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Genoa, un inizio stagione assurdo nei numeri e nei fatti

Il Genoa, ormai è assodato, ha deciso di non giocare i primi tempi e per il terzo anno consecutivo, a ridosso del mese di novembre, si ritrova in fondo alla classifica. Cambiano i tecnici, ma non cambia la sostanza. Verrebbe persino da pensare che sia tutta quanta una pena del contrappasso per aver esonerato, nell’ottobre 2018, l’allenatore che per l’ultima volta, a fine ottobre, aveva dato una parvenza di tranquillità alla squadra portandola in doppia cifra (con una partita in meno) dopo soli sette turni. Peraltro – e forse non è un caso – con numeri molto simili a quelli attuali per reti fatte e subite.

Il destino è spesso beffardo visto che l’allenatore è lo stesso che oggi siede in panchina e dall’altra parte, ieri sera, sedeva quello che lo avrebbe avvicendato in quell’ottobre 2018, data fatidica dopo la quale il Genoa di tranquillità non ne ha mai più trovata. Ne è scaturito un mix che racconta una storia ormai consueta: il Grifone esce da Torino con due gol segnati in trasferta ed esce senza punti.

La più totale assurdità è certamente quella di non scendere in campo dal primo minuto. Un masochismo puro che porta ad accrescere anche il dato dei gol subiti che diventano 21 in nove giornate come nella stagione 2019/2020. La maggior parte di queste reti è stata subita nei secondi tempi (12), che poi sono la frazione di gioco nella quale il Genoa segna in maniera pressoché esclusiva (13 gol contro l’unica marcatura in un primo tempo, quella di Destro col Sassuolo).

C’è un preoccupante equilibrio in questo dato che parla di 12 gol subiti contro 13 segnati nei secondi tempi. Preoccupante perché significa che, in ogni caso, anche quando osi maggiormente subisci sempre qualche gol e quando non pareggi, dietro l’angolo c’è una sconfitta. Nei primi tempi, al contrario, il bilancio reti fatte contro reti subite è talmente sbilanciato a favore delle seconde che viene persino difficile pensare che il Genoa, ad oggi, abbia la forza di potersi portare avanti nel punteggio. Numeri che diventano un dejavù.

Occorre immediata una sterzata, sia nei risultati sia nella ricerca di un equilibrio che, stando ai numeri, certificano le sue 112 panchine in rossoblu di mister Ballardini. Un equilibrio che oggi non c’è. Assieme alle scelte di formazione che hanno visto tornare svariate volte sui propri passi il tecnico rossoblu nell’intervallo (o anche prima, come nel caso di Sabelli sostituito alla mezz’ora di Genoa-Sassolo), non è sostenibile a lungo termine segnare una sola rete nei primi 45′ incassandone invece nove. E per riequilibrare la situazione, come si è visto, non bastano spesso neppure i secondi tempi.

Questi dati non possono che dirla lunga sulle modalità che hanno portato alla costruzione dell’ultimo Genoa, che ha passato un’estate alla ricerca di rinforzi mai arrivati prima di settembre, e anche di quello degli ultimi 3/4 anni: con 17 reti incassate nel 2018/19, 21 nel 2019/20, 18 l’anno scorso e 21 in questa stagione, la squadra rossoblu ha sempre viaggiato ad una media di due gol subiti a partita nelle prime nove uscite stagionali. Sempre difficile abituarsi ai dati negativi, ma l’evidenza è che è così da ormai quattro anni. Oggi più che altro stupisce che questo dato coincida con la presenza in panchina di Ballardini, il quinto allenatore nella storia rossoblu per gare concluse a porta inviolata (a sole tre da Renzo De Vecchi).

Il problema, inevitabilmente, non può essere solo di scelte sbagliate ed errori individuali, che pure pesano tantissimo nell’economia della attuale classifica, ma anche di decisioni quantomeno discutibili di natura tecnica e di allestimento di rose a lungo termine. L’impossibilità di consolidare meccanismi difensivi collettivi, magari sotto una medesima guida tecnica pluriennale, oggi dà i propri “frutti”. Se tutti gli anni modifichi tre quarti del collettivo, allenatore compreso, l’amalgama va ricreato da zero. E questo è ciò che ne consegue. I numeri la dicono lunga su cosa si ottenga adottando questo modus operandi di cui i tecnici diventano i primi capri espiatori.

Il grande rammarico, in questo avvio di stagione, è anche quello di avere in rosa il migliore attaccante italiano del campionato, il migliore realizzatore della Serie A senza l’ausilio dei calci di rigore (un aspetto un po’ troppo sottovalutato dai media nazionali), un centravanti che ha ieri mostrato una buona intesa col partner Caicedo, e ciononostante gravitare sempre in zona retrocessione. Mattia Destro, salito ieri a 6 gol segnati, è al quarto centro di fila come non gli accadeva da sette stagioni. “Stato di grazia” direbbe qualcuno.

L’attaccante marchigiano sta dimostrando un grande attaccamento alla maglia, un legame forse mai visto da quando milita nel massimo campionato, e martedì trova lo Spezia, la squadra alla quale qualcuno avrebbe voluto destinarlo in estate. Sentitosi tirato fuori dal progetto, ci si è rigettato capofitto da solo a suon di gol. Non è casuale che abbia contribuito a segnare quasi metà delle 14 reti complessive rossoblu in questo avvio. Un avvio che, come si accennava all’inizio, le statistiche fanno coincidere con l’ultimo di mister Ballardini nella stagione 2018/19 con la coppia Piatek-Kouamè: anche in quell’occasione le prime nove giornate avevano portato a segnare quattordici gol. Dal ritorno in Serie A ha fatto meglio soltanto il Genoa 2009/10.

Nonostante tutto, il Genoa è penultimo. Costretto ad arrivare con l’acqua alla gola al prossimo trittico di partite contro Spezia, Venezia ed Empoli. Al “Picco” è di nuovo battaglia campale, col Genoa penultimo e lo Spezia un punto avanti. Ed è passato meno di un anno.


GOL FATTI E SUBITI DAL GENOA (NEI PRIMI 9 TURNI) DAL RITORNO IN SERIE A

I NUMERI DEL GENOA 2021/2022 (aggiornati alla 9° giornata)

I NUMERI DI BALLARDINI AL GENOA IN SERIE A (aggiornati alla 9° giornata della stagione 2021/22)


Genoa, Ballardini: “Errori gravi in difesa. Sono arrabbiatissimo, non preoccupato”

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