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Standing zone negli stadi: Genoa e ACG presenti alla Camera dei Deputati. Resoconto e focus sul Ferraris

Il tema delle standing zone negli stadi, nello specifico quelle che si vorrebbero introdurre nel progetto di rinnovamento del Ferraris che da qui ai prossimi anni cambierà volto, è diventato oggi un tema centrale anche nella Capitale. Simbolico e significativo il passaggio andato in scena questa mattina presso la sala stampa della Camera dei Deputati a Roma, dove si è tenuta la presentazione dell’iniziativa “Standing Zone, riportiamo il calcio alle sue origini” patrocinata da Federtifosi e FISSC (Federazione Italiana Sostenitori Squadre Calcio). L’evento è disponibile in differita QUI.

Presente, come già scritto nei giorni scorsi, l’ACG, promotrice anche a Genova dell’iniziativa di sensibilizzazione della politica locale, rappresentata dal Presidente ACG Paolo Caricci, dal Responsabile per Iniziative e Gruppo Storico Ivano Mucchi e dal Responsabile Social Media Alessandro Bruzzone.

Presente anche il club rossoblù, a sua volta rappresentato da Luca Russo, Responsabile dell’Area Comunicazione rossoblù, e Matteo Rossi, SLO della società di Villa Rostan. Era prevista – ed è stata confermata – la presenza di alcuni parlamentari sia liguri (come Luca Pastorino, già sindaco di Bogliasco e noto tifoso rossoblù, che la conferenza stampa l’ha presieduta, ndr) sia di altre regioni italiane.

Nello specifico, figuravano in sala stampa al fianco di Luca Pastorino (che ha letto una lettera del Presidente della Camera, Lorenzo Fontana, parlamentare della Lega Nord non presente per impegni concomitanti, ndr) anche Salvatore Deidda, Presidente della Commissione Trasporti alla Camera in quota Fratelli d’Italia, e Luca Pirondini, Capogruppo del M5S alla Camera e già consigliere comunale a Genova.

Intervenuti da remoto Matteo Rosso, senatore di FdI, e Gianni Berrino (FdI) e in loco Paolo Cento, ex Sottosegretario di Stato al Ministero dell’Economia e delle Finanze, e Ilaria Cavo, deputata di Noi Moderati e anche consigliera comunale genovese. Francesco Lotito ha rappresentato alla Camera dei Deputati questa mattina la Federtifosi in qualità di presidente, mentre Gerardo D’Aprile, in veste di vicepresidente, ha rappresentato la FISSC.

LE PAROLE DI PAOLO CARICCI | “Sarò molto sintetico e molto veloce nel mio compito, in qualità di Presidente dell’Associazione Club Genoani, di ringraziare tutti voi che siete venuti qui. Sono molto felice perché ho visto rappresentato qui tutto l’arco parlamentare. Se si riuscirà, sarebbe bene fare questa cosa (della reintroduzione delle standing zone, ndr) perché credo che siamo gli ultimi in Europa. Abbiamo bisogno di tutti , tant’è che noi, come ACG, da subito abbiamo deciso di condividerla con le altre tifoserie italiane. Abbiamo cercato di allargarla tutti. Queste due associazioni rappresentano praticamente una buona fetta di tutte le tifoserie e dei centri di coordinamento della maggior parte delle tifoserie non solo di Serie A, ma anche di Serie B e C. Abbiamo cercato di unire le forze per cercare di arrivare all’obiettivo, ossia fare una cosa che per noi è la cosa principale: la sicurezza negli stadi. Adesso è veramente pericoloso. Noi parliamo per Genova e non c’è domenica che qualcuno non venga caricato sulla barella e portato via perché è sufficiente che la nostra squadra segni e basta che quello davanti tocchi quello sotto, che quello sotto cade su quello ancora sotto cade e fa uno scalino di 40 centimetri, quindi ginocchia, tibia, perone, caviglie, il tutto sperando che nessuno dia pure una testata in quello sotto. Non in ultimo, penso che sia stata una fortuna che non ci sia mai stata da gestire una questione di panico. Abbiamo persone molto competenti che sanno tutto in materia e quindi lascio loro la parola“.

LE PAROLE DI IVANO MUCCHI | “Quando abbiamo cominciato a ragionare su questo tema, chiaramente abbiamo pensato subito a quello che ci ritornava dai tifosi, ossia il pensare agli stadi. Non è che non consideriamo le cose importanti in una società, come gli ospedali, le scuole, le infrastrutture, ma noi non stiamo mettendo in competizione luoghi o strutture, perché è evidente che anche noi siamo interessati a quei luoghi, ma noi parliamo degli stadi perché gli stadi non sono solo cemento e tribune, sono luoghi di aggregazione che portano insieme le persone tutte le domeniche, tutti i weekend e non solo. Sono luoghi dove si vive la nostra socialità in modo importante e quando uno ci pensa, è evidente che pensi a come stiamo dentro la curva o in gradinata, come a Genova. A Genova è evidentissimo: abbiamo dei seggiolini dove posiamo i nostri piedi e tutti i seggiolini d’Italia non sono delle dimensioni da poter accogliere neanche il piede, quindi normalmente siamo in una situazione precaria. In alcuni stadi che non hanno le coperture, quando piove e ci troviamo in trasferta, dobbiamo anche scivolare sui seggiolini.

C’è stato qualcuno che in Germania, tre anni fa, ha cominciato una sperimentazione che ha portato la UEFA, dopo tre anni di sperimentazione, ad accettare una modifica rispetto a quelli che erano i regolamenti UEFA. Germania, Inghilterra e non solo – poi si sono accodati altri paesi – hanno trovato logico il ragionamento che per noi è fondamentale, un ragionamento che parte dalla sicurezza. Cosa vuol dire sicurezza? Non è soltanto il fatto di levare i seggiolini, perché non è solo quello, è proprio le dimensioni del luogo dove le persone devono stare in piedi. Sono completamente diverse. E poi le barriere, caduta in avanti, sembrano cose trascurabili, ma cambierebbero completamente la sicurezza dei tifosi dentro gli stadi.

Nella nostra tradizione italiana il tifo si fa in piedi. Questo è quanto. Non è che possiamo dire che non è vero, o siete voi che non rispettate la norma del 1996. Prima dei biglietti nominativi, prima dei tornelli, sono intervenuti tutti questi elementi che hanno cambiato completamente quello che è lo stadio. Detto questo, abbiamo messo in luce altri tre argomenti che secondo noi non possono essere trascurati. Chiaramente la sicurezza per noi è il punto fondamentale sul quale stiamo cercando di muovere un ragionamento che deve essere collettivo e abbiamo apprezzato tantissimo che non c’è appartenenza politica o di tifo che ci distingua in questo, perché poi chi vive allo stadio sa perfettamente quello che succede.

Noi parliamo di Genova e sappiamo che nella nuova ristrutturazione del nostro campo c’è un problema: verrebbero ridotti ulteriormente i posti. I posti popolari. Noi abbiamo avuto l’evidenza in questo campionato che la Gradinata Nord è sempre da tutto esaurito – e fortunatamente anche la Sud -, ma chi voleva venire a vedere la partita nei Distinti (il primo settore di fatto accessibile) con il Napoli, il Frosinone o qualunque partita, si parlava di 130 o 140 euro. Questi sono i costi. Come si può immaginare di dire a una persona vuoi venire a vedere la partita dicendole “sì, guarda, a 140 euro”  Delle volte viene pubblicizzato lo stadio per tutti, lo stadio per le famiglie, ma quali famiglie? Una famiglia può permettersi di spendere 300-400 euro per andare a vedere una partita? Quello non è lo stadio per tutti. Però io mi fermo su questo aspetto, perché l’aspetto economico per noi è evidente e ci fa male pensare che uno stadio diventi elitario, ma si potrebbe risolvere con le standing zone, perché aumentando le capienze, naturalmente le compensazioni esisterebbero.

Pensare al campo del Genoa che viene ridotto e a persone che ulteriormente staranno fuori per noi è una battaglia che si fa anche verso le nuove generazioni. Perché se ci si pensa, avere stadi che non permettono di fare entrare nuovi tifosi vuol dire escludere le nuove generazioni, perché noi siamo vecchi e continuiamo a rimanere in curva, quindi la possibilità di entrare negli stadi per le nuove generazioni è sempre più difficile perché non esistono abbonamenti indisponibili. La standing zone di fatto aumenterebbe in modo sensibile i posti popolari delle due gradinate. Quindi per Genova e il Genoa riusciremo finalmente a portare probabilmente più capienza nei posti popolari. Questi sono i punti fondamentali e sabato li approfondiremo attraverso persone che hanno studiato molto bene il tema sotto il profilo legislativo, come l’avvocato Giovanni Adami, e sotto il profilo dell’esperienza reale attraverso due persone che arrivano dalla Germania (dalla tifoseria del Borussia Dortmund, ndr).

LE PAROLE DI MATTEO ROSSI | “Nelle curve e nelle gradinate il tifo in piedi è una pratica diffusa, spesso non coincidente con l’utilizzo del singolo seggiolino assegnato. La riflessione riguarda quindi la possibilità di introdurre, nel rispetto dei necessari requisiti tecnici e dei controlli, settori appositamente progettati per assistere alle partite in piedi, evitando soluzioni improvvisate e valorizzando le esperienze già maturate in altri Paesi europei. Lo stadio è anche un luogo di incontro tra generazioni e condizioni sociali diverse. Nelle curve convivono studenti, lavoratori, imprenditori, famiglie e pensionati, uniti da una passione comune. In un contesto in cui molte relazioni si sviluppano attraverso strumenti digitali, la partecipazione collettiva allo sport conserva un’importante funzione di aggregazione.

L’esperienza del Genoa offre un segnale concreto: dal periodo successivo alla pandemia, l’età media degli abbonati è scesa da 48 a 42 anni, un dato significativo in una città demograficamente anziana come Genova. La presenza crescente dei giovani, anche nella Gradinata Zena, testimonia la capacità del calcio di creare appartenenza e occasioni di socialità. Non si tratta semplicemente di togliere dei seggiolini, ma di riconoscere e tutelare un modo di stare insieme. La sicurezza e la partecipazione non sono obiettivi alternativi: il lavoro delle istituzioni deve consentire di valorizzarli entrambi. L’auspicio è che Governo, Parlamento, istituzioni sportive, società e rappresentanze dei tifosi possano approfondire la questione con un metodo serio, concreto e trasversale, senza strumentalizzazioni politiche. L’obiettivo è individuare in tempi brevi un aggiornamento normativo praticabile, fondato sulla sicurezza e capace di rispondere a un’esigenza sentita dalle tifoserie italiane“.


Sit-in a Palazzo Tursi per chiedere introduzione di standing zone nel nuovo Ferraris

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