Dopo la prima vittoria stagionale per il Genoa, un successo in Serie A che mancava dall’aprile scorso, torna a parlare a microfono aperto il CEO rossoblù Andres Blazquez. In attesa del fondamentale passaggio dell’approvazione del bilancio entro il prossimo dicembre – momento del quale abbiamo domandato una decina di giorni fa al Presidente Dan Sucu a Bucarest -, il dirigente del Club più Antico d’Italia ha scelto Diretta.it per parlare della situazione attuale del Grifone e di quelle che potrebbero essere le mosse future.

Dopo l’apertura dell’intervista nella quale si parla dell’ultimo pronunciamento del Tribunale, lo scorso 23 giugno, a certificare la legittimità dell’aumento di capitale di Dan Sucu del dicembre 2024, Blazquez – che rammenta come il 22% in mano ancora ad A-Cap sia stato sequestrato in via conservativa e non sia più direttamente in mani americane dallo scorso aprile 2026 – dichiara: “Siamo sollevati. Ci sentiamo legittimati e, fin dal primo giorno, quando è arrivato il signor Sucu, si è dimostrato un proprietario molto presente, molto positivo e molto impegnato. Si è assunto un rischio enorme entrando quando la società era vicina al fallimento“.

Ora, ripartendo proprio da questo sequestro conservativo, la domanda consequenziale è che cosa ci si debba attendere da uno scenario che vede il pacchetto azionario di minoranza nelle mani di un “soggetto che avrà diritto di intervento e di voto in assemblea” nominato direttamente dal Tribunale (clicca QUI per saperne di più). “Non posso prevedere il futuro legale – risponde Blazquez – Credo che lei abbia esposto i fatti, e i fatti sono che A-Cap non ha alcun coinvolgimento con il Genoa. Penso che A-Cap abbia i ricorsi legali concessi dalla legge italiana e perseguirà ciò che ritiene corretto per sé. Noi difenderemo la nostra posizione, e credo che finora il tribunale sia stato molto chiaro. I fatti parlano da soli. Voglio guardare al futuro: A-Cap ha debiti residui di circa 50 milioni di euro e dovrà saldarli prima di poter godere di qualsiasi diritto economico. Nel frattempo, non hanno alcun diritto politico o di governance“.

A leggere l’intervista, dove viene ribadito che Dan Sucu ha un progetto chiaro sul medio e lungo termine per il Genoa (e ne ha parlato lui stesso a Bucarest due venerdì fa: clicca QUI per leggere e ascoltare le sue parole), il focus ruota su ciò che potrà essere il Genoa post A-Cap, al netto di battaglie legali che non sono concluse e che sarebbero “costate milioni” alle casse del club.

“Come è stato dimostrato, il coinvolgimento di A-Cap è stato estremamente problematico dal punto di vista della conformità KYC (Know Your Customer) nei rapporti con altri stakeholder e istituzioni finanziarie – spiega Blazquez – Penso che questo apra la strada a nuovi tipi di partner finanziari. Non per la situazione A-Cap, ma per il generale miglioramento finanziario del Genoa e il valore della rosa. Credo che saremo in grado di proseguire il piano di risanamento del club, migliorare i conti e continuare a investire senza che ciò sia un peso reputazionale per noi“.

Passato in rassegna un passato di mancati arrivi e rinnovi, col veto di A-Cap, che tira in ballo i nomi di Spence, De Gea e Greenwood, oggi rispettivamente a Inter, Fiorentina e Fenerbahce per una perdita di valore della rosa che il CEO rossoblù quantifica in 70/80 milioni di euro, si torna a parlare del valore della Serie A come campionato (“ora, nei cinque campionati top, siamo al quarto posto: c’è un grande divario con gli altri in termini di valore delle rose e diritti TV. La cosa positiva è che, nonostante siamo indietro, il potenziale rimane molto alto […]. ma il problema più grande che abbiamo sono le infrastrutture. Gli stadi sono rimasti davvero indietro. Abbiamo un disperato bisogno di nuovi stadi dove poter sviluppare nuove forme di reddito“).

Un passaggio finale sul club che, più di tutti, ha limato le distanze dalle big in Serie A: il Como di Fabregas e della famiglia Hartono. La risposta è interessante, se non altro perché inquadra bene qual è la linea che ogni club che vuole crescere nel tempo deve seguire: garantire progressivamente ingaggi più alti per i calciatori per avere calciatori di maggiore qualità. “Se guardiamo molti studi su ciò che rende una squadra competitiva si lega agli stipendi che paghi ai giocatori. E c’è un’alta correlazione. È quasi uno a uno, in pratica, tra quanto paghi i giocatori e il rendimento. Ci sono sempre variazioni, ma nel medio-lungo termine scoprirà che è quasi una linea retta tra stipendio e prestazioni. Ci sono pochissimi allenatori in grado di cambiare il rendimento di una squadra. Ma in ogni caso, le risorse finanziarie sono critiche. Il Como non solo ha fatto un lavoro eccellente con un ottimo allenatore, ma anche con un’ottima dirigenza. Penso che siano probabilmente la squadra più ricca della Serie A, ma non quella in cui si è investito di più. Credo abbiano investito con saggezza. Hanno fatto scouting con intelligenza. Penso che il direttore sportivo abbia fatto un buon lavoro assemblando un ottimo gruppo di persone“. La sensazione, al di là di tutto, è che da qui a dicembre qualche sviluppo possa esserci, sperando che l’assemblea degli azionisti venga aperta alla stampa, che non potè accedere nell’ultima seduta.


Genoa | Il Presidente Dan Sucu torna a parlare da Bucarest. L’intervento integrale – VIDEO