Il giorno successivo alla fine del calciomercato, il Chief of Football del Genoa, Diego Lopez, è intervenuto in conferenza stampa a Villa Rostan per rispondere alle domande dei media. Si parte da un giudizio sul mercato, se gli obiettivi prefissati sono stati raggiunti e cosa abbia spinto la società a fare un investimento così importante su Amorim.
“Prima di tutto, il mercato di gennaio serve più per aggiustare che rivoluzionare la squadra. Vedendo il valore che sta prendendo questa squadra ogni weekend, non è facile migliorare una squadra che ha una tendenza molto positiva e che sta dimostrando di essere competitiva contro tutte le squadre di Serie A. Volevamo mettere al centro del progetto la parte sportiva e non dimenticare l’obiettivo, che ad oggi è la salvezza”.
“Avevamo tre obiettivi principali – prosegue Diego Lopez -. Ottimizzare la squadra perché avevamo troppi giocatori per lavorar nel quotidiano. Penso lo abbiamo raggiunto: tra i giocatori andati via solo Thorsby – che è un caso diverso – aveva più del 30% del minutaggio in Serie A, gli altri non andavano vicini al 10%. Le decisioni si prendono anche sulla base della parte sportiva, la crescita giorno per giorno della squadra e l’adattabilità, perché abbiamo giocatori qua che non giocavano, che meritavano spazio e non lo trovavano. Abbiamo raggiunto l’obiettivo di ottimizzare la squadra. Avevamo giocatori nello stesso ruolo che non giocavano”.
“In secondo luogo, volevamo proteggere i pilastri della squadra, ossia i giocatori con più minuti, e lo abbiamo fatto. Giocatori importanti hanno ricevuto offerte: abbiamo deciso di mettere al centro del progetto la parte sportiva, ed è stato fatto. In terzo luogo, volevamo aggiungere in squadra caratteristiche che non aveva. Abbiamo parlato di caratteristiche di cui potesse avere bisogno la squadra e abbiamo fatto entrare giocatori con caratteristiche differenti rispetto a quelle che abbiamo, che possono dare duttilità a mister De Rossi. Detto questo, non mi accontento mai e lo riconosco anche nel mio allenatore. Questo mi piace. Siamo il Genoa e il Genoa deve essere ambizioso. Difficilmente mi troverete soddisfatto dopo un mercato perché penso sempre che si può fare meglio, ma bisogna avere la consapevolezza che il mercato di gennaio è complicato. Non tutti i giocatori sono a disposizione. Ci sono tante squadre che bloccano i giocatori, come abbiamo fatto anche noi. Si può sempre può migliorare e già da oggi lavoreremo per il futuro”.
“Amorim? Risponde al bisogno di tenere la partita in mano, è un giocatore che si sente a suo agio con la palla. Ci lavoravamo da qualche mese. Abbiamo seguito la sua evoluzione, che è stata molto positiva, e abbiamo deciso di andare su di lui con convinzione, con determinazione. Può sicuramente darci una mano. Abbiamo agito in maniera determinata perché non eravamo la sola squadra su di lui. Abbiamo trovato tanta predisposizione. Il giocatore ha capito la piazza, il progetto, il campionato e il fatto che fosse il giocatore giusto per noi oggi e siamo stati capaci di convincere anche il suo entourage e il club, che aveva già qualche offerta con soldi ricevuti subito e sei mesi in prestito all’Alverca. Mi ha convinto la parte calcistica, mi ha colpito per la sua regolarità di gioco, per il suo coraggio unito alle sue caratteristiche fisiche. Anche se non ha grandissima altezza, ha forza nell’impatto fisico. E ancor più importante – anzi, forse ancora più importante – ha la mentalità, e senza questa non si diventa giocatori. Già dopo poco tempo che sono arrivato al Genoa, riconosco che è molto importante. Al Genoa la parte della mentalità va coperta e va monitorata: se non ci sono queste attitudini e questa predisposizione, se non c’è il DNA da Genoa, puoi avere tantissimi giocatori con qualità tecnica, ma non servirebbe a niente. Questa è la seconda parte della riflessione. Evidentemente se facciamo un investimento così guardiamo tutto, anche il contorno familiare. È un ragazzo che pensa alla sua carriera, è simile a noi, ci assomiglia, e ci ha dato molto nella decisone finale”.
Molti giovani rossoblù sono andati a giocare, come Fini e Venturino, mentre avete trattenuto Ekhator…
“Venturino è un giocatore forte, un esterno di qualità, ma è stata anche una decisione tattica. Non trovava spazio con noi, non giocavamo con esterni alti e ha trovato una squadra dove aveva un allenatore che gli piaceva e un contesto tattico più interessante, così è andato in prestito con diritto. Nel caso di Fini, l’obiettivo era mettere minuti in una squadra che giocherà per vincere. Per noi questo è importante. Abbiamo trovato nel giocatore la voglia di giocare più minuti. Sono cose prese in considerazione, sono giocatori che saranno seguiti fino a giugno. Jeff è un attaccante con potenzialità molto alte, si sta allenando bene, quando entra lo fa bene. Secondo me, da quando sono arrivato, si è comportato più che bene. Ha lavorato con molta intensità ed è sempre stato molto aperto rispetto a quello che De Rossi gli chiede. Stiamo vedendo una maturazione molto interessante, abbiamo deciso di tenerlo. Con quattro attaccanti abbiamo numeri per cui, con un attaccante in più, possiamo creare problemi agli altri attaccanti. Abbiamo deciso di mantenere il reparto di attacco perché sono giocatori di qualità e lo stanno dimostrando ogni settimana e perché il modulo col quale stiamo giocando oggi sta dimostrando che erano giocatori più che validi per il Genoa”.
Avete guardato anche oltre, prendendo giocatori giovani. Voi avete preso Amorim e Zätterström: avete pensato al presente gettando già le basi per il futuro?
“Abbiamo l’obbligo di essere molto focalizzati sul presente, ma sempre guardando il futuro. Ci sono diverse situazioni. Zätterström era legato più che altro al fatto di aver cambiato modulo e avevamo quattro difensori centrali per tre posti. Potevamo migliorare con un giocatore che potesse fare sia il braccetto a sinistra sia il centrale. In questa ricerca, lui è un giocatore che ha dimostrato di poterlo fare anche in contesti internazionali. In più aveva condizioni di mercato favorevoli alla nostra situazione, abbiamo deciso di andare su di lui. La premesse è sempre quella di avere giocatori pronti per fare il ruolo da difensori. Sul fatto di puntare su giocatori che abbiano già un percorso, posso dire che Baldanzi ha quasi cento partite in Serie A e che Bijlow ha fatto tante, tante partite ad alto livello. Di Amorim, invece, ho già parlato. Se non lo avessimo preso adesso, non lo avremmo preso dopo. Per ogni situazione, abbiamo sempre avuto e pensato a giocatori di più esperienza o giovani, ma sempre con la premessa chiara che debbano essere giocatori di alta qualità per giocare con noi. E’ vero che abbiamo deciso di puntare su una qualità forte piuttosto che sulle tante partite in Serie A, ma anche perché abbiamo già giocatori che hanno tante partite in Serie A. Lo ripeto: partiamo da una base forte. Il mercato va fatto anche in base alla fiducia nei nostri giocatori. Abbiamo un’alta fiducia nei nostri giocatori e questa fiducia ti permette di guardare un po’ oltre a questa situazione”.
Sul riscatto di Østigard: “E’ stata una decisione chiara per noi, avevamo un giocatore con questa esperienza e autorità difensiva. Con tante partite giocate in Serie A ed è anche in grado di portarti a fine stagione 5/7 gol da palle inattive. A questo prezzo è stata un’opportunità che ci siamo creati con la dinamica dell’uscita di Grønbæk, un ragazzo che si allena benissimo e con una qualità che non scopro certo io ma che non aveva minuti, e abbiamo preso Leo a condizioni più favorevoli per il Genoa. Un giocatore che ti dà grande gerarchia difensiva, non solamente fino a giugno, ma per il futuro”.
Sulle difficoltà per trattenere Norton-Cuffy ed Ekhator: “Le richieste sono sempre state su quei giocatori che hanno mercato e interesse. Devo dire che non è stato facile, ma abbiamo anche trovato giocatori molto felici al Genoa. Sono giocatori che non hanno chiesto di andare via, che sono rimasti con la testa sul quotidiano e sulle partite. Questo devo dirlo pubblicamente perché è importante avere giocatori con questo livello di coinvolgimento nella squadra, vuol dire che su di loro possiamo contare. Arrivano squadre, fanno offerte, ma abbiamo valutato di trattenere i giocatori con più mercato della squadra perché fanno parte dei pilastri di questa squadra”.
Secondo lei la squadra può salvarsi senza troppe difficoltà?
“Se guardiamo la tendenza dopo tre mesi, è più di una squadra che porta avanti le gare con competitività e con un piano gara che le permette di recuperare anche quando subisce colpi che possono farla soffrire durante le partite. E che normalmente, se perde, non lo fa per tanti gol e sta in partita fino alla fine. La squadra è competitiva. Abbiamo cercato di dare soluzioni che prima non avevamo e fare uscire giocatori che non avevano minutaggio con noi. È una squadra con più soluzioni rispetto a prima”.
Il centrocampo ha perso centimetri con l’uscita di Thorsby, ma ha guadagnato qualità. E mi sembra che la vostra volontà sia stata quella di mettere qualità…
“E io dico anche identità. Cercavamo energia e qualità. La qualità da sola porta una o due azioni fulminanti, ma noi cerchiamo la consistenza. Abbiamo centimetri con Onana, forza fisica e di recupero palla e abbiamo capacità di calciare lungo e costruire la giocata. Abbiamo un centrocampo che ci permette di giocare in tanti modi. L’uscita di Morten è stata legata principalmente al fatto che non fossimo arrivati ad un accordo sul rinnovo e alla sua volontà di andare via perché non stava avendo minuti in ottica Mondiale. Oltre al fatto, come detto, che fosse in scadenza. La società ha aspettato e abbiamo ricevuto un’offerta importante per un giocatore in scadenza e la abbiamo accettata. Senza uno dei tre punti non si poteva fare. Soprattutto per il grande rispetto che abbiamo per Morten, per quello che ha fatto per il club, per il comportamento, l’atteggiamento fino all’ultimo. Il suo desiderio era andare via e giocare. Abbiamo ricevuto un’offerta importante e l’abbiamo accettata”.
Su Baldanzi: “Sono andati via Cuenca, Stanciu, Carboni e Gronbæk ed è entrato Baldanzi. Di tutti questi, Cuenca è andato via in prestito per mettere minuti, sentirsi ancora una volta competitivo. Carboni e Albert sono rientrati dal prestito, mentre Stanciu l’abbiamo lasciato andare. Abbiamo cambiato un po’ la fisionomia e tra tutti non avevano più del 10% dei minuti giocati. Abbiamo inserito un giocatore che ha esperienza in Serie A oltre a qualità tecnica, con una capacità di difendere con intensità in tutto quello che fa in campo. E ovviamente un giocatore che non ha bisogno di tanto ambientamento, anche perché il tecnico lo conosce benissimo. Pensiamo di aver trovato una soluzione ottima sia in entrata che in uscita”.
Su Bijlow: “Leali ha fatto un lavoro da sottolineare, soprattutto perché non è facile per un calciatore giocare quando una società sta cercando un giocatore nel suo ruolo e lui lo ha fatto in maniera impeccabile. Pensiamo che oggi abbiamo una porta più completa rispetto all’inizio del mercato“.
È stato un mercato mirato e quello che mancava era la qualità, che voi cercavate. È stato un mercato dove avete smentito buona partite della piazza che diceva che avreste venduto Norton-Cuffy e Frendrup. Il tutto in un mercato che sarà con saldo negativo. Con l’uscita di Thorsby, bisogna giocare più palla a terra…
“Quello che abbiamo adesso è una duttilità che non avevamo prima, una capacità di giocare su aspetti diversi. Tutto il mercato fatto permetterà alla squadra di avere una fisionomia differente, se necessario. La nostra forza è il collettivo e sarà sempre il collettivo. Su questo collettivo, se possiamo aggiungere individualità, la nostra forza sarà sempre il collettivo. Per questo abbiamo protetto la squadra e la nostra forza è quella che abbiamo già. L’ho detto appena sono arrivato: prima di andare fuori avremmo dovuto guardare dentro. Tanti giocatori tre mesi fa non si trovavano tatticamente, ora lo fanno e prendono valore individuale e collettivo. Oggi non è facile migliorare questa squadra. Senza dimenticare che il nostro obiettivo era mettere il lato sportivo al centro del progetto”.
Sul tema rinnovi, in particolare quello di Martin: “Da qui a marzo saranno momenti importanti sui rinnovi. Non è da oggi che parliamo coi giocatori per il rinnovo. Continuiamo a farlo per chiudere qualcosa di concreto entro il mese di marzo”.
Sul viaggio in Portogallo per chiudere la trattativa Amorim: “Penso che alla fine siamo essere umani e bisogna parlarsi guardandosi negli occhi, prendere un aereo e parlare con le persone, soprattutto quando fai un investimento così importante. Non è la prima volta che sono stato in Portogallo, anche se non era uscito pubblicamente. Era il momento opportuno per accelerare la trattativa e l’abbiamo fatto con convinzione. E non è stato facile perché non eravamo l’unico club che stava cercando il giocatore, c’erano squadre che l’avrebbero lasciato lì in prestito (Lione su tutte, ma anche top club portoghesi, ndr). Senza la voglia del giocatore non sarebbe successo niente. Come metodo, è qualcosa che ho visto con il mio maestro, che è stato Luis Campos, che lavorava sempre con questa strada: lo scouting, la ricerca di talento, ma senza mai lasciare da parte la sensazione umana, che fa la differenza“.
Sulla scelta di confermare sia Cornet che Onana: “L’uscita di Thorsby ha bloccato l’uscita di Onana. Volevamo mantenere un giocatore con centimetri. È anche un giocatore con qualità, motore e ha partite in massima serie a livello alto, come nelle top five in Francia. Rappresenta una soluzione per l’allenatore. Fino ad oggi non ha minuti, ma dobbiamo fargli capire che questi cambi in rosa porteranno più spazio per giocatori come lui. E bisogna lavorare tutti insieme per essere a disposizione del mister. Cornet? Si tratta di un giocatore da Genoa, che ora sta bene e rappresenta un’opzione per il mister”.
Sugli investimenti sui giovani, in particolare sui molti 2007 arrivati in questo mese di gennaio, in particolare su Doumbia: “Per noi è importante fare investimenti a medio e lungo termine. Si tratta di un investimento a medio termine, sta dimostrando di avere intelligenza, fisicità e competitività in una categoria difficile. Abbiamo deciso di lasciarlo sei mesi in prestito per finire questa tappa della sua maturazione, ma siamo convinti di aver preso un giocatore di prospettiva alta“.
C’è qualche rimpianto?
“Ci sono sempre rimpianti. Quando inizia una nuova vita, dopo il mercato, facciamo un po’ il bilancio di tutto su tutte le operazioni che abbiamo cercato di fare. Lavoriamo sempre su più di dieci nomi per posizione per anticipare il mercato. Non sarebbe conforme non avere rimpianti. Vogliamo sempre migliorare e fare di più. Ne abbiamo, ma non posso dirveli qua”.
“Le nostre cose non cambiano in base a ciò che fanno gli altri – prosegue Diego Lopez – noi possiamo controllare ciò che facciamo noi. Il nostro obiettivo è la salvezza, abbiamo fiducia in squadra, staff e mister. I giocatori che arrivano devono ambientarsi il più rapidamente possibile e mettersi a disposizione per aiutare la squadra”.
Quanto vi ha aiutato la forza del gruppo ad aspettare il momento giusto nel mercato?
“Molto, la nostra forza è quella. Con tutte le turbolenze diventa difficile questo mese di gennaio, hanno risposto benissimo. Avevamo chiarissimo col mister cosa volessimo. Stavamo lavorando da due mesi sul mercato. Finché non lo abbiamo trovato, non siamo andati sul giocatore giusto”.
Sulle ultime decisioni arbitrali che condizionano il lavoro fatto sul mercato, come ad esempio quelle legate agli episodi di Lazio-Genoa…
“Abbiamo un grandissimo rispetto per gli arbitri, che fanno il loro lavoro come allenatori, giocatori, dirigenti. Tutti fanno errori. L’importante è comprendere gli errori e non ripeterli. Purtroppo hanno fatto errori nelle ultime partite con noi, nell’ultimo mese e mezzo, ma per me è importante la capacità di riconoscerli questi errori e non ripeterli. Un aspetto che non mi pare si sia sottolineato troppo è il fatto che, contro il Bologna, si è messo molto il focus sul rosso, ma non dobbiamo dimenticarci che nel primo tempo avremmo dovuto avere un rigore. E nel calcio, come nella vita, la cronologia è importante: un rigore al decimo o quindicesimo minuto ha un impatto sulla partita. E’ una decisione più importante rispetto ad una decisione che arriva al sessantesimo. Gli arbitri hanno ammesso che fosse rigore. Andiamo avanti, senza nessun pensiero cattivo. Ci sono arbitri con umiltà e capacità di lavorare forte per migliorare le cose”.
Sugli scenari legati a quei mercati che sono ancora aperti, come quello turco, da cui rimbalzano sirene di offerte per Frendrup: “Ci sono mercati aperti, forse si può trovare una soluzione per Siegrist e la stiamo valutando. Per il resto non si muove altro“.
Che idea si è fatto su Nuredini?
“Joi è un giocatore molto sveglio in tutto quello che fa, soprattutto negli ultimi dieci metri di campo. Questo è importante. Si allena forte e si sente già un professionista nella sua testa, ed è molto importante. Si allena con noi. Si alternerà con noi, in prima squadra, e con la Primavera: non vogliamo fargli perdere minutaggio. È importante e sarà importante per noi”.
Sugli investimenti: “Abbiamo avuto il supporto di Sucu e di Blazquez per fare ciò che abbiamo fatto nel mercato: ottimizzare la rosa, migliorare la squadra e proteggerla. Le decisioni al Genoa si prendono insieme, nella stessa direzione. Non tutte le squadre sono così, qua al Genoa lavoriamo tutti nella stessa direzione. Questo mercato è una dimostrazione di come vogliamo farlo“.
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