Un Genoa troppo brutto per essere vero fallisce alla prova di maturità dopo tre sconfitte e un pareggio in casa del Parma. Tutto è successo contro una squadra ancora più scarsa, che ha vinto con le stesse modalità dello scorso campionato, un tiro al massimo, 2-0, tre punti in classifica. Al Genoa serve una svolta anche dal punto di vista mentale. Il Parma ha sfruttato al massimo gli errori difensivi di Øtigard e Marcandalli, ma anche di Otoa a sinistra: nella difesa a tre un pesce fuor d’acqua.

La partita in Emilia con quasi 3000 tifosi al seguito, sempre presenti, brucia. È inutile girarci intorno: fa male perché ha messo a nudo altri problemi che lo scorso anno avevano salvato la stagione, come il reparto difensivo. De Rossi ci ha provato nei primi venti minuti di gara ad essere più propositivo davanti, cercando di giocare con Baldanzi e Messias tra le linee. Baldanzi equilibratore con le spalle alla porta avversaria, Messias con i suoi dribbling, ma come sempre non è arrivata la finalità del gioco, il gol, e neanche è arrivato un tiro in porta.

Tutto questo perché gli esterni, chiamati modernamente quinti, non sono mai stati fondamentali in ampiezza e sono stati quasi in difficoltà nel rientrare, oltre che nell’attaccare tutta la corsia laterale. Restando bassi è difficile con qualsiasi modulo fare la fase offensiva. Dopo il gol parmense si pensava di non trovare più il buio oltre la siepe, ma De Rossi e lo staff non hanno fatto i cambi che tutti si aspettavano al 46′ di gioco, in ritardo, e non sono arrivati i risultati sperati.

I problemi del Genoa nascono tutti nel cuore del gioco, anche se Frendrup e Sow hanno corso 20 km in giro per il Tardini senza frutto. Gianni Brera affermava: “Il centrocampo, autentico mare magno nel quale è facilissimo affogare, dopo aver corso e boccheggiato invano, chi vi si ritrova sempre è centrocampista di classe o qualità, chi vi si smarrisce non è quasi mai inventore di gioco, nel migliore dei casi è un’aggiunta alla difesa, dalla quale anticipa le mosse, o opponendo a un avversario designato”.

Questo non vuol dire fare le scarpe a Frendrup, uno tra i migliori interditori del campionato, e neanche a Sow, considerato in Europa un centrocampista importante senza obblighi di regia.

De Rossi, vista la sua importante esperienza da calciatore, non è riuscito nelle gare giocate a sottrarsi alle lusinghe della fama e dell’esperienza. Con qualche giocatore ancora da recuperare non ha puntato su giovani specializzati nei ruoli, non fidandosi per di più di Calvani e Fini. Può darsi che non sia stato lui a volerlo, prendendo altri giovani in prestito.  Adesso, affinché la squadra non risulti squilibrata, è monca nelle due fasi di gioco. Per questo dovrà integrare i giovani con la vecchia guardia.

Tre settimane da Genoa, dove chiacchiere e discorsi devono finire subito. Tocca alla società fare una conferenza stampa nelle prossime quarantott’ore e raccontare come vede la situazione in questo momento, se continuerà a dare la fiducia a De Rossi oppure cercare altre alternative.

Francamente era difficile prevedere la debacle emiliana, pur considerando le altre gare giocate, perché si sperava magari non che il Grifone volasse, ma potesse almeno esprimere una prestazione dignitosa contro un avversario probabilmente più in crisi.


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