Il Genoa ha vinto con la Juventus e continua a salire in classifica. Sopra il Ferraris, in cielo, la Luna piena. Ognuno di noi ha una luna piena, anche il Genoa, che prima della gara con la Signora aveva fatto vedere il lato oscuro. Contro la Juve questa Luna ha illuminato non solo il Ferraris.
Il Tempio voleva festeggiare Halloween con tre giorni di anticipo. Solamente 10’ d’imbarazzo per i troppi fumogeni respirati, che facevano sembrare di essere in Val Padana, vedendo poco. Cosa è successo? Principalmente, che De Rossi ha in mano la rosa e il turnover lo ha dimostrato, oltre ai festeggiamenti a fine gara. Spalletti non l’ha potuto fare.
Maestro e allievo hanno quasi optato per lo stesso modulo di gioco e dobbiamo compiacerci del fatto che, per conquistare punti, DDR abbia dovuto superarlo con merito, utilizzando i principi che gli aveva insegnato ai tempi della Roma: chi ha il pallone lo gioca e va avanti e il pallone va dato sempre a un giocatore in movimento.
Questi due concetti hanno creato una continua corsa e hanno portato a una semplicità rivoluzionaria, vista per la prima volta dentro il Tempio. Aspettare il pallone correndo significa sottrarsi alla marcatura dell’avversario.
Il popolo genoano ha scoperto la capacità tecnica: saper giocare il pallone in movimento, saperlo indirizzare bene e con un’imprevedibilità difficilmente vista da parte di qualche giocatore dal quale ci si aspettava di più. Quando il movimento è corale e nessuno sta fermo, dall’alto della Tribuna Stampa si vedono più giocatori partecipare alla stessa azione, allargandosi sul campo e arrivando, in pochi passaggi, nei pressi dell’area avversaria.
La Signora del calcio italiano ha tanti problemi, non solo di formazione e di assenti. Ma quelli presenti, anche se più scarsi dei titolari, non hanno mai messo un pizzico di intensità, corsa e grinta. La Juventus sembra vittima di una sorta di fantasma labile, in senso figurato, già dallo scorso calciomercato e dall’ennesima rivoluzione, con gli ingaggi dei nuovi arrivati.
Il Genoa ha quasi favorito il lento gioco della Signora, non prestandosi mai a sguarnire la fase difensiva, con Frendrup, il martello, e con il solito bastione formato da Marcandalli, Ostigard e Vasquez, con l’aggiunta degli esterni.
Il centrocampo, con Baldanzi che ha avuto meno compiti difensivi, utilizzando le sue prerogative di spazio e tempo, ha fatto centro. Amorim, da metodista, con Frendrup a proteggerli, ha messo alla berlina il presunto gioco juventino, senza dimenticarsi della corsa di Vitinha: il gol lo annebbia, lo vuole; appena lo farà con gli assist, farà la differenza. La vitalità lo rivaluta, come Ellertsson e Mitaj quando è subentrato. Ehizibue, non solo per il gol fatto.
Adesso il Genoa dovrà avere la consistenza tecnica e agonistica vista con la Juve e dovrà mantenerla anche in trasferta, già domenica prossima con il Lecce.
L’ex direttore sportivo Lopez affermava: “Quando cominceranno a essere tutti vicini al 100%, sarà una squadra competitiva”. I tredici calciatori in panchina – mancavano solo Venturino, Havel e Nuredini – vogliono confermare le parole del direttore sportivo, vista la carica di Wiafe, Meichtry, Colombo e Messias quando sono subentrati.
Non mi sono dimenticato di Osmajic: è forte, non solo fisicamente. È bravo ad attaccare la profondità, aprendosi all’esterno e dialogando con il compagno. Non predilige ricevere il pallone con le spalle alla porta: DDR, pensaci tu.
De Rossi deve trovare la giusta alchimia, e lo farà, per far coesistere la qualità e la quantità a disposizione. Genoani, godetevi questo Halloween genoano per tre giorni: i 10 punti arrivati sono dolcetti e non scherzetti.
Serie A | Genoa 2-0 Juventus, il Grifone domina la Signora. Decidono Ehizibue e Baldanzi

