Il Genoa e De Rossi fanno fatica, non contano i risultati. Gli anni passati il Vecchio Balordo vinceva tutte le amichevoli in casa e all’estero, dopo il campionato diventava in salita.
Il problema del Genoa non sono le sconfitte, sono le prestazioni da fine campionato e salvezza anche nelle amichevoli estive: possesso pallone sterile, a difendere più che attaccare, nessuno che provi la giocata in profondità, il dribbling, il cambio campo; riescono bene le transizioni, anche se non tecniche e sbagliate.
Saranno i carichi di lavoro pesanti? Vedere Baldanzi, l’uomo “spaziotempo”, non trovare una giocata lascia perplessi. L’idea di De Rossi, ribadita anche nella conferenza post Deportivo, è legata alla tecnica, il gioco offensivo nel mezzo del campo in questo momento appare indietro. Le assenze di peso contano.
Nell’intervista al Corriere della Sera Maldini ha aperto la bocca spiegando la sua verità sul momento vissuto con Malagò, l’Infantino italiano dello sport, ha parlato anche di De Rossi e Grosso, candidati alla panchina della Serie A, con il rifiuto della Lega perché allenatori della massima categoria, per le caratteristiche scritte in precedenza: entrambi vogliono incarnare il gioco tecnico e offensivo.
Il Genoa ha operato bene sul mercato, ma a sabato scorso non può goderne i frutti, visto che la tecnica e la qualità sono ai box o in ritardo. Chiaro su Traorè il tecnico del Genoa, anche se è concorde nel tentarne il recupero: bisogna chiedere ai medici quando sarà pronto.
De Rossi e lo staff in questo momento stanno cercando di raddrizzare un progetto tecnico imperfetto, reinventare calciatori in ruoli scoperti, in attesa del calciomercato finale che inciderà non poco, perché avrà la squadra pronta dopo la prima sosta per la Nazionale a metà settembre.
Se succedesse in tutte le squadre di dover rimediare a metà agosto per errori del calciomercato, troppo lungo e inviso a DDR, allora la competitività sportiva acquisterebbe fascino e attendibilità. La difesa titolare del Genoa, Marcandalli, Østigard, Vázquez con Otoa, è l’unica che darà garanzie. I sostituti, qualcuno fuori ruolo, meno.
Il centrocampo, anche contro gli spagnoli, ha fatto fatica. De Rossi ha cambiato tre volte il metronomo: Frendrup, Amorim e Doumbia, miglioramenti non se ne sono visti. Idem per l’attacco, provate tutte le possibilità nella sostituzione di Colombo, con risultati non brillanti.
Si ha l’impressione sbagliata che DDR, in tutte le gare giocate, con le sue soluzioni abbia fatto vedere le necessità in cui ha chiesto rinforzi: esterno destro, centrocampista, attaccante. Solamente uno è arrivato con un colpo di Lopez, Sow, e la speranza è che porti equilibrio nel cuore del gioco del Vecchio Balordo: tutti gli osservatori ne sono convinti.
Per adesso a disposizione di DDR un solo giocatore universale, Ellertsson, in grado di produrre un buon rendimento indifferentemente dal ruolo in cui si trova a svolgere e in qualsiasi funzione si trovi ad operare.
Arriva l’Ascoli domenica prossima in Coppa Italia. Non farà paura a DDR, ma lo prenderà con le pinze, considerato che dallo scorso anno, con la promozione in Serie B, giocano insieme.
Al termine della partita con il Deportivo, con inizio e finale alla Infantino-Trump, una curiosità: perché la Coppa non è stata consegnata dalla famiglia Spagnolo come in tutte le precedenti occasioni? Una dimenticanza non della società, probabilmente, ma di qualcuno che aveva visto la cerimonia quattordici anni fa e negli anni ancora precedenti. La squadra è da costruire, adesso è da accogliere, anche se il tempo stringe.
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