La quinta giornata di campionato nel segno del Vangelo domenicale: “Beati gli ultimi che saranno primi”, vista la classifica con la Lazio prima in classifica, con Roma e Inter dopo essere stata bocciata dalle pagelle di fine mercato.
Alle spalle, in zona Champions, il Cagliari, risollevato, Amorin e il Milan. La grande sorpresa è il Frosinone davanti alla Juventus, Napoli e Como, sorpresa non per chi l’ha seguito la scorsa stagione in B. Nella parte destra, ai margini della zona rossa, Fiorentina e Bologna, in fondo Genoa e Venezia.
Nel campionato italiano c’è James Bond che ha dato ai 007 arbitri la licenza di non fischiare, mettendo da parte il Regolamento del Gioco del Calcio, e ai VMO di non vedere, sentire e parlare nel bunker di Lissone.
Riunione a Lissone di Orsato, il presidente della Lega di A e gli allenatori di Serie A. Contento il presidente della Lega perché in 50 partite non c’è stato uno 0-0 e un solo intervento del VAR. Orsato, contento che si giochi di più, chiede agli arbitri uno spostamento più consono al gioco veloce, per vedere meglio e non fare intervenire il VAR. Quasi tutti in linea i tecnici presenti, che chiedono uniformità di giudizio. A questo punto Orsato dovrebbe chiedere le moviole delle trasmissioni TV nazionali, tutte condotte da ex arbitri: c’è qualcosa che non quadra.
Monza-Sassuolo 2-1. Prima vittoria per Juric, altra stecca del Sassuolo dopo aver battuto la Signora nel precedente turno. La vecchia ricetta: datemi un portiere che pari e un attaccante che segni, è la giusta rappresentazione di Monza-Sassuolo.
Bologna-Torino 1-1. Cambiano l’allenatore, ma il Bologna ha fatto le stesse fatiche. Palladino in tre giorni non poteva fare miracoli. Un punto per uno non ha alimentato la classifica di entrambe. Durano solamente un tempo i felsinei, i granata, alzando i giri, li hanno messi in difficoltà e un rigore chiaro a occhio nudo non gli ha permesso di portare sotto la Mole i tre punti.
Udinese-Cagliari 0-1. Vince il Cagliari, ma fa tutto l’Udinese, basta guardare il tabellino del gioco. Friulani sprecano tanto, il Cagliari, l’unico tiro in porta su errore di una ripartenza da dietro, non con Maldini in crisi sui social per la sua disavventura per strada, ma non sul prato verde, autore di tre reti.
Roma-Inter 2-2. Partita spettacolo tra le prime due della classifica. Roma e Gasperini, con l’intensità, il suo gioco con marcature a uomo e triangoli, ha fatto strisciare il Biscione nel primo tempo, dimenticandosi che aveva già recuperato tre gare sotto di 2 a 0. Trascinati da Lautaro, pareggiano. Il punto gli ha permesso ad entrambe di mantenere la testa della classifica.
Venezia-Lazio 0-2. Gattuso sente odore di Nazionale e si prende la sua rivincita, volando in testa alla classifica. Vittoria cinica contro un Venezia che ha dominato, sbagliando troppo in area avversaria, anche una massima punizione. Zaccagni, invece, non ha sprecato dagli undici metri.
Fiorentina-Napoli 1-1. La Fiorentina cerca di uscire dalla terapia intensiva con una vittoria e un pareggio con l’arrivo di Vanoli, ma il gioco latita. Il Napoli di Allegri crea. Solo possesso pallone, ma a grandi difficoltà a fare gol.
Frosinone-Como 2-0. Grandi ciociari, non mettono alla berlina il Como multietnico, ma lo costringono al loro gioco. Tira il Como e Alvini salvato dal portiere Palmisani. Tanti genoani davanti alla TV, in replica, a morsicarsi le mani, vedendo Calvani annullare Baturina. Masini, Nico Paz.
Juventus-Atalanta 2-0. La Signora liquida una brutta Dea e sale in classifica. Spalletti cerca una identità precisa, come dice in ogni intervista, e dopo l’Europa League mostra segni di ripresa. Per Sarri è la terza sconfitta consecutiva, fuori dai gangheri per il rigore giusto non concesso dal VAR. Vergognosa la curva bianconera, che volge le spalle al minuto di silenzio per Mazzola.
Milan-Lecce 3-0. Il Diavolo travolge il Lecce con il ritorno di Pulisic, non solo con il gol. Amorin, 20 giorni di tranquillità. Di Francesco non ha visto al Meazza il Lecce che voleva, pronto a spegnere le candeline per i 100 anni del Diavolo, più che creare gioco.
Parma-Genoa 2-1. Non si può commentare ancora non solo la sconfitta del Vecchio Balordo, ma la più brutta partita delle cinque giocate in questo inizio di campionato. De Rossi non può essere passato dall’altare alla polvere, dalla primavera all’autunno, come è successo a tanti altri suoi colleghi negli ultimi cinque anni al Genoa, con mesi straordinari vissuti con lo spogliatoio e il pubblico genoano.
Il campo ha coinciso con lo spogliatoio in queste cinque giornate, considerati gli attestati di stima di alcuni calciatori nei confronti del mister. È sembrato dall’inizio che il lavoro di DDR sia stato fatto con difficoltà oggettive, ma non per colpa sua completamente.
Il calciomercato sembra non avergli dato le carte in regola per lavorare al meglio. I risultati non sono arrivati e le sue idee di gioco sono state limitate a fare il risultato. Il suo calcio moderno non si è visto, non si è visto impostare dal basso e leggere le situazioni prima e durante la gara, con gli schieramenti mandati in campo che, nel cuore del gioco, difficilmente hanno fatto vedere qualcuno pronto a leggere le giocate in fase di possesso, tradito anche dai braccialetti, non protagonisti sulle corsie laterali.
Il calciomercato del Genoa è stato in salita, un calciomercato che, manovrato anche lontano da Villa Rostan, non è riuscito a vendere la qualità in tempo, ma solamente all’ultimo giorno di calciomercato. In precedenza era stato venduto Ekhator con plusvalenze da ambo le parti, ma Norton-Cuffy alla fine, con le stesse condizioni. Le mancate vendite in tempi adeguati, pur non avendo il Genoa fatto un calciomercato a costo zero, ma semmai a saldo zero fra entrate e uscite, non hanno permesso di rinforzare la rosa nelle sue prime figure, che non sono fuoriclasse dal costo inarrivabile.
Adesso, nei venti giorni di sosta, i buchi da tappare sembrano non pochi, innanzitutto i parametri della condizione fisica da parte di tutta la rosa a disposizione o dei sedici che ha intenzione di utilizzare De Rossi alla ripresa dei giochi. Una sosta che De Rossi e la società aspettavano con ansia. Ora si aspettano un volo da Grifoni della qualità che non si è vista né nel ritiro di Moena né nelle cinque gare giocate.
La sosta dovrà risultare decisiva per riaverli in campo con la Fiorentina e non solo negli allenamenti, per mettere nuovamente in campo il gioco di De Rossi. Fra l’altro, nessuno di quelli che sono stati in infermeria già dall’inizio della stagione è stato convocato in nessuna Nazionale, perciò devono recuperare a tutti i costi.
La speranza per il Genoa non può più essere una cambiale tratta solo sull’avvenire e questo anche per De Rossi e il direttore sportivo Lopez, che sono stati nella giornata di lunedì confermati dalla società.
Genoa | Pronto avvicendamento nel ruolo di team manager. Verso ritorno di Marco Pellegri









