Juventus-Lazio 0-3
La Signora è nuda, nonostante la filosofia di Spalletti, il problema del gol bianconero non si risolve. La Lazio di Gattuso fa il nido dell’Aquila in testa alla classifica. Prova di forza dei biancocelesti, non sono più una sorpresa e, senza Europa, daranno fastidio, ancor di più se ritornano i tifosi all’Olimpico e non solo in trasferta.
Monza-Cagliari 4-0
I sardi erano la squadra rivelazione, avevano incassato solo tre reti, si sono dovuti arrendere al Monza di Juric, artefici di un secondo tempo da fuochi d’artificio, con il centravanti Varela protagonista, autore di due reti e un assist, vice cannoniere del campionato. Cagliari tornato con i piedi su un campo di calcio, fregato dalla sicurezza di allungare la striscia positiva.
Parma-Torino 0-3
Il Torino non fa suonare Gilardino e il suo ritorno da allenatore dopo i fasti da bomber al Tardini. Il primo tempo è di marca granata, con Simeone subito in gol dopo 5’, ducali quasi assenti, Torino padrone del campo. Nel secondo tempo Gilardino, con i cambi, mette pressione agli avversari, pronti a sfruttare gli ampi spazi lasciati a disposizione per Simeone, pronto a realizzare la doppietta.
Roma-Genoa 2-0
I titoli sono tutti per la Roma: se avesse fatto due gol in quella maniera il Genoa, sarebbero tutti impostati sul deretano. Ancora è difficile capire perché il Genoa di questa stagione vive lo sdoppiamento della personalità, nel bene e nel male, non solo dei calciatori, anche in panchina, rispetto allo scorso anno, con i risultati recuperati con i cambi.
Contro Gasperini si aspettavano altre mosse prima, per raddrizzare il risultato sotto di uno a zero. DDR e lo staff vedono gli allenamenti e faranno altre considerazioni rispetto a chi si aspettava qualcuno in campo a prendere le redini del gioco dalla panchina, per cercare di pareggiare.
La cosa importante, al Pio Signorini, è cercare di sbrogliare la matassa perché nelle trasferte, in queste 7 gare, i giocatori perdono le loro individualità e personalità, che hanno poco da spartire con tecnica e tattica al primo intoppo. Operazione difficile da vedere al Ferraris. Non riuscendo più a controllare la partita, gestire il possesso, subendo l’aggressione della squadra avversaria. Tutto quello non successo nel primo tempo con la Lupa, attraverso smarcamenti, giocando senza pallone, creando appoggi liberi, mantenendo la superiorità numerica in zona pallone.
Il rebus, se c’è, speriamo che lo risolva DDR. Il vero Genoa, nelle due ravvicinate gare dentro il Tempio, può e deve fare punti non solo con il Venezia, anche con la Signora, e la terza in 7 giorni in casa del Lecce, altrimenti sarà difficile cambiare il cammino con 5 gol fatti e 13 subiti ad oggi.
Standing zone negli stadi: la proposta arriva alla Camera dei Deputati. Presente anche l’ACG








