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Genoa | Baldanzi: “Felice di aver ritrovato De Rossi. Spartiacque tra fase difensiva e offensiva? È il mio ruolo”

L’avventura di Tommaso Baldanzi al Genoa è iniziata al 72′ della trasferta di Cremona. Pagato dazio per la ricaduta di un problema muscolare, adesso sarà il campo a parlare.

Tra gli affreschi di Villa Rostan, negli occhi dell’ex Roma, arrivato a gennaio, si coglie una visibile e sana voglia di dimostrare le proprie qualità. La sincera attrazione per uno stadio come il Ferraris e per un calore come quello del pubblico rossoblù. Due incentivi chiave per diventare rapidamente un leader tecnico del Genoa targato De Rossi e contribuire all’obiettivo di squadra, della salvezza, prima di pensare al futuro.

Baldanzi è stato un po’ racchiuso in quei venti minuti di Cremona – ci tiene a sottolineare il giocatore rossoblù nell’intervista rilasciata al nostro giornale – e sono rimasto molto contento per quei venti minuti perché eravamo sempre nella parte di là del campo. Dobbiamo, poi, riuscire a concretizzare perché, altrimenti, torniamo a casa con un punto che ci sta un po’ stretto”.

Tanti palloni toccati, tante indicazioni date ai compagni per farsi recapitare la sfera al limite dell’area, la zona di campo dove gli piace svariare di più. Non a caso, a chi domanda a Baldanzi di descriversi come calciatore, non solo nelle sue sfaccettature offensive, il classe 2002 risponde: “Al Baldanzi giocatore piace molto giocare con la palla e piace molto collegare la difesa con l’attacco. Poi, soprattutto nel calcio di oggi, dobbiamo difendere in undici – o almeno in dieci – e quindi cerco sempre di dare una mano alla squadra e di fare il possibile per raggiungere i risultati”.

Questi sono i compiti che Baldanzi ha ben chiaro di dover ricoprire in maglia rossoblù, apprezzando il fatto di partire da una posizione più arretrata, che sia quella di mezzala o, ancor meglio, quella di trequartista. Nel modulo rossoblù degli ultimi mesi, però, una costante sono state le due punte.

Baldanzi, proprio sotto la guida De Rossi, ha ricoperto più volte il ruolo di seconda punta e quest’anno, con Gasperini, in un paio di occasioni addirittura il ruolo di prima punta. Ricapiterà al Genoa? Sì, potrebbe essere. Se devo dare una preferenza preferisco giocare un pochino più indietro, anche un po’ per il discorso della struttura. Non è comunque un problema. Ho giocato anche punta da solo a Roma con Gasperini: dove mi mette il mister cerco di dare il massimo. È assolutamente uguale il ruolo”.

Baldanzi a Genova ha ritrovato non solo De Rossi, ma anche Marcandalli, che aveva sfidato con l’Empoli Primavera nella stagione 2020/2021 per ben tre volte. In quella stagione la formazione toscana si sarebbe laureata Campione d’Italia Primavera. Sia lui che Marcandalli sono l’esempio che anche i prodotti dei settori giovanili meritano spazio al massimo livello del calcio italiano. “Mi ricordo che il Genoa era una squadra veramente forte, veramente difficile da affrontare. Sono felice per Marcandalli, che è riuscito ad arrivare in prima squadra partendo dal settore giovanile: è una bella soddisfazione arrivare in prima squadra dal proprio settore giovanile. Penso che sia veramente un giocatore bravo e possa togliersi grandi soddisfazioni“. Ma tornando all’analisi del Baldanzi rossoblù, proseguono le domande.

Qualcuno quando ti vedeva nel settore giovanile diceva che ti assomigliavi a Xavi del Barcellona. Cosa gli risponderesti?

“Sicuramente lo ringrazierei per il paragone con un’assoluta leggenda – risponde sorridendo – Il mio modo di giocare va verso quel tipo di modo di giocare, poi ovviamente va saputo interpretare. Xavi lo interpretava in un modo, io in un altro. È un ruolo che richiede spesso di tenere la palla, di giocare la palla. È un ruolo che richiede tempi di gioco ed è una cosa che mi piace fare”. 

Ci si può salvare col gioco e senza gioco, ma ad Empoli, nei momenti di crisi, come vi salvavate? Perché qui al Genoa c’è il tema che un pallone in tribuna non lo si tira mai, neanche sotto tortura, specialmente negli ultimi cinque minuti. Se tu hai visto le gare con Lazio e Napoli, se avessimo tenuto il pallone, avremmo Avto due punti di più…

“Sicuramente abbiamo sbagliato perché partite del genere devi riuscire a portarle in fondo. Nel dire che ci si può salvare con il gioco io parlo in generale, poi ci sono momenti della partita dove, se deve fare sparire un pallone, fa sparire un pallone anche una squadra che gioca. E questo anche al secondo minuto di partita, non soltanto alla fine. Sicuramente dobbiamo essere bravi e cattivi a riuscire a capire che ogni punto può fare la differenza e riuscire a portare a casa, soprattutto adesso, più punti possibili”.

Tu cerchi sempre lo spazio, cerchi sempre la superiorità numerica, cerchi sempre di andare all’attacco e tante volte provi con il dribbling a creare superiorità numerica. Sbaglio? 

“No, no. Giusto. Mi piace farlo a volte con il dribbling, ma mi piace farlo anche con l’aiuto del compagno. Penso che sia importante, soprattutto per una squadra come noi, riuscire a giocare il più possibile nella metà campo offensiva e riuscire trovare più qualità possibile per riuscire a fare un gol in più dell’avversario, che è la cosa più importante di questo gioco”.

Un calciatore una volta disse che “conta più il talento che la fisicità”. Sei d’accordo?

“Personalmente, se lo chiede a me, io la penso così e mi trova al cento per cento d’accordo”.

Negli anni scorsi, prima di arrivare qui, hai avuto come tecnici De Rossi, Ranieri e Gasperini. Cosa hai portato via da questi quattro allenatori? Cosa ti è rimasto nella mente di quello che ti hanno segnato o fatto vedere?

“Sicuramente sono tutti allenatori diversi e ognuno mi ha lasciato qualcosa. Sono allenatori fortissimi. Mister De Rossi mi ha lasciato tanto, infatti sono felice di averlo ritrovato. Ranieri è un allenatore con una grandissima esperienza che ci ha fatto fare un’inversione di trend importantissima perché non stavamo andando bene. Come ho detto prima, anche con Gasperini mi sono trovato benissimo. Sono allenatori forti, sono allenatori che mi hanno dato tanto, soprattutto a livello personale, a livello di carattere. Mi hanno trasferito la voglia di difendere, di attaccare, di non perdere una partitella banale. Penso che questo sia molto importante”.

Sei consapevole che al Genoa sei lo spartiacque tra la fase difensiva e la fase offensiva visto che il Genoa uno spartiacque in queste venticinque giornate – ma anche da più tempo ancora – non lo ha mai avuto. Sarai quello che fa la differenza tra la fase difensiva e la fase offensiva?

“Sono felice di avere questo ruolo perché è il mio ruolo. Se, nelle partite viste, mi sono reso conto di questa mancanza nel Genoa? Sì, ma ci sono tanti giocatori che, malgrado non sia proprio la loro caratteristica, riescono a farlo comunque. Spero di interpretare questo ruolo nel modo migliore possibile e di portare a casa buoni risultati insieme alla squadra”.

Ti faccio un altro complimento. Per me, con la tua intelligenza tattica, tra qualche anno potresti essere il nuovo Pirlo davanti alla difesa….

“Un altro paragone con un’altra leggenda – risponde sorridendo – Il mister ogni tanto mi diceva che potrei giocare anche davanti alla difesa. Andiamo piano piano, però sì…mi piace come ruolo perché mi piace giocare tanti palloni”.

Sembra che non ti manchino anche le doti di leadership. Che gruppo hai trovato a livello di leader qui a Genova? Vuoi diventarlo anche tu? In una squadra che lotta per salvarsi c’è bisogno anche di una figura in più che abbia queste doti…

“Sicuramente sono un ragazzo giovane, però mi piace avere anche queste doti da leader. Leader che non sono assolutamente con le parole (non mi permetterei mai di dire niente a un mio compagno), ma cerco soprattutto in campo di portare tutta la squadra verso l’atteggiamento giusto. Ho avuto tanti leader sia a Empoli sia a Roma e da tutti i leader, sia positivi sia negativi, ho cercato di prendere il positivo che mi ha sempre incuriosito”.

Una cosa che ha incuriosito noi è il fatto che ti piaccia quando la squadra sta tanto nella metà campo avversaria, tanto negli ultimi metri. Ti sei fatto un’idea in merito al fatto che il Genoa possa farlo molto più di quanto non l’abbia fatto fino adesso? Qual è la tua percezione?

“Sì, sicuramente si può fare di più. L’abbiamo però già fatto tanto. Ora dirò forse un controsenso. C’è sicuramente la rabbia di aver perso due partite 3-2 in una squadra che vince 3-2 con Bologna, poi perde 3-2 con la Lazio e perde 3-2 col Napoli (tutte squadre molto al di sopra di noi), ma penso contemporaneamente che questo aspetto dimostri veramente tanto. Magari giocarsela sempre fino al novantesimo con queste squadre! Dopodiché al novantesimo devi essere bravo a portare a casa un punto perché fa la differenza”. 

Sono le parole di chi si è già calato nella parte e, tornato a disposizione, vuole dare da subito il proprio contributo. Come da incipit, per il futuro si vedrà, anche se Baldanzi le idee chiare sembra già averle. “Senza dubbio, se sono venuto qua è perché il mio pensiero è di far bene. Poi deciderà la società. Non sono venuto qua per passare quattro mesi e andarmene. Se la società deciderà di non riscattarmi le ringrazierò comunque, però il mio obiettivo è quello di fare il meglio possibile e convincere il Genoa a riscattarmi“. Ora la parola passa al campo


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