Che pranzo dentro il Tempio alle ore 12.30 per tutti coloro che si trovavano sugli spalti, senza vettovaglie eccetto quelli nei box, e per tutti quelli davanti alle TV e tavole imbandite. Un pesto alla genovese di De Rossi che ha preso per le corna il Toro.
L’aperitivo per qualcuno, alla lettura delle formazioni, era senza patatine e olive, e l’antipasto senza sale vedendo giocare Norton-Cuffy a sinistra.
Un genoano amante della critica poteva essere fatalista, pessimista, contrario prima dell’inizio della gara, ma dovrà essere uscito dal Tempio credente nel libero pensiero da esprimere sui social, pronto a digiunare critiche.
Il primo piatto è stato servito da Master Chef De Rossi e il suo staff, considerato che i due gol sono arrivati da coloro che non davano auspici ad inizio gara: Ekuban e Norton-Cuffy.
Bravo DDR che in una partita delicata per il futuro del campionato ha dimostrato una qualità fatta vedere sempre da calciatore: non aver paura di togliere le ragnatele dal soffitto, temendo che cada il soffitto.
Partita non facile contro un Torino sceso in campo con un 5-3-2 compatto senza lasciare spazi e cercare di utilizzare il contropiede con palloni lunghi.
Mister Baroni, se sarà ancora sulla panchina del Torino prossimamente, deve decidere di fare una formazione di titolarissimi e non cambiarli in ogni partita.
Nel secondo piatto, contro la strategia di Mister Baroni bloccati tutti dietro, De Rossi ha cercato l’equilibrio. L’equilibrio in una gara di calcio deve iniziare dalla fase difensiva, fase di non possesso, e bisogna lavorarla bene da parte dell’allenatore, tramite azioni individuali e collettive.
Il Genoa è migliorato nella fase difensiva in generale e nel modo di marcare in particolare, impostando uno dei marcatori a uomo, Ostigard, pronto a far fruttare il gioco degli altri due difensori con i vantaggi della zona. I due errori che potevano permettere al Toro di rimettersi le corna sono arrivati per errori collettivi in fase difensiva nel secondo tempo.
De Rossi dopo le sbandate ha saputo leggere ciò che succedeva e ha messo dentro il fisico di Onana.
Prima di arrivare al dolce i concetti base di Spalletti, che De Rossi ha sempre fatto capire nelle conferenze stampa, si sono visti: 1) chi ha il pallone lo gioca in avanti e va avanti, 2) il pallone va sempre dato a un giocatore in movimento.
Quando tutto si è visto nei due tempi di gioco la difesa del Torino appariva una gruviera piena di buchi.
Per fare tutto bene occorreva il dolce Baldanzi, colui che mancava al Vecchio Balordo da lungo tempo, protagonista fino a quando è stato in campo in ogni momento della gara, decidendo sempre cosa e come fare in quell’istante in funzione di quanto percepiva.
Uno che oltre a dare del tu al pallone percepisce due fattori fondamentali del calcio: tempo e spazio in tutte le parti del terreno di gioco.
Baldanzi ha fatto vedere che il calcio è uno sport di abilità e non solo di prestazione fisica. Non solo per Baldanzi e il titolo del pezzo dopo la gara giocata e goduta, vale per tutti i 15 che hanno giocato: Dove osano i fenomeni, aggiungiamo Grifoni.
Calma per tutti, sorride meglio la classifica, senza dimenticarsi che a tre punti ci sono almeno quattro squadre che il campionato spezzatino chiarirà stasera intorno alle ore 20.
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