Alexsandro Amorim sarà il futuro del centrocampo del Genoa. Le undici presenze in Serie A, prima spezzoni e poi gare da titolare, maturate in questa seconda parte di stagione, sono state un antipasto di quello che potremo vedere dall’anno prossimo in avanti. Abbiamo avuto occasione, prima della sua partenza per il Brasile per le vacanze, di intervistare l’ex centrocampista dell’Alverça.
Qual è stato il primo impatto col calcio italiano?
“L’impatto è stato molto positivo. Sono arrivato in Italia e in un calcio diverso, con la marcatura uomo su uomo. Non avevo mai giocato così, ma quando sono arrivato i compagni, lo staff e la dirigenza mi hanno dato tutte le armi possibili per adattarmi il più velocemente possibile e fare il mio miglior calcio per aiutare la squadra. È un stile di calcio diverso che non avevo ancora visto. È un modo di giocare a calcio diverso che non avevo mai sperimentato. Il volume di gioco, la pressione, la marcatura, è tutto molto forte. Da quando sono arrivato qui ho voluto imparare e adattarmi il più velocemente possibile per poter aiutare la squadra, ma confesso che la prima e la seconda settimana di allenamento sono state molto diverse per me. Non ero abituato”.
Cosa hai pensato quando hai saputo della possibilità di venire a Genova? C’erano anche altre squadre che ti volevano a gennaio (Porto e Benfica su tutte, ndr). Perché hai scelto Genova?
“Da quando ho saputo del progetto, ho parlato anche con il mister. Mi hanno mostrato tutta la struttura del club, lo stadio, l’energia della tifoseria. Questo mi ha aiutato molto. È stato un salto molto importante per la mia carriera giocare la Serie A in una squadra con una storia come quella del Genoa, in un campionato di più alto livello. Io sono un giocatore che è sempre disponibile per aiutare la squadra. Penso che le mie caratteristiche principali siano la qualità tecnica, il piacere di giocare, il piacere di tenere palla. E da quando sono arrivato qui il mister mi ha parlato e mi ha detto che questa è una squadra che ha l’idea di giocare forte, di avere qualità e proporre gioco.
Abbiamo spesso visto tanti passaggi in verticale: è una tua caratteristica quella di trovare le linee giuste?
“Sì, mi piace, credo che aiuti molto la squadra principalmente in momenti di pressione per poter attaccare. Qui in Italia è un calcio tanto tattico e quando si riesce a fare questo genere di passaggi vai a creare difficoltà per l’avversario”.
Tornando al discorso di Diego Lopez, quanto ti ha fatto piacere che una società, con un suo dirigente, sia venuta in Portogallo a convincere il tuo club e a farti capire che saresti stato un giocatore importante per la squadra? Nel calcio di oggi non è una cosa che si vede sempre…
“Per me è stato un grande piacere sentire il desiderio delle persone che lavorano dentro il club di farmi venire qui e fare parte di questo progetto giocando nel Genoa. È stato un piacere gigante che abbiano fatto dei passi importanti verso di me”.
Cosa hai pensato contro il Milan quando hai visto quel passaggio dietro che è stato più corto di quanto fosse necessario?
“Penso che chi gioca a calcio è sempre a rischio di errori. Ho cercato di controllarmi mentalmente e di sapere che la squadra stava bene dentro la partita e che avremmo potuto fare un gol e dare una svolta. Sono rimasto sul pezzo per aiutare la squadra”.
Come sei trovato a Genova? Ti piace la città?
“La città è molto tranquilla. Quando giri per strada la città ti abbraccia. Mi piace molto, il clima è buono. Come mi sono trovato coi compagni? Al top. A parte Vitinha (sorride al compagno di spogliatoio che ha a fianco e che lo sta aiutando nella traduzione dal portoghese all’italiano, ndr), tutto il team è top. Da quando sono arrivato mi hanno abbracciato e posso dire di avere un buon rapporto con tutti. È una squadra dove ti senti a casa. Tutti i giocatori che sono qui sono disposti a dare tutto per Genova. Quando arrivi in un ambiente così ti senti ancora più accolto e diventa tutto più facile”.
Nei due giocatori davanti alla difesa, come ti sei trovato? Senti di avere anche qualità per essere un regista vero e proprio della squadra, uno che detta o tempi di gioco?
“Sono un giocatore cui piace molto avere la palla, partecipare molto al gioco. Sono molto fiducioso di essere venuto qui per aiutare la squadra. Sono disposto a lavorare: dove il mister sceglie, io giocherò e farò del mio meglio”.
Come ti sei trovato con gli avversari in Serie A? Era come te l’aspettavi, ossia un campionato più duro?
“Il calcio italiano è molto conosciuto per questo gioco di confronto, di duelli. Mi sento molto bene e dal momento in cui ho iniziato a giocare più minuti, ho sentito che il mio adattamento stava andando bene e che, passo dopo passo, avrei potuto sviluppare il mio miglior calcio. Per un giocatore, quando vuole crescere, è un bene giocare con un’altra grande squadra, con un altro grande giocatore. Così un giocatore riesce a crescere. Per questo ho deciso di venire qui, perché è questo il livello che voglio raggiungere”.
Il mister, quando ha parlato di te, ha sempre avuto bellissime parole. Ti chiedo cosa ti ha detto e cosa ti aspetta da te per il prossimo anno?
“Da quando sono arrivato qui, il mister mi ha dato tutta la fiducia, mi ha profilato un normale periodo di adattamento, ma dicendomi che lui sapeva delle mie qualità, che lui sapeva che io avrei avuto bisogno di un tempo per adattare le mie capacità. Abbiamo avuto delle conversazioni, abbiamo parlato e mi ha detto di conoscere le mie qualità e di volermi aiutare a inserire la qualità nel gioco il più velocemente possibile”.
Avere un allenatore che è stato centrocampista e che è stato Campione del Mondo quant’è importante?
“Per me è incredibile sapere il livello del giocatore che è stato De Rossi, un giocatore campione del mondo, che ha giocato al livello più alto del calcio, nella mia stessa posizione. È molto bello vedere affetto e rispetto che la squadra ha per il mister”.
Cosa ti manca di più del Brasile?
“La famiglia, perché anche un anno fa quando giocavo in Brasile giocavo lontano da casa. Mi manca tanto. Oggi ho la mia sposa che vive qui con me, ma sento anche la mancanza dei miei genitori e dei miei fratelli”.
L’impatto con il Ferraris, dove c’è un clima che letteralmente ti spinge e ti trascina?
“Penso che da piccolo, quando sognavo di giocare a calcio, sognavo di giocare in stadi come questi, in atmosfere come queste, con una tifoseria come questa. Quando entro in campo, quando gioco in casa e guardo la tifoseria, è un’energia incredibile e mi dà ancora più piacere e voglia di giocare e di dare tutto”.
Hai visto l’altro giorno Ancelotti quando ha fatto l’elenco dei convocati per il Mondiale? Tra quattro anni vorresti essere in quell’elenco?
“Ho sempre lavorato per questo. È un sogno per me e credo per molti altri. Penso sempre giorno dopo giorno, ma se dico che non penso a questo, sto mentendo. Se ho conosciuto un nazionale brasiliano come Branco? Sì, ho conosciuto Branco. È un piacere che lavori in CBF, ha un’incredibile storia. Un idolo che guardavo da bambino? Come brasiliano ho visto molto Neymar, non posso non parlare di lui. Penso che abbia segnato una generazione in Brasile. Mi piaceva molto vedere anche Toni Kroos per la sua qualità e il suo modo di giocare”.
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