Leo Skiri Østigard è un giocatore a cui sta perfettamente indosso l’abito rossoblù. Quella maglia del Grifone che ha portato per la prima volta nel gennaio 2022 e che è voluto tornare a vestire quest’estate.
Già a luglio scorso l’addio al Rennes sapeva di addio definitivo, ma il riscatto anticipato di qualche giorno fa (2,5 milioni di euro al club francese, ndr) ha permesso di bruciare le tappe e rendere questo addio definitivo. È il primo tema toccato nell’intervista col difensore norvegese classe 2000, che sabato farà 35 presenze in rossoblù.
“Sono davvero felice. Sono voluto fortemente diventare un giocatore del Genoa a titolo definitivo come lo sono adesso. Mi sento felice perché questo è un posto che mi piace davvero. Ci siamo potuti accordare già adesso ed è ancora meglio che in estate. È importante per me, è importante per il club”.
Genova ha un posto particolare nel cuore e nell’animo di Østigard, che si sente come a casa, ad Åndalsnes, il luogo di 2483 anime dal quale è partito alla volta del calcio europeo. Prima le avventure con Molde e Viking in Norvegia. Poi, a seguire, le avventure con Brighton, St. Pauli, Coventry City, Stoke City, Napoli, Rennes, Hoffenheim e, come noto, Genoa. Ma cosa rende Østigard così legato alla piazza rossoblù? “Penso sia una questione di feeling che senti dentro il tuo corpo. Tifosi, città, stadio sono qualcosa che mi piace davvero. Quando arrivai la prima volta al Genoa, era in una situazione difficile, ma io percepivo l’amore dei tifosi e provavo a dare il massimo per la città e per loro”.
“È difficile talvolta spiegarlo: semplicemente avverto la sensazione che al Genoa posso davvero rappresentare me stesso al cento per cento – aggiunge il 26enne norvegese – È quello che impari quando vai in paesi diversi e club differenti. Al Genoa sento questo: rappresento me stesso al cento per cento. Per questo si è creata questa connessione col Genoa. In Italia ho giocato in tutti gli stadi e contro tutte le squadre. Per me, il Genoa ha tranquillamente una delle migliori tifoserie, una delle migliori atmosfere e uno dei migliori stadi. I tifosi sono compatti e non è sempre normale trovare questo genere di tifosi e questo genere di atmosfera ogni partita. In casa, lo sappiamo, possiamo vincere contro ogni squadra e ricordo la sensazione quando sono venuto a giocare a Genova col Napoli. Non è stata una sensazione facile perché percepisci che non sarà semplice”.
Le parole di Østigard sul Genoa, i suoi tifosi e sulla città più in generale sono quelle di un giocatore che ha voluto fortemente tornare in rossoblù e legarsi a lungo al Club più Antico d’Italia. Per quanto tempo? “Non si sa mai nel calcio, ma il mio obiettivo è restare al Genoa e provare a costruire qualcosa di speciale qui. Vogliamo guardare in alto e fare nuovi step con mister De Rossi. Sentiamo di essere una squadra che non molla mai e lui ha fatto molto per la squadra portando energia. È davvero un bravo allenatore e penso che per lui sia stata un po’ la stessa cosa: è adatto per il Genoa, perché ha tanta passione e il Genoa è quel genere di squadra dove trovi giocatori che vogliono dare tutto per il club. Quando ti ritorna indietro l’energia dei tifosi, per ogni squadra diventa difficile venire a Genova. Io spero davvero di fare dei passi avanti: contro la Lazio è stata una buona gara, ma abbiamo perso in un modo pessimo. È il calcio! Abbiamo visto dove migliorare, anche in aspetti tattici sul campo, e guardiamo avanti”.
Inevitabilmente, la testa va al rigore nel finale concesso dopo una on field review e realizzato da Cataldi. L’AIA ha già fatto ammenda per l’errore fatto di concedere rigore, come ascoltato su Open VAR, ma Østigard torna sul tema. “Contro la Lazio prendere il primo rigore non è calcio e cambia un po’ la partita perché eravamo 0-0, abbiamo preso quel rigore e ha cambiato in negativo la partita. Questo non è niente che riguardi il calcio, che riguardi quello che abbiamo fatto in cinquantacinque minuti o qualcosa del genere. Con tre rigori, la partita non va lontana e non va nella direzione che vorresti come calciatore, ma è qualcosa che dobbiamo accettare. Il weekend precedente avevamo vinto 3-2 col Bologna. Ci sono sempre momenti che ti aiutano e non ti aiutano, ma la cosa positiva è che ci sentivamo bene come squadra, che abbiamo fatto il 2-2 e abbiamo portato in avanti la palla per fare il 3-2. Questo mostra alcuni passi avanti fatti dalla squadra. Tre mesi fa non avremmo mai riportato la palla avanti e rimontato da 0-2 a 3-2. Ora ci sentiamo più liberi e proviamo a battere ogni squadra“.
“Il problema è proprio il primo rigore, non riesco nemmeno a parlarne…sul mio rigore sicuramente ha colpito la mia mano. Il problema è che si vede tutto in slow motion, ma quando tu ingaggi un duello aereo il tuo corpo è in aria e non sei stabile. Non è facile rimanere stabili e, quando tu ricevi una spinta, sicuramente non puoi metterti le braccia dietro la schiena – spiega Østigard mimando il gesto di portare le braccia dietro la schiena – Il problema è che, se avete visto la partita, nessuno in campo ha reagito. Nessuno. E ci sono stati due minuti, poi l’arbitro è uscito (dal campo per la on field review, ndr). Prendiamo un’altra gara esterna, quando abbiamo giocato con la Roma: il portiere mi ha colpito alla testa. Lo hanno rivisto cinque volte: no rigore. Per me bisogna che si faccia qualcosa su che cos’è la regola del tocco di mano: se colpisce e impedisci una rete, di sicuro è rigore. In quel duello, in quel momento, come potevo tentare di stoppare la palla in aria? C’è qualcosa in merito allo stoppare un gol? Nessuno ha reagito. È strano perdere una partita in quel modo“.
Passando ad aspetti tattici, è abbastanza evidente che, da quando il Genoa è passato a tre difensivamente (ma spesso a quattro in costruzione) e il norvegese è diventato il centrale della retroguardia, Østigard abbia aumentato i palloni toccati e quelli giocati in verticale senza buttarli via. Una richiesta di mister De Rossi. “Il mister vuole giocare e penso che sia importante avere la giusta tattica e il sapere come farla. Poi devi avere fiducia nei giocatori che possano farla. Ad inizio stagione eravamo un po’ spaventati, non avevamo fiducia in noi stessi. Adesso si percepisce che le persone vogliono la palla, che sanno di poterlo fare quando ci lavoriamo sopra in allenamento. È una questione di mentalità: siamo giocatori professionisti e normalmente dovremmo essere abili a giocare con la palla. Qualche volta è la mentalità a dirci che siamo spaventati. La Lazio è una buona squadra con la palla, pressa bene, e abbiamo visto che abbiamo potuto giocare un buon calcio. Loro stavano faticando nel pressarci ed è qualcosa che vogliamo migliorare, ma che è importante se vuoi essere equilibrato sul campo e non solo vincere duelli, ma comandare la partita in un modo migliore rispetto a quello che abbiamo fatto ad inizio stagione”.
“Se mi piace questo ruolo da centrale nella difesa a tre? Prima ho giocato molto in una difesa a quattro. Normalmente, ho giocato di più in una difesa a quattro, ma dipende molto dal com’è la tattica, che sia Germania o che sia Francia. In Francia giocavo al centro di una difesa a tre, ma ci sono molte differenze rispetto a come difendete in Italia. Ci sono sempre differenze. Ora mi piace giocare al centro di una difesa a tre, mi adatto alla squadra. Se avete visto la partita contro la Lazio, abbiamo costruito a quattro e anche nelle prime partite. Dipende anche dalla squadra contro la quale giochi. Non c’è una grande differenza per me: sono felice di giocare da centrale in una difesa a tre”.
Prima di passare al tema delle quattro reti stagionali già segnate, Østigard torna rapidamente su cosa abbia trovato di cambiato al Genoa da tre anni a questa parte. “La prima volta che sono arrivato c’erano molto giocatori esperti e il Genoa era in un momento molto, molto difficile. Anch’io ero più giovane. Ora le cose sono un po’ cambiate, nel senso che ci sono giocatori più giovani. Come club è tutto quello che ricordavo in termini di stadio e tifosi ed è qualcosa di bello. Di sicuro oggi sono più grande e voglio aiutare i più giovani a diventare giocatori migliori. Ho giocato in diversi club: a Napoli ero uno dei più giovani e ho imparato da Rrahmani e altri giocatori come fossero con me e cosa mi insegnassero. Adesso tocca a me farlo con Marcandalli, Otoa, Zätterström. Loro sono grandi calciatori e hanno grandi potenzialità: c’è bisogno di aiutarli ad imparare a stare tranquilli. Partita positiva o negativa, le cose cambiano rapidamente nel calcio. Un giorno sei un eroe, il giorno dopo tutti ti odiano. Devi stare bene fisicamente e giocarti le tue chance. Mi piace parlare e organizzare la squadra, è una delle cose che faccio durante la gara”.
Arrivando al tema dei gol segnati e della sua capacità di segnarli, in parte innata e frutto dell’istinto e in parte allenata, Østigard si “coccola” il compagno Martin: “Lui mi conosce esattamente e parliamo ogni settimana e prima di ogni gara su dove voglio la palla. E lui calcia sempre molto bene. Ma ho ancora la sensazione di poterci arrivare meglio, perché ad esempio non ho ancora segnato su angolo, ma su calci piazzati laterali ho trovato un modo per azionare il sistema. É una questione di capirsi, di comprendere il momento giusto. Spero che (Martin, ndr) rimanga qui molti anni (sorride, ndr). Non voglio raccontare a nessuno come facciamo e c’è qualcosa che vogliamo rimanga tra noi – prosegue Østigard, che sottolinea come sia frutto del lavoro in settimana il fatto che si sia spesso trovato da solo a colpire, sempre ben pescato alle traiettorie di Martin. “Lui sa dove sto andando. Sembra facile, ma è una sorta di connessione, di linee e di trovare la giusta strada. Se punto a dieci gol? Ci proverò. Ho bisogno di farne almeno 3/4 in più. Se ne farò dieci, sarò contento. Ma già a 7/8 lo sarei”.
Ma dove nasce questa sua capacità nel gioco aereo? Østigard ha imparato il tempo del quando saltare, uno dei suoi “punti di forza”, ad Åndalsnes, dove suo padre Even fin da bambino lo faceva saltare e colpire di testa grazie alla più classica delle M-Station. Un vero e proprio attrezzo da giardino: si lancia la palla, la rete la risputa fuori e si colpisce di testa. All’epoca un gioco, ora un punto di forza per il difensore del Genoa.
Nella testa di Østigard, che in più momenti della sua intervista cita Haaland (fu lui a donargli una maglia del Genoa alcune estati fa, ndr), c’è anche il Mondiale: “Tutti lavoriamo per la Coppa del Mondo. È una cosa grande per la Norvegia, non ci andavamo da tantissimo tempo. Spero di poter segnare qualche gol anche là. È sempre importante segnare dei gol per una squadra e spero di poterlo fare anche sabato”. Poi, in ultimo ma non in ultimo, un passaggio sul suo rapporto con De Rossi. “Ricordo il suo primo discorso alla squadra. Abbiamo avuto un team meeting ed era la prima volta che potevo vedere e sentire De Rossi. Ricordo che, per l’hype che c’era, avrei potuto “uccidere” qualcuno, sportivamente parlando, dopo quel meeting. Sappiamo che quando giochiamo con le big, con le squadre migliori di noi, abbiamo la possibilità di batterle. È molto onesto con noi. Ora c’è il Napoli nel nostro stadio e non sarà facile per loro venire qua. Sarà una partita difficile“.
Open VAR | Zufferli riteneva “non punibile” il tocco di mano di Martin. Ecco cos’è successo

